La risposta "halal" in risposta a Miss Mondo

Al via Miss Islam col veloSi vince solo col "lato C"

Nicoletta Orlandi Posti

Miss Mondo Musulmano contro Miss Mondo. Primo Paese islamico del globo, con oltre 207 milioni di fedeli che costituiscono l’87,18 % della popolazione, l’Indonesia si distingue da altri grandi Paesi maomettani, con la sola eccezione della Nigeria, per una particolarità: vi sono regioni dove i musulmani sono in minoranza, in tutto quattro delle 34 province. Si tratta di Nord Celebes, al 64% protestante; Papua, al 60% protestante; Nusa Tenggara Orientale,  al 54,56% cattolica; e soprattutto Bali, all’84,5% induista. E appunto a Bali gli organizzatori di Miss Mondo hanno deciso di trasferire la manifestazione in origine in agenda nella capitale Giacarta, quando un’orda di integralisti è scesa in strada a protestare contro la «maialata pornografica». Con ciò non tutto è sicuro: agli islamisti più arrabbiati questa enclave di «infedeli» non è mai andata troppo giù, il particolare che proprio grazie al fatto che non essendo infestata da forme di fanatismo anti-occidentale Bali abbia potuto diventare quel paradiso turistico che il resto dell’Indonesia si sogna malgrado bellezze paesaggistiche e culturali di prim’ordine, e per questo Al Qaeda l’ha duramente colpita per ben due volte, entrambe nella località di Kuta.  Il primo attentato fu il 12 ottobre 2002, e fece 202 morti; il secondo il primo ottobre 2005, e ne fece altri 26. L’industria turistica ne fu gravemente danneggiata e proprio questa manifestazione potrebbe essere un’occasione per riprendersi. Niente di più facile dunque che i jihadisti ci riprovino pure per il prossimo 28 settembre, giorno della finale. Per questo, un centinaio di poliziotti armati fino ai denti pattugliano gli edifici interessati dalla competizione. Comunque, la sfilata in bikini è stata abolita, e sostituita da una passerella in sarong: costume tradizionale che in Indonesia portano sia gli uomini che le donne.  Ma a alcuni non basta aver obbligato la «maialata» a traslocare, pur non arrivando necessariamente a pensare di dinamitarla. Battendo sul tempo Miss Mondo, dunque, domani proprio a Giacarta verrà eletta  Miss Muslimah World, il concorso di bellezza halal, come si dice delle cose conformi al Corano. Anche il sarong è qui considerato immorale, e invece saranno coperte dalla testa ai piedi. Unici spazi esposti, e forse è già una mostra di liberalità: mani e occhi. Però i giudici potranno decidere anche in base a altri elementi. I tre criteri in base ai quali le Miss sono stati selezionati consistono infatti nell’essere «intelligenti, alla moda e devote», e tra le prove rigorosamente on line richiesta al momento di selezionare la candidatura c’era anche un video registrato con una sessione di recitazione del Corano. Il premio, d’altronde, consiste non solo in 25 milioni di rupie, che peraltro corrispondono al cambio non propriamente fastoso di 2200 dollari, ma anche in viaggi pagati in Turchia e in India e soprattutto in un pellegrinaggio pure pagato alla Mecca.   Va detto che Miss Muslimah World in Indonesia la facevano già, ma con il clamore suscitato da questo confronto diretto con Miss Mondo quest’edizione sarà la prima ad avere anche concorrenti straniere. Non moltissime, per la verità. Su venti partecipanti in tutto ci sono infatti due nigeriane, una ragazza della vicina Malaysia, un’altra del pure vicino Brunei, un’iraniana e una bangladeshi. La promotrice è comunque a sua volta una donna di nome Eka Shanty, che tiene nelle interviste a chiarire come donna devota all’islam e coperta non debba significare necessariamente ignorante e non emancipata.  Quasi tutte le ragazze sono infatti studentesse universitarie, una è architetto, una medico, una attivista ambientale, e sarà obbligo della vincitrice lottare per i diritti delle donne.  «In molte zone del mondo islamico le donne sono vittime di conflitti e discriminazioni di genere,  Siamo impegnate a sostenerle attraverso le nostre attività», ha detto Eka Shanty. Per questo la World Muslimah Foundation ha lanciato una raccolta fondi, con l’obiettivo di arrivare a quota cinque miliardi di rupie. di Mauro Frasca