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Macron, schiaffi, fischi e insulti: Francia, ormai è una gogna

Mauro Zanon

 Non è stato soltanto qualche settore a manifestare la propria ostilità, bensì tutto lo Stade de France. Ieri, il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, è stato sommerso da una bordata di fischi in occasione del suo discorso di apertura della Coppa del Mondo di Rugby, che si svolge in Francia (8 settembre – 28 ottobre) e che vede i padroni di casa come favoriti. L’inquilino dell’Eliseo punta molto sulla vittoria dei Bleus per rilanciarsi in termini di popolarità, alla stregua di quanto era accaduto nel 2018 quando la Nazionale di calcio francese allenata da Didier Deschamps alzò la Coppa del Mondo in Russia. Mala prima operazione di comunicazione è andata male, anzi malissimo, tanto che persino Macron è apparso imbarazzato, quando si è avvicinato al pulpito per pronunciare il suo discorso, dalla quantità di fischi. «Macron contestato e fischiato allo Stade de France davanti al mondo intero. Che gli serva da lezione», ha commentato su X la deputata della France insomise Nathalie Oziol. Sulla sua scia, il collega Bastien La chaud: «Il monarca Macron è stato copiosamente umiliato in mondovisione. Il popolo non dimentica gli insulti e la riforma delle pensioni. Ha avuto l’accoglienza che merita». L’ultimo sondaggio di popolarità dell’istituto Ifop/Fiducial per Paris Match e Sud Radio indica che il capo dello Stato francese ha la fiducia di poco più di un quarto dei francesi, 28%, e a preoccupare la macronia sono anche le rilevazioni che danno il Rassemblement national in testa alle prossime elezioni europee e Marine Le Pen favorita per diventare la prossima inquilina dell’Eliseo. «Realtà del bilancio di Macron: fischiato e contestato proprio quando Emmanuel si immagina continuare per un terzo mandato...! Questi fischi dovranno tradursi in un grande schiaffo il 9 giugno 2024 in occasione delle elezioni europee!», ha reagito Virginie Joron, eurodeputata del Rassemblement national.

 

COME UN MONARCA

È evidente che qualcosa si è spezzato irrimediabilmente tra Macron e i francesi dopo i mesi di proteste contro la riforma delle pensioni, e che l’ondata di fischi dello Stade de France è il messaggio di un popolo che si è sentito disprezzato da un presidente-monarca sempre più sconnesso dalla realtà. Negli ultimi tempi, gli episodi di contestazione si sono moltiplicati. Lo scorso aprile, in vista in Alsazia per difendere la sua politica di re-industrializzazione, è stato ricoperto di insulti e di “Macron démission”, e in febbraio, al Salone dell’Agricoltura, ossia alla fiera più importante per tastare il polso del Paese, è stato accolto da fischi assordanti e da un giovane del collettivo Dernière Rénovation che indossava una t-shirt con su scritto: “À quoi tu sers?” (A cosa servi?). A quest’ultimo, Macron, aveva risposto con un atteggiamento sprezzante che suscitò parecchie polemiche: «Lei è la dimostrazione di una forma di violenza civica. Sono eletto dal popolo francese, lei è eletto da chi?». Nel 2021, a un anno dalla sua rielezione, era già stato oggetto di incontri ad alta tensione con la Francia profonda. Sempre al Salone dell’Agricoltura, assieme ai soliti fischi, era stato colpito da un uovo mentre deambulava tra gli stand della kermesse agricola.

 

 

 

BOTTE AL NIPOTE

Nel maggio scorso a rimetterci fu addirittura un parente della moglie. Jean-Baptiste Trogneux, 30 anni, figlio di un nipote della première dame Brigitte, venne aggredito ad Amiens da un gruppo di manifestanti che partecipava a uno dei “concerti di pentole” per protestare contro la riforma delle pensioni. L'uomo, circondato da alcuni attivisti anti-governativi, venne colpito alla testa, alle braccia e alle gambe tra gli insulti contro «il presidente, sua moglie e la famiglia», come testimoniò il padre dell'aggredito. La polizia fermò otto persone per l'attacco. Brigitte denunciò «la vigliaccheria, la stupidità e la violenza» dei manifestanti. Ma l’episodio forse più emblematico è lo schiaffo ricevuto da Macron nell’estate 2021 in occasione di una trasferta nel dipartimento della Drome, seconda tappa del suo “Tour de France dei territori”. Gridando uno slogan monarchico, “Montjoie! Saint-Denis!” e aggiungendo “à bas la macronie”, abbasso la macronia, un giovane contestatore colpì Macron con una sberla. Uscito di prigione dopo quattro mesi, il giovane dichiarò: «I gilet gialli e il popolo francese si sono espressi, ma il loro parere non viene ascoltato. Molti percepiscono questa ingiustizia. Mi sono sentito coinvolto».

Lo scorso anno, durante una visita nel dipartimento del Basso-Rodano prima delle presidenziali, Macron venne fermato così da un passante: «La maniera in cui ha trattato le persone dall’inizio del suo mandato è uno scandalo. Lei è talmente arrogante, sprezzante, cinico (...). Ha assassinato la sanità pubblica. Non ho mai visto un presidente della Repubblica così incapace». Lo stesso disse al presidente che al secondo turno avrebbe Marine Le Pen, la madrina del sovranismo francese con il vento in poppa nei sondaggi di popolarità.