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Unione Europea, così vengono buttati 30 miliardi nei Balcani: dentro tutti, macedoni e kosovari

Andrea Morigi
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A Bruxelles non tutti si lasciano prendere dalla frenesia di inglobare albanesi, bosniaci, kosovari, montenegrini, macedoni e serbi perché diventino cittadini europei alla stregua di italiani, tedeschi e francesi. La Germania, con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in testa, e l'Italia, in particolare, premono per l'allargamento a Est, ma Parigi frena insieme ad altri Paesi membri. Gli Stati balcanici, obiettano gli scettici, sono ancora troppo disallineati e non soltanto dal punto di vista economico, rispetto agli standard dell'attuale blocco dei 27. C'è parecchia strada da fare nei campi legislativo e dell'anti-corruzione, della lotta al crimine, del funzionamento delle istituzioni democratiche e della libertà di stampa.

 

 

Perciò, la dichiarazione concordata ieri tra i leader europei e gli omologhi dei Balcani occidentali dal vertice che si è tenuto ieri a Brdo, in Slovenia, ha il tenore del compromesso. L'Ue pur ribadendo «il suo inequivocabile sostegno alla prospettiva europea dei Balcani occidentali» e accogliendo con favore «l'impegno» dei Paesi della regione «nei confronti della prospettiva europea, che è nel nostro reciproco interesse strategico e rimane la nostra scelta strategica condivisa», riconferma anche «il suo impegno per il processo di allargamento e le sue decisioni prese al riguardo, basate su riforme credibili dei partner, su una condizionalità equa e rigorosa e sul principio dei propri meriti». «Per promuovere ulteriormente i nostri interessi comuni - si legge nella parte finale della dichiarazione - esprimiamo la nostra disponibilità a rinvigorire e migliorare il dialogo politico regolare con la regione» e «attendiamo con impazienza il prossimo vertice, che si terrà nel 2022», hanno concluso i leader.

L'incentivo ritenuto più efficace a spianare la via è economico. Si tratta di «un consistente pacchetto di investimenti che mobilita 30 miliardi di euro per la regione nei prossimi sette anni, di cui 9 miliardi di euro in sovvenzioni finanziamenti e 20 miliardi di euro di investimenti, grazie al nuovo strumento di Garanzia per i Balcani occidentali». Sembra procedere un po' più speditamente, anche se provocando incomprensioni con i vertici della Nato, il progetto di difesa europeo. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, annuncia che «l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, presenterà una prima bozza della Bussola strategica nel novembre 2021. Ci torneremo a dicembre. La sosterremo a marzo in occasione del nostro Consiglio europeo ordinario sulla difesa. Nel frattempo, procederemo sui diversi binari esistenti nel campo della difesa e della sicurezza».

 

 

E su questo obiettivo, Francia e Germania sono già d'accordo da tempo. Anche Mario Draghi insiste sulla necessità di accelerare su una difesa e una politica estera e di sicurezza comune: «Non abbiamo tempo». E nemmeno soldi, a quanto pare. In questo caso, infatti, mancano anche le risorse finanziarie, come osserva il premier sloveno, Janez Jansa, presidente di turno del Consiglio Ue: «Se mettiamo insieme i bilanci della Difesa dei ventisette Paesi Ue sono cinque volte il bilancio della Difesa dell Russia o della Cina ma affrontiamo problemi nel campo dell'inter-operabilità. Non abbiamo un accordo sulla cooperazione rafforzata, sulla creazione della capacità difensiva dell'Ue».

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