Onda d'odio

Antisemitismo, da Parigi a Zurigo: le aggressioni contro gli ebrei

Carlo Nicolato

Del 15enne che sabato sera ha accoltellato un 50enne ebreo ortodosso all’uscita della sinagoga di Zurigo ancora non si sa nulla di ufficiale. Un copione fin troppo noto in Occidente. È stato arrestato immediatamente e, per vie ufficiose, si dice sia di origine araba e che abbia confessato di far parte della brigate Al-Aqsa, nonché di aver attaccato l’uomo in kippah in quanto è un suo dovere di musulmano. Di certo i passanti che hanno assistito alla scena sostengono di averlo sentito gridare «Allahu akbar» e «morte a tutti gli ebrei». Mentre gli inquirenti che lo hanno preso in custodia si sono limitati a dire che «non si esclude nessuna pista, compreso quella dell’aggressione antisemita». 

In Svizzera per la verità gli attacchi fisici agli ebrei sono un evento raro e quello di sabato ha scosso profondamente la città. Di conseguenza, la polizia ha intensificato i controlli e i pattugliamenti, specie della zona dove si concentrano le sedi della comunità ebraica, ma come ha detto il consigliere Jehuda Spielman «non si può dotare ogni ebreo di una guardia del corpo». Per onor di cronaca la vittima versa sì in gravi condizioni ma sembra che ora non sia più in pericolo di vita. Non destano preoccupazioni invece le condizioni del sessantenne preso a calci e pugni all’uscita della sinagoga del Ventesimo arrondissement di Parigi, un attacco che la polizia francese “sospetta” sia avvenuto in odore di antisemitismo. Gli inquirenti, che non hanno ancora trovato l’assalitore, hanno riferito che alcuni testimoni gli avrebbero sentito urlare diversi insulti etnici.

TIMORI ALL’ELISEO
Il ministro degli Interni francese, Gerald Darmanin, ha dato comunque ordine alle prefetture di polizia di tutto il Paese di «rafforzare immediatamente la protezione» delle comunità ebraiche, in particolare attorno alle scuole e ai luoghi di culto. In un post su “X”, il ministro ha affermato che l’intensificazione della sorveglianza nei luoghi frequentati dai «nostri compatrioti ebrei» ha lo scopo di evitare che vengano presi di mira proprio a causa delle «tragedie in corso in Medio Oriente». Secondo il Consiglio delle istituzioni ebraiche, in Francia il numero di atti antisemiti nei tre mesi successivi all'attacco dello scorso 7 ottobre ha raggiunto quelli dei tre anni precedenti messi insieme. I dati del ministero dell’Interno d’Oltralpe e del Servizio di protezione della comunità ebraica mostrano che nel 2023 sono stati segnalati ben 1.676 atti antisemiti, contro i 436 dell’anno precedente. Un trend simile è stato riscontrato anche in Germania e in particolare in Gran Bretagna dove, gli ultimi dodici mesi sono risultati quelli con il più alto numero di attacchi antisemiti dal Dopoguerra. E due terzi dei quali si sono verificati dopo il 7 ottobre. Ricordiamo, infine, che mercoledì scorso il primo ministro britannico, Rishi Sunak, ha annunciato lo stanziamento di 54 milioni di sterline per aumentare la protezione delle comunità ebraiche del Paese.