scacco a Conte

Libia, Erdogan a tutto gas spodesta l'Eni: la minaccia agli interessi italiani

17 Gennaio 2020

Libia, Erdogan a tutto gas spodesta l'Eni: la minaccia agli interessi italiani

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha palesato le sue mire sulla Libia. Lo sfruttamento di gas naturale nel Mediterraneo orientale, infatti, si configura come il pegno pagato dal governo di Fayez Al Sarraj per il soccorso militare turco nel confronto con le milizie del generale Haftar. Prima dell'intervento turco, Erdogan e Al Sarraj avevano sottoscritto un accordo in cui venivano delimitate le rispettive Zee (zone economiche esclusive) nel Mar Mediterraneo orientale. L'accordo, accolto con disappunto dai vicini regionali (Grecia, Cipro, Israele), segna una fase nuova nello sfruttamento delle risorse energetiche libiche e pregiudica gli interessi italiani. Perché?

Erdogan ha definitivamente vuotato il sacco: "Entro il 2020 inizieremo le trivellazioni nel Mediterraneo orientale alla ricerca di nuovi giacimenti di gas naturale". Nell'area marittima, ricca di idrocarburi, vengono messe a repentaglio le ricerche della compagnia francese Total, ma soprattutto le attività della nostra Eni, principale attore italiano in Libia. La minaccia agli interessi energetici italiani è fondata, come testimoniano le recenti dichiarazioni di Erdogan: "Non sarà più possibile per altri Paesi condurre attività di ricerca sismica e di perforazione senza il consenso della Turchia e della Libia nelle aree designate nell'accordo marittimo". Tutto ciò accade a 4 giorni di distanza dall'incontro tra il presidente turco e il premier italiano, Giuseppe Conte. Sorge il sospetto che il primo ministro italiano abbia tralasciato tale questione energetica, reagendo passivamente alle azioni del sultano turco. Sarebbe un duro colpo per l'interesse nazionale.