Aggredita in Cecenia

Russia, la giornalista anti-Putin brutalizzata: "faccia verde", com'è ridotta ora

E' considerata l'erede di Anna Politkovskaja e forse per questo Elena Milashina, giornalista russa di Novaja Gazeta, voce critica contro il regime di Vladimir Putin e i suoi "amici", è stata aggredita brutalmente in Cecenia. Picchiata, le hanno rotto le dita e rasato la testa, ricoperta poi con un antisettico verde. La giornalista, assalita insieme all'avvocato Alexander Nemov da uomini armati, è stata anche minacciata di morte ed è ora ricoverata in un ospedale di Grozny. In una foto che circola su Twitter si vede la reporter con entrambe le mani fasciate, la testa rasata e ricoperta, insieme alla faccia, di una sostanza verde. Sembra che si tratti di un antisettico comunemente venduto in Russia e già utilizzato nel 2017 per due volte in attacchi contro l'oppositore del Cremlino, Alexei Navalny; ha effetti collaterali sia sulla pelle che agli occhi e può arrivare a causare cecità.



Aggredita, picchiata, testa rasata: com'è ridotta la Milashina, guarda il video del TgLa7
 

L'auto di Milashina e Nemov è stata bloccata da uomini armati sulla strada dall'aeroporto alla città. Secondo il Team Against Torture, i due sono stati presi a calci, anche in faccia. I loro strumenti di lavoro, fra cui i telefonini, sono stati portati via e distrutti. Gli assalitori si erano fatti dare i codici di accesso dei telefoni. Nemov ha denunciato che durante il tragitto, la loro auto è stata bloccata da tre auto. Gli aggressori, secondo l'avvocato, li hanno anche minacciati puntando loro una pistola alla tempia

La Milashina, autrice di numerose inchieste su violazioni dei diritti umani in Cecenia, fra cui quella sugli abusi e uccisioni di persone Lgbtq nel 2017, è stata aggredita poco dopo il suo arrivo nella Repubblica del Caucaso per presenziare al tribunale Akhmat all'udienza conclusiva del processo a carico di Zarema Musaeva accusata in ritorsione contro l'attività politica dei figli, entrambi oppositori e rifugiati all'estero, Abubaka e Ibrahim. Musaeva, rapita a Nizhni Novgorod nel gennaio del 2022 e portata in seguito in Cecenia, è stata condannata a cinque anni e mezzo di carcere, la pena chiesta dall'accusa. La donna, che ha 53 anni e ha gravi problemi di salute, è stata giudicata colpevole di aggressione a pubblico ufficiale e frode. La sentenza pronunciata oggi "equivale a una condanna a morte", ha commentato Abubakar Yabgulbaev.

Nel complicato gioco di specchi del regime, il Cremlino ha spiegato che l'attacco subito da Milashina e Nemov "richiede misure drastiche", secondo quanto riferito da Dmitry Peskov, portavoce di Putin. "Sono le forze dell'ordine che devono valutare l'accaduto, ma naturalmente stiamo parlando di un attacco molto grave che richiede misure abbastanza drastiche", ha detto Peskov, riferendo che Putin è stato informato dell'attacco e aggiungendo che la commissaria per i diritti umani della Russia, Tatjana Moskalkova, si sta occupando della questione.