L’operazione militare contro l’Iran ha ormai superato i confini di un intervento limitato e si è trasformata in una crisi regionale di più vasta portata. È questo il messaggio lanciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto durante il suo intervento davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, nel corso dell’audizione dedicata alle missioni internazionali dell’Italia.
Secondo Crosetto, gli ultimi sviluppi dimostrano che Teheran mantiene ancora una significativa capacità militare e continua a rappresentare un attore centrale negli equilibri strategici del Medio Oriente. «L’operazione militare contro l’Iran ha assunto una dimensione più ampia e Teheran ha dimostrato di essere in grado di condurre attacchi missilistici di ampia portata verso Israele e non solo», ha dichiarato il ministro. Le parole del titolare della Difesa arrivano dopo i recenti attacchi missilistici attribuiti all’Iran. Crosetto ha evidenziato come gli arsenali militari iraniani non siano stati neutralizzati, sottolineando che «gli attacchi di domenica scorsa hanno colpito Israele con oltre 30 missili balistici», confermando la capacità operativa delle forze di Teheran.
Nel suo intervento, il ministro ha inoltre sottolineato la capacità dell’Iran di adattarsi alle nuove condizioni del conflitto. Secondo l’analisi del governo italiano, Teheran avrebbe tratto insegnamenti dalla cosiddetta “guerra dei 12 giorni”, modificando le proprie tattiche militari e rafforzando la resilienza delle proprie strutture operative. Tra gli elementi che avrebbero contribuito a questa capacità di resistenza figurano la dispersione delle forze sul territorio e una maggiore autonomia dei diversi settori della catena di comando.
Crosetto ha poi richiamato l’attenzione sulle conseguenze geopolitiche della crisi. L’Iran è riuscito a mantenere una posizione di forza nei negoziati internazionali grazie a due fattori principali: il caos regionale generato dall’espansione delle tensioni nei Paesi vicini e le ripercussioni economiche globali derivanti dalle minacce al traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio energetico mondiale. Il ministro ha infine osservato che quella che inizialmente era stata presentata come un’operazione militare circoscritta, finalizzata a contrastare il programma nucleare iraniano e a limitare l’influenza degli attori armati sostenuti da Teheran nella regione, si è progressivamente trasformata in una crisi che coinvolge l’intero Medio Oriente.