La linea dura paga

Francia, chiuso il caso Cassez: Florence è tornata in patria

Giulio Bucchi

  di Carlo Nicolato Lezioncina francese all’Italia che non riesce a riportare a casa i marò ingiustamente fermati in India - o il latitante Cesare Battisti. Con le cattive, battendo i pugni sul tavolo, anche minacciando, Parigi ha ottenuto la liberazione di una cittadina francese in Messico. Sarkozy non era all’areoporto ad attenderla così come aveva promesso. Era impegnato a Davos per il 43esimo forum economico mondiale. Non c’era nemmeno il presidente Hollande che per l’arrivo di Florence Cassez dal Messico ha preferito mandare il ministro degli Esteri Laurent Fabius, riservandosi di incontrare poi la ragazza in serata, privatamente. Piu di sette anni ci sono voluti per riportarla a casa, anni di servizi segreti, di intensa attività diplomatica e di grandi rotture. Anni in cui Nicolas Sarkozy, prima da ministro degli Interni poi da Presidente si è speso come in nessun altra occasione per raggiungere un obiettivo che fino a un certo punto pareva quasi impossibile, anni che adesso la sinistra d’oltralpe gli sta rinfacciando come esempio di cattiva gestione e pessima diplomazia.  La rossa (di capelli) Florence Cassez, 38 anni, era stata condannata a 60 anni di carcere con la pesante accusa di far parte di una banda di sequestratori conosciuti come gli Zodiacs, guidata dal suo ex fidanzato Israel Vallarta. L’arresto, avvenuto il dicembre del 2005 con le telecamere di Televisa, il più grande produttore di programmi in spagnolo al mondo, che riprendevano in diretta tutta la scena, fu la chiave di tutta la vicenda e perfino della sua liberazione. Solo dopo infatti si venne a sapere che quel momento fu tutta una messa in scena, perfino quando il giornalisti la intervistavano e lei magrissima rispondeva spaurita di non aver niente a che fare con tutto quello, di non essere la moglie di Vallarta e di non sapere niente dei rapimenti di cui l’accusavano.  Diritti violati In realtà Florence era stata arrestata alcune ore prima delle riprese e la verità venne fuori solo dopo una sbalorditiva condanna a 60 anni. La Corte Suprema del Messico ha alla fine  riconosciuto che Florence Cassez era invece stata vittima di ripetute violazioni dei suoi diritti fondamentali sia nel momento dell’arresto che durante il processo, e con tre voti a favore e due contrari ha deciso per la sua scarcerazione non esprimendosi però sulla sua innocenza o colpevolezza, ma aggiungendo che le violazioni commesse dalla magistratura e dai poliziotti erano talmente gravi da invalidare il verdetto del tribunale. Nel frattempo, in quei sette anni, è andato in scena quello che Le Monde ha definito, da sinistra, un pessimo spettacolo di improvvisazione ed errori ai massimi livelli dello Stato, che invece l’Ump, da destra, descrive come il vero capolavoro dell’ex presidente, e che tanti altri da entrambi gli schieramenti vedono come una grande rappresentazione di mobilitazione di politici e personaggi dello spettacolo a profusione, Alain Delon e Marion Cotillard in testa.  Probabilmente la testimonianza migliore di quello che è successo è invece riassunta dalle parole del presidente Hollande che nel ringraziare la giustizia messicana e la Francia per la liberazione della donna si è colpevolmente «dimenticato» di citare l’odiato Sarkozy, in quelle della stessa Cassez che appena scesa dall’aereo che l’ha riportata in Francia  ha ringraziato Hollande ma anche e soprattutto l’ex presidente per averla chiamata puntualmente al telefono e  per avergli salvato la vita. E anche in quelle della madre che ha aggiunto che Nicolas, ormai amico di famiglia, sbattendo il pugno sul tavolo ha avuto l’atteggiamento più giusto di fronte alle prese in giro dell’ex presidente messicano Felipe Calderon.  Va detto infatti che l’azione a muso duro di Sarko ha avuto sì l’effetto di una temporanea rottura diplomatica con il Paese centro americano, due anni fa ad esempio la Francia ha annullato le celebrazioni dell’anno del Messico, ma ha avuto anche il doppio merito di mantener ben salda la testa alta alla Francia e alla fine di riportare a casa la stessa Cassez. A Hollande il merito di aver ben sfruttato l’occasione datagli dal nuovo presidente Enrique Peña Nieto, decisamente più propenso al dialogo di Felipe Calderon.  Dimenticanze italiane Chissà se un giorno potremo dire lo stesso dei nostri politici alle prese con un caso analogo, quello dei due marò Salvatore Latorre e Massimiliano Girone, in questo momento in libertà vigilata in un altro Paese in grande crescita economica, l’India, ma il cui apparato democratico, proprio come in Messico, lascia alquanto desiderare. Vorremmo sbagliarci, ma per il momento non abbiamo visto da parte dei nostri presidenti della Repubblica e del Consiglio un impegno simile a quello di Sarkozy o di Hollande. Non abbiamo visto nessuno sbattere i pugni sul tavolo né i nostri due ragazzi ritornare a casa, se non, tanto per non smentirci mai, per le vacanze natalizie.