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Marò, l'India li ha già condannati: "Roma ci frega, Girone resta qui"

12 Agosto 2015

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I marò

I marò

L'India non cede sulle richieste italiane e continua a puntare il dito contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, «rei», secondo la controparte, di aver ucciso Valentine Jalestine e Ajeesh Pink, i due pescatori del Kerala che, nella serata del 15 febbraio 2012 si trovavano a bordo del peschereccio St Antony. La loro innocenza è stata ribadita, invece, dal team italiano, nel corso della seconda udienza che si è tenuta ieri al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo.

Il dibattimento ha preso il via con le repliche alle dichiarazioni indiane da parte del capo del team legale italiano, sir Daniel Bethlehem. «L'India - ha detto Bethlehem - fa un gioco pericoloso, ha costruito un castello di carte contro il nostro Paese e punta a continuare a esercitare la propria giurisdizione. Il diritto indiano è creativo. L'India considera i due marò già condannati». Ma si tratta di un vero e proprio controsenso perché, ha spiegato ancora Bethlehem, «i due militari non sono stati nemmeno incriminati per omicidio dalla giustizia indiana». Da ribadire, però, che «una persona non è colpevole fino a quando non viene giudicata da un tribunale legittimo sulla base di accuse di cui è stata informata in modo tempestivo e alle quali ha potuto rispondere». Il team italiano non ha alcun dubbio: «L'atteggiamento dell'India è sbagliato e pericoloso e il Tribunale non dovrebbe neanche prendere in considerazione certe affermazioni». Peraltro il capo team ha chiarito che, a differenza di quanto riportato nelle accuse dell'India, non è nemmeno accertato che gli spari letali siano partiti dalla Enrica Lexie. Quello che è certo è che i marò hanno sparato colpi di avvertimento in acqua durante quello che temevano fosse un attacco pirata.

L'altro ieri Alain Pellet, legale francese del team indiano, aveva detto che «in quel periodo del 2012 non veniva rilevata in quelle acque la presenza di pirati». Affermazione prontamente smentita proprio da Bethlehem, che ha riferito di numerosi casi registrati da altre navi. L'Italia ha proseguito quindi sulla strada del rientro in Italia di Girone e della permanenza a Taranto di Latorre, al quale è concesso un permesso fino a gennaio 2016, oltre che su quella di «far cessare all'India la propria giurisdizione illegale».
L'ambasciatore Franco Azzarello, invece, ha respinto le accuse che New Delhi aveva avanzato ieri riguardo alle presunte promesse non mantenute da parte del governo italiano: «È del tutto inaccettabile, perché gli impegni presi in India sul caso sono sempre stati onorati» e ha quindi ricordato come il nostro Paese abbia «provveduto alle necessità delle famiglie dei due pescatori uccisi». Per Azzarello è semmai «l'India a sfruttare questa situazione, con l’unico scopo di creare un pregiudizio contro l’Italia davanti all’Itlos».

Nel corso del pomeriggio è stata la volta del team indiano, che rispondendo alle accuse della controparte ha nuovamente tirato in ballo «le promesse non onorate dal governo italiano». Lo stesso Alain Pellet ha ribadito che se Salvatore Girone venisse autorizzato a rientrare in Italia, ci sono forti possibilità che non tornerebbe in India per farsi processare, nemmeno se l'arbitrato internazionale dovesse decidere che la giurisdizione sul caso dei marò è indiana. Uno dei legali ha poi ricordato che «dovevano esserci le prove inconfutabili di un vessillo pirata issato sull'imbarcazione a cui dalla Lexie si era sparato, prove poi mai pervenute all'India». Un braccio di ferro, insomma a cui New Delhi fa capire di non voler rinunciare, non muovendosi di un passo dalla sua posizione di accusa nei confronti dei due fucilieri di Marina.

L'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi ha invece spiegato che «la posizione italiana appare forte e decisa», pur facendo capire che «la strada dell'arbitrato internazionale è stata presa con estremo ritardo. Peraltro - ha chiarito -, emerge chiaramente il tipo di inganno utilizzato dall’India per arrivare poi alla colpevolezza dei due marò. A partire dalla richiesta, da parte delle autorità indiane, di far rientrare dalle acque internazionali la nave Enrica Lexie, sulla quale stavano i due fucilieri di Marina».

Il Tribunale si esprimerà il 24 agosto prossimo sulle richieste dell'Italia, lo ha annunciato il presidente del Tribunale, Vladimir Golitsyn, al termine dell'udienza.

Chiara Giannini

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Commenti all'articolo

  • luigiguida

    14 Agosto 2015 - 07:43

    Alla prepotenza di uno Stato si può rispondere in due modi: 1) Con pazienza e sopportazione 2) Con la stessa prepotenza. Possiamo abbandonare tutti gli indiani presenti in Italia nell'Oceano Pacifico su barche senza remi in prossimità dell'India in acque internazionali e contestualmente fare una incursione per liberare Salvatore Girone. Io sono per la 2a ipotesi. Si destabilizzere l' India.

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  • Deskemax

    13 Agosto 2015 - 12:10

    Boicottato ogni prodotto indiano

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  • Thunder

    13 Agosto 2015 - 08:38

    iniziamo a boicottare i prodotti dei colossi indiani... e poi in india mandiamoci Napolitano e Monti, intanto per quelle poche pisciate che ancora restano loro da espletare..... possono anche sacrificarsi

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