Qui Cina

Xi Jinping "è stufo": il colpo di grazia a Vladimir Putin?

Maurizio Stefanini

Anche se i media cinesi hanno poi ridimensionato la storia dell'ex-presidente Hu Jintao portato fuori di peso da due commessi durante il XX° congresso del Partito Comunista Cinese- «si era sentito male» - quel siparietto immortalato in video ha dato comunque l'idea della concentrazione di poteri cui Xi Jinping è arrivato, con la sua storica conferma per un terzo mandato consecutivo come segretario del Pcc: una cosa senza precedenti. La stessa Costituzione del Pcc, come quella della Repubblica Popolare Cinese, sono state modificate per blindare il ruolo dirigente della sua persona e del suo pensiero politico. Ma per farci cosa?

 

 

I messaggi più calorosi, dopo la rielezione, sono arrivati innanzitutto da Putin, e poi da Kim Jong-un e Nicolás Maduro. «Dal fondo del mio cuore, caro amico, le auguro nuovi successi», gli ha scritto il presidente russo. «La prego che accetti la mia più calda felicitazione», il leader nord-coreano. Mentre il presidente venezuelano ha esaltato «i nobili obiettivi cinesi». Quella tra i quattro, e altri soggetti come l'Iran o il siriano Assad, si delineerebbe dunque come una vera e propria alleanza anti-occidentale, cementata dalla comune avversione per la democrazia liberale.

Peraltro questo congresso ha anche ribadito il proposito di riannettere Taiwan, e tra le ultime prese di posizione di Pechino c 'è ad esempio sia una condanna dell'uso dei diritti umani per «violare la sovranità»; sia una rivendicazione del diritto delle sue rappresentanze diplomatiche all'estero a «prendere le misure necessarie per proteggersi» dopo che la polizia britannica ha aperto una indagine sul consolato cinese a Manchester. In cui un manifestante per Hong Kong è stato portato a forza e picchiato durante una manifestazione.

FRONTE ECONOMICO
A differenza di Venezuela e Corea del Nord, però, la Cina non ha approvato l'attacco all'Ucraina, anche se rivendica il diritto di fare qualcosa di simile a Taiwan. D'altro canto non ha neanche condannato esplicitamente la Russia, rifugiandosi all'Onu nell'astensione. Però non ha riconosciuto le annessioni dei territori del Donbass, e anzi dopo di esse ha iniziato a chiedere la fine dei bombardamenti e una de-escalation. Vero che ha colto l'occasione per fare ogni tipo di affari, dall'acquisto di petrolio e gas dalla Russia all'installazione di stabilimenti sempre in Russia al posto di quelli delle multinazionali occidentali in fuga. Però le imprese cinesi hanno evitato di sfidare le sanzioni occidentali col fornire a Mosca componenti tecnologiche, e comunque la Repubblica Popolare sta anche cogliendo l'occasione per scalzare le posizioni della Russia in Asia Centrale.

Affinità ideologica e opportunismo a parte, sembra evidente che la mossa aggressiva di Putin - il quale Putin continua a contare sull'appoggio politico e diplomatico di Pechino- abbia rotto le uova nel paniere a un progetto di espansione pacifica basato sull'economia, e il cui pilastro era quella Nuova Via della Seta che la guerra ha ridotto in frantumi. Bisogna anche ricordare che in questo momento la Cina nel Terzo Mondo ha praticamente più governi amici degli Stati Uniti, grazie alla sua facilità a dare soldi senza farsi troppi problemi di democrazia e diritti umani. Molti di questi governi hanno ora problemi per il contraccolpo della crisi innescata dall'invasione dell'Ucraina, e ad esempio il governo filo-cinese dello Sri Lanka è stato rimosso da una protesta popolare.

 

 

PROBLEMI INTERNI
Il tutto, in un quadro economico non favorevole. Dopo che il rinvio della diffusione dei dati sul Pil terzo trimestre del 2022 è stato letto come preoccupazione di non turbare la festa del XX Congresso, è stato un rapporto del Credit Suisse a segnalare un disastro per l'economia cinese. Si espanderà «soltanto di un 3,5% e 4,5%, rispettivamente nel 2022 e 2023, percentuali inferiori rispetto ai tassi di crescita del resto dell'Asia per la prima volta in 30 anni. Forse la sterzata più importante che Xi potrà effettuare dopo il Congresso sarà l'approccio del suo governo alla gestione della pandemia e l'effettivo mantenimento della politica zero Covid. Il numero di città che sperimentano restrizioni è salito da 75 il 25 settembre a 124 l'8 ottobre. E la quota a rischio del Pil della Cina è cresciuta dal 46,8% al 62,1% e potrebbe continuare ad aumentare con le autorità che lottano per contenere il virus». E ancora: «La politica zero Covid ha gravi conseguenze per l'economia non da ultimo sui consumi privati», oltre che «una seconda sfida di pari portata riguarda il settore immobiliare cinese, che si sta sgretolando sotto il peso del proprio debito». Insomma, Xi aveva bisogno di rafforzare il proprio potere. anche per affrontare meglio i problemi interni. E Putin? Per ora si mostra conciliante. Fino a quando non si sa.