L'editoriale

Tappate la bocca a Saccomanni. O cacciatelo

Andrea Tempestini

La scorsa settimana ci siamo occupati di Fabrizio Saccomanni. Il ministro era reduce da un’apparizione nella trasmissione di Fabio Fazio, dove tra una battuta e l’altra della Litizzetto, anche a lui era scappato di raccontare una barzelletta. «La crisi è finita», aveva detto con l’autorevolezza di chi ha passato la vita in Bankitalia. E poi, per non farsi mancare nulla, aveva anche annunciato la possibilità di vendere la Rai. Bella idea, che tempo fa fu sollecitata proprio da Libero, peccato che il proposito sia stato smentito nello spazio di una sera dal sottosegretario allo sviluppo economico Antonio Catricalà, che sulla Rai ha la delega di governo. Fin qui le gaffe della scorsa settimana, ma negli ultimi giorni il responsabile dell’Economia non ha voluto farsi mancare un altro scivolone. In missione a Londra per convincere gli investitori a scommettere sull’Italia, Saccomanni - dopo aver detto di non aver intenzione di rilasciare dichiarazioni - ne ha rilasciata una che ha provocato un mezzo terremoto. In una saletta dell’ambasciata il ministro ha buttato lì la bomba: forse non ci sono i soldi per evitare di pagare la seconda rata Imu. Una frase che è stata equiparata da milioni di famiglie proprietarie di un alloggio a un mezzo avvertimento: occhio che a fine anno vi facciamo la sorpresa e vi leviamo la tredicesima, ovvero ciò che resta dopo il pagamento delle varie addizionali.  Ovviamente, sparata in prima pagina la minaccia ha avuto l’effetto di scatenare un putiferio e di rimettere in bilico un governo che era appena riuscito a sfangare il brutto affare delle telefonate del Guardasigilli a favore di Giulia Ligresti. Con l’aggravante che, solo pochi giorni fa, da più parti l’esecutivo era stato sollecitato a non intervenire nuovamente sulla tassazione degli immobili. Essendo quello delle costruzioni uno dei settori più importanti dell’economia nazionale, manomettere in continuazione le imposte sul mattone equivale a manomettere un’azienda che da sola vale un pezzo importante del Pil. Ma tant’è. Incurante delle raccomandazioni, Saccomanni ha detto la sua, terrorizzando operatori e contribuenti costretti a fare i conti con le esternazioni del ministro. Il problema è però che, come la settimana prima, quando a smentire le dichiarazioni a proposito della Rai era intervenuto Catricalà, anche questa volta c’è chi si è incaricato di rettificare il tiro, confermando che la seconda rata Imu sarà abolita. Il primo è stato il vicepremier Angelino Alfano, ma poi a ruota lo hanno seguito anche esponenti del Pd, tra cui perfino il viceministro all’Economia Stefano Fassina. Insomma, ancora una volta Saccomanni si è fatto smentire dai colleghi. Ora, qualcuno penserà che le figuracce cui si espone il responsabile dei conti pubblici potrebbero essere affar suo: se a lui piace prendersi delle tirate d’orecchie faccia pure. Ma rimediare smentite quando si è ai vertici di un ministero delicato come quello che si occupa di bilancio, del tesoro e delle finanze non può essere un affare privato, soprattutto se si chiede ai mercati di avere fiducia nell’operato di quel ministro. Più passano i giorni e più la posizione di Saccomanni si discosta da quella del gabinetto di cui fa parte e dunque sempre più la sua posizione diventa incompatibile con quella degli altri. Come si fa ad affidare i cordoni della borsa a un tizio che un giorno sì e l’altro anche si fa mettere all’angolo dai colleghi e, anzi, spesso dai suoi vice? Questo Paese non ha bisogno di qualcuno che dichiari a vanvera (di politici canterini ne abbiamo in abbondanza). Questo Paese ha urgenza di avere qualcuno che dica le cose come stanno e se ne assuma la responsabilità fino in fondo, anche a prezzo di fare le valigie. Saccomanni è convinto che non ci siano soldi e per tale ragione non ha intenzione di ridurre le tasse? Bene. Lo dichiari chiaro e forte, senza farsi correggere, così almeno si saprà chi è per fare cassa con le imposte e chi invece intende reperire le risorse riducendo le spese. Saccomanni ritiene che il Paese si rilancia a colpi di nuove accise e di patrimoniali? Parli apertamente e almeno sapremo con chi abbiamo a che fare. Dopo di che se gli altri ministri e la maggioranza che appoggia il governo si dissociano da lui, il responsabile dell’Economia dovrà però farci la cortesia di scollarsi dalla poltrona che occupa e cambiare mestiere. Di certo, l’unica cosa che non è più sopportabile è lo stillicidio di dichiarazioni di un tecnico che poi si fa bacchettare dai politici. In questa repubblica da operetta di sceneggiate né abbiamo già tante. Non ci serve il banchiere austero che fa la comparsa in una farsa. di Maurizio Belpietro @BelpietroTweet maurizio.belpietro@liberoquotidiano.it