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Coronavirus, da Napoli l'appello dell'imprenditore Campanile: "Conte deve rivedere i decreti economici"

Giuliana Covella
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Giuliana Covella
Napoli, l’imprenditore Massimiliano Campanile: «Il Governo riveda i decreti economici e ascolti le nostre richieste»
L’imprenditore napoletano Massimiliano Campanile, hair stylist titolare di un marchio internazionale in Campania, interviene sul delicato momento economico che sta vivendo la sua categoria e più in generale dall’intero Paese. «Fino ad ora abbiamo accettato, silenziosamente, di sacrificarci in nome del bene comune - dice - Ci è stato chiesto di chiudere le nostre attività, rimanere a casa, annullare ogni tipo di contatto sociale e di limitare le nostre uscite a quelle funzioni essenziali quali l’acquisto dei farmaci e di generi alimentari». «Lo abbiamo fatto con l’orgoglio di appartenenza a un Paese di cui siamo fieri di sentirci cittadini e figli - prosegue Campanile -  con la consapevolezza di “combattere una guerra contro un nemico cattivo e invisibile” che ci ha già procurato notevoli danni morali e materiali. Quando si ripartirà, lo affermano politici seri ed economisti, ci ritroveremo a vivere uno scenario da secondo dopoguerra. Noi imprenditori siamo consapevoli di tutto questo, sappiamo anche che dovremo rimboccarci le maniche e lavorare con più meticolosità e attenzione di quando è giunta questa chiusura improvvisa». «Ma - aggiunge - per questo non abbiamo chiesto denari, finanziamenti a pioggia o qualsiasi forma di assistenzialismo, bensì l’azzeramento delle tasse per il periodo di chiusura forzata. Questo ci permetterebbe di limitare i danni solamente ai mancati incassi di questi mesi che potremmo, così, archiviare come una perdita per la nostra impresa. Però non possiamo pagare anche le tasse sui periodi di chiusura. Tutto questo ci creerebbe notevoli difficoltà, una ripartenza con un gap di passivo notevole che potrebbe costringere anche a ridimensionare l’attività con licenziamenti del personale». Poi la critica al Governo: «Prima con il decreto “Cura Italia”, poi con quello “Liquidità” non ha soddisfatto le nostre attese, non è venuto incontro alle nostre esigenze limitandosi inizialmente a un puro e semplice annuncio mediatico. Noi imprenditori abbiamo paura che questa classe dirigente ci stia prendendo in giro. Noi imprenditori abbiamo paura di non poter più proseguire le nostre attività o, nella più bene augurante delle ipotesi, di poterlo fare dovendo lasciare a casa un bel po’ di dipendenti».

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