Dopo un primo tentativo fallito a metà aprile, i giudici istruttori della Procura nazionale finanziaria (Pnf) francese sono riusciti ieri a perquisire l’Eliseo, nel quadro di un’inchiesta per favoritismo, conflitto di interessi, corruzione e traffico di influenze incentrata sull’assegnazione di alcuni appalti pubblici relativi, tra le altre cose, all’organizzazione di cerimonie al Pantheon da parte del Centro dei musei nazionali (Cmn). Le perquisizioni sono state precedute da «comunicazioni istituzionali volte a consentirne lo svolgimento», ha precisato il Pnf al Monde. Anche l’Eliseo, dopo ore di silenzio, ha reagito alla notizia, affermando all’Afp che, «trattandosi di un procedimento che non riguarda il presidente della Repubblica e considerando che erano state fornite le garanzie per consentire il rispetto dell’articolo 67 della Costituzione (che definisce il regime di responsabilità del presidente, ndr) e il segreto di Stato, la presidenza ha consentito ai magistrati di procedere con gli atti da loro richiesti». La mattina del 14 aprile, i giudici istruttori, accompagnati dai magistrati del Pnf e dagli investigatori della brigata finanziaria e anticorruzione della prefettura di polizia di Parigi, non furono autorizzati a entrare nel palazzo presidenziale. I funzionari dell’Eliseo giustificarono il divieto d’accesso con un documento in cui si affermava che l’articolo 67 della Costituzione francese garantisce «l’inviolabilità dei locali collegati alla presidenza della Repubblica».
Giustificazione contestata già all’epoca da diversi specialisti di diritto costituzionale intervistati dal Monde, poiché l’articolo 67 della Costituzione tutela «il presidente della Repubblica (nell’ambito) degli atti compiuti in tale veste», e non il luogo in cui esercita le sue funzioni, né i suoi collaboratori. L’inchiesta, aperta nell’ottobre 2025, cerca di far luce sulle condizioni in cui sono stati attribuiti alcuni appalti pubblici relativi alle cerimonie di inumazione al Panthéon di personaggi illustri della storia, della letteratura e dell’arte francese. Nel dettaglio, la polizia giudiziaria sta indagando sui contratti stipulati tra la presidenza francese e la società di organizzazione di eventi Shortcut Events. Per oltre due decenni, è stata questa stessa e unica società ad aggiudicarsi sistematicamente gli appalti, con ogni cerimonia al Panthéon fatturata allo Stato per circa due milioni di euro. L’ultima pantheonizzazione organizzata dalla società è quella del partigiano armeno e membro dei Francs-Tireurs et Partisans de la Main d’Œuvre Immigrée Missak Manouchian.
Macron, sottolineano gli osservatori a Parigi, non poteva non sapere. Ieri intanto ha sciolto la riserva l’ex primo ministro e attuale presidente di Renaissance Gabriel Attal, 37 anni, con cui l’inquilino dell’Eliseo è ai ferri corti. In occasione di un meeting a Mur-de-Barrez, villaggio di 700 anime nell’Aveyron, Attal ha infatti ufficializzato la sua candidatura alle presidenziali francesi del 2027. “Vi parlo con il cuore soprattutto oggi: io amo la Francia, amo la Francia in modo appassionato”, ha affermato Gabriel Attal. All’interno dello schieramento centrista ha già annunciato la sua candidatura anche un altro ex primo ministro macronista, Édouard Philippe, leader di Horizons.




