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Flotilla, contrappasso spagnolo: ora si convochi il loro ambasciatore

di Mario Sechi domenica 24 maggio 2026

2' di lettura

Fermi tutti! La polizia spagnola all’aeroporto di Bilbao ha manganellato i membri dell’intrepida Flotilla che ostacolavano le operazioni di sbarco.

Mentre scrivo (sono le 21:00) sulle agenzie di stampa non c’è un refolo di reazioni politiche. Zero, niente, nulla. Mi correggo, c’è un geniale commento del ministero degli Esteri di Israele che su X percula Pedro Sanchez chiedendo «al governo spagnolo di fornire spiegazioni sul trattamento riservato agli anarchici della Flotilla». Il boomerang della politica è perfido, soprattutto con chi ha la faccia di bronzo.

Ripeto, a beneficio della polizia morale della sinistra pro-Pal: il ministro israeliano Ben Gvir è un hooligan politico, un tricheco istituzionale, ma vogliamo parlare dei flotillanti? Che siano gli utili idioti di Hamas, l’ho già detto e scritto infinite volte, va aggiunto che sono dei teppisti, dei manipolatori, dei bugiardi, degli ignoranti, dei fanatici, specialisti della messinscena. Siccome su Israele il kretinetto europeo, sorvolando sulla realtà del terrorismo jihadista, ha aperto una vergognosa caccia all’ebreo, ora mi aspetto qualche parola sul pestaggio di Bilbao.

Attendo con trepidazione la convocazione dell’ambasciatore spagnolo alla Farnesina, che l’hombre della Castiglia dia immediate spiegazioni sul «trattamento inumano». Non ci sono italiani, quindi non si può fare? Dettagli diplomatici, si sottovalutano le affinità elettive del gruppo, basta guardarli in faccia, annusare, per beccare un parente iberico del Carotenuto pentastellato, ci sarà sicuramente tra i gitanti un «Carotenudos» che mangia Tapas a sbafo e si lamenta della «tortura» mentre gli scappa un rutto, la sua massima espressione linguistica. Questa storia è una perla: la politica è già spiaggiata, con l’indice sul menù che punta all’impepata, di cozze, il vuoto mediatico è totale. Con un bagliore arriva il contrappasso del manganello spagnolo, si dissolve la retorica e appare il «doppio standard»: se lo fa Israele è «tortura» e scatta la vibrante protesta contro «lo Stato criminale», se lo fa la Spagna del compagno Sanchez è «ordine pubblico» e cala il silenzio.

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