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Coronavirus, l'Europa ha sottovalutato l'emergenza: il verbale del 18 febbraio parla di "rischio minimo"

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Le colpe dell'Europa sulla pandemia da coronavirus messe a verbale. Di quella stessa Europa che tanto sta faticando per aiutare gli stati membri, Italia in primis. Lo scoop è di El Pais, il quotidiano spagnolo che ha avuto modo di leggere il verbale della due giorni di riunione del Centro Europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, l'Ecdc, che si è tenuta da martedì 18 febbraio a Solna, in Svezia. Insomma, meno di 72 ore dopo a Codogno sarebbero stati scoperti i primi casi in Italia di Covid-19; due settimane dopo l'epidemia avrebbe preso piede in tutta europa.

Ma ora si scopre che i membri del Consiglio consultivo dell’Ecdc, i tutori europei della sanità pubblica, minimizzano e ignorano i rischi del coronavirus che da lì a poco avrebbe travolto l'Europa e poi il mondo. A quel giorno nel Vecchio Continente erano stati diagnosticati 45 casi di Covid-19, tutti "importati". L’Ecdc ha studiato questi casi, ma sottolinea che le infezioni locali “sembrano essere lievi”, oltre che poche e localizzabili. L’organismo perciò classifica il rischio per la popolazione come “basso” e il rischio per il sistema sanitario come “basso o moderato”. Come sia andata a finire, lo sappiamo tutti.

"Considerano basso il rischio per la popolazione europea e non ci sono pressocché avvertimenti sulla pericolosità del virus, la necessità di provare a vedere se è già in Europa, di procurarsi i mezzi per affrontarlo, di progettare misure”, scrive El País. E ancora, i rappresentanti di Austria e Slovacchia insistono sulla necessità di non terrorizzare la popolazione. Soltanto l'esponente tedesco si diceva dubbioso sulla strategia di contenimento adottata fino a quel giorno: "Non ha funzionato fino ad oggi perché le malattie non rispettano i confini”, affermava. Insomma, tra chi ha sottovalutato la minaccia del coronavirus, in primis, l'Europa.

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