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Nato, Cavo Dragone nuovo comandante: scenari di guerra, cosa significa

Il lavorio diplomatico portato avanti dal governo italiano negli ultimi mesi ha portato a un risultato altamente prestigioso per le nostre forze armate. Ma anche denso di significati strategici. A quanto è stato annunciato ieri, sarà un alto ufficiale italiano il prossimo capo della Commissione Militare della NATO, destinato a subentrare all’uscente ammiraglio olandese Rob Bauer, eletto nel giugno 2021. Si tratta, in pratica, del comandante militare dell’alleanza, carica distinta da quella, civile, del segretario, attualmente il norvegese Jens Stoltenberg, che rappresenta il vertice politico-diplomatico del consesso.

 

SCRUTINIO SEGRETO

Dopo una votazione tenutasi a Bruxelles, al quartier generale della NATO, a scrutinio segreto, è andata a buon fine la candidatura, avanzata fin dalla scorsa primavera, del nostro capo di Stato Maggiore della Difesa, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, 66 anni. Entusiastico il commento a caldo del ministro degli Esteri, nonché vicepremier, Antonio Tajani, che puntava particolarmente per questo importante risultato: «È una vittoria frutto di un grande gioco di squadra a tutti i livelli dell’Italia». Tajani aveva proposto Cavo Dragone fin dal 30 maggio, ma al vertice NATO di Vilnius, fra 11 e 12 luglio, la candidatura era sembrata in qualche modo “congelata”, per poi essere rilanciata con forza a partire dal 27 agosto.

 

 

 

Cavo Dragone è capo di Stato Maggiore della Difesa italiana dal 6 novembre 2021 e in precedenza, dal 22 giugno 2019 al 5 novembre 2021, era stato capo di Stato Maggiore della Marina. Ha un curriculum invidiabile, essendo stato anche, dal 2014 al 2016, Comandante interforze per le operazioni delle Forze Speciali. Nella sua lunga carriera si è specializzato soprattutto come pilota di elicotteri imbarcati, maturando esperienza operativa, ma anche tattica e strategica, nel campo dell’aviazione navale. Ha potuto così diventare, dal 1991 al 1993, il primo comandante del Gruppo Aerei Imbarcati sulla portaerei “Garibaldi”, gli allora nuovissimi caccia a decollo verticale AV-8B Harrier II, nonché, dal 2002 al 2004, comandante della medesima nave. Dal 2005 al 2008 è stato comandante in capo dell’Aviazione Navale, passando poi a guidare il Raggruppamento Subacquei e Incursori COMSUBIN, distinguendosi quindi anche ai vertici delle forze speciali della Marina.

 

 

 

È, insomma, un “top gun” sensibile di per sé all'importanza della coordinazione interforze, specialmente tra mezzo aereo e mezzo navale, nonché all’impiego di commandos negli scacchieri più difficili. Certo, un orgoglio per l’Italia, anche se non è la prima volta che un italiano guida il vertice militare NATO. L’incarico andò già fra il 1956 e il 1957 al generale dell’Esercito Giuseppe Mancinelli. Poi fu la volta di due ammiragli della Marina, Guido Venturoni dal 1999 al 2002 e Giampaolo Di Paola dal 2008 al 2011.

Il Comitato Militare della NATO, composto da rappresentanti dei Paesi membri che devono essere generali o ammiragli a tre stelle, offre ai vertici politici la sua consulenza militare sulla base delle direttive strategiche dell’alleanza in campo convenzionale e anche nucleare. È il comitato che esprime il suo parere prima di ogni eventuale uso della forza deciso dalla NATO e dà le direttive ai comandanti strategici. In particolare, il capo del comitato «impartisce orientamenti e direttive» e fa anche da «portavoce militare anziano» dell'alleanza, in sostanza ne è l'ufficiale più autorevole.

 

PARERI E DIRETTIVE

Un italiano, per giunta un ammiraglio, ai vertici militari della NATO significa certamente che verrà dato rinnovato impulso alla dimensione marittima e aeronavale e, dal punto di vista geopolitico, allo scacchiere Sud. Al Mediterraneo, certamente, dove del resto anche i russi hanno aumentato la loro presenza navale, per non parlare della costante emergenza migranti, che possono nascondere terroristi fra le loro fila. Ma anche al cosiddetto “Mediterraneo Allargato”, sfera d'interessi italiana che ormai tocca anche gran parte dell'Africa, dal Sahel dei golpe filo-Wagner alle acque di Guinea e del Corno infestate dai pirati. Con Cavo Dragone a Bruxelles, non c'è dubbio che la NATO presterà maggiore attenzione a un’area dimenticata per troppi anni. E la sicurezza del Belpaese non potrà altro che beneficiarne.