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Volodymyr Zelensky, ecco perché ora è solo: cosa può accadere

di Carlo Nicolato sabato 29 novembre 2025

3' di lettura

Ci sono sostanzialmente due motivi per cui il presidente ucraino Zelensky prima di ieri si era rifiutato di licenziare il suo capo di Gabinetto Andriy Yermak: il primo sono le indubbie capacità politiche di quest’ultimo, soprattutto diplomatiche, il secondo è l’amicizia che li lega. Avvocato e produttore cinematografico, Yermak ha collaborato con lo studio Kvartal 95 di Zelensky dal 2011, fornendo servizi legali. Ha anche fondato Garnet Media Group che ha prodotto film e programmi televisivi ucraini. Quando Zelensky è diventato presidente nel 2019, Yermak è stato nominato suo consigliere perla politica estera e quindi allo scoppio della guerra è stato messo a capo dell’Ufficio di presidenza, nel Paese noto come OPU. Zelensky lo ha spesso definito un manager eccezionale dichiarando pubblicamente piena fiducia nelle sue azioni. E lui ha ricambiato senza mai deludere il suo presidente. Cinquantaquattro anni appena compiuti, Yermak non è sposato e non ha figli, si dice trascorra giorno e notte nel suo ufficio in via Bankova a Kiev, dove mette il naso un po’ in tutto, non solo le cose che competono al suo ufficio. Non è ambizione politica, piuttosto fedeltà al capo. Una volta ha affermato: «Il mio unico sogno, la mia unica ambizione è essere l'ombra del presidente, essere ovunque il presidente voglia che io sia». In questi anni Yermak ha coordinato lo scambio di prigionieri con la Russia, ha partecipato ai colloqui con i rappresentanti di Trump, gli viene riconosciuto il merito di aver efficacemente disinnescato i problemi nelle relazioni tra Stati Uniti e Ucraina.

CAPACE PERÒ MALVISTO
Ma il suo potere è cresciuto troppo rispetto al suo ruolo costituzionale, la sua onnipresenza per non dire invadenza ha preoccupato non poco in patria dove si dice abbia avuto il ruolo principale nel licenziamento del popolare generale Valeriy Zaluzhny, l’unica persona che godeva di maggiore fiducia pubblica rispetto al presidente. La sua invadenza ha destato sospetto e fastidio anche nelle cancellerie degli alleati occidentali tanto da risultare inviso sia a Bruxelles che a Washington.

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ACCUSE VERE E FALSE
I critici hanno tentato di screditarlo tirando fuori fatti scomodi sulla sua famiglia, tipo casi di corruzione che riguardano il fratello o collegamenti tra suo padre e i servizi segreti russi. Nel primo caso le accuse sono state archiviate, nel secondo si sono rivelate infondate, ma nessuno ha potuto fermare l’inchiesta dell’Ufficio anticorruzione Ucraino (NABU). Nemmeno il presidente Zelensky che la scorsa estate, sentendo aria di bruciato, dopo aver fatto un provvidenziale rimpasto di governo aveva tentato di rimuovere l’indipendenza della NABU mettendola proprio sotto controllo dell’ufficio di Yermak. Il presidente fu fermato da una sollevazione popolare, ma ancora più convincenti furono le pressioni degli alleati occidentali. La Nabu è una vecchia conoscenza della Cia fin dai tempi di Biden, si era occupata del caso Burisma (quella per cui ha lavorato Hunter, il figlio poco raccomandabile di Joe) ed era stata accusata di aver avuto rapporti troppo stretti con l’ambasciata degli Stati Uniti. Ma questa è un’altra storia, l’importante è che all’ufficio anticorruzione sia stata restituita la sua indipendenza e abbia potuto così proseguire le indagini scoprendo che Ali Baba, così si faceva chiamare Yermak, è in qualche modo implicato in un enorme scandalo di corruzione che coinvolge altri elementi del governo e la compagnia energetica statale. Si parla di una casa di lusso pagata con i soldi della Energoatom, ma anche di pressioni sulle forze dell’ordine affinché incastrassero gli stessi funzionari della Nabu. Ed è così che Yermak alla fine è saltato e la terra attorno a Zelensky continua a bruciare.

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