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Gli Usa difendono i propri interessi mentre l'Ue resta paralizzata

Oggi, con il lento ritrarsi degli Stati Uniti dalla scena europea, l'Europa ha disturbi di linguaggio e, ahimè, pur di movimento
di Giulio Sapelli mercoledì 27 maggio 2026

2' di lettura

Mi stupisco dell’udire attorno a me gli alti lai di coloro — e son la maggioranza degli esseri pensanti (e pensate al resto...) i quali si stupiscono del fatto che gli Stati Uniti antepongano ciò che decidono essere di volta in volta — anche oggi, in questi perigliosi orizzonti di guerra — i loro precipui interessi rispetto a quelli che costruirono loro stessi dopo la Seconda Guerra mondiale. Mi riferisco agli interessi europei che da circa un trentennio — gli anni del cosiddetto unipolarismo, magnificamente descritti e interpretati dal mio maestro David Calleo — hanno deciso che a definirli dovessero essere gli europei medesimi, via via sottraendo loro a piccole dosi il sostegno militare diretto. Una strategia che è esplosa con la guerra di aggressione russa all’Ucraina e al sistema di potenza mediterraneo-baltico-jagellonnico dopo il fallimento del trattato del 2014, che è sfociato nell’aggressione imperiale a quelle terre tormentate. È la questione gestita e vissuta e descrivibile come: questione Nato.

Che altro non è se non la ripetizione, sotto ben altre forme — che tutto sempre muta, come eternamente diceva Talete — dell’abbandono traumatico che Wilson fece dell’Europa dopo Versailles, e dei guai che ad essa avevano provocato Wilson e i suoi sodali Beneš e Masaryk: i quali, se diedero vita alla Società delle Nazioni, scomparso che fu Wilson — sfiduciato dal Congresso e dagli elettori nordamericani — di quella organizzazione ben poco rimase, ma assai (e che assai) dell’inviluppo di nazioni e risentimenti e di prodromi di guerre che il provocato crollo dei tre imperi — zarista, ottomano e austro-ungarico — ingenerarono.

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Oggi, con il lento, implacabile ritrarsi degli Stati Uniti dalla scena europea (per andar dove, questo non si è ancora ben capito), una situazione simile a quella post-Versailles tende a riprodursi nella paralisi di un’Europa che ha disturbi di linguaggio e, ahimè, pur di movimento. Momenti terribili. E Trump non pare sia all’altezza di un tale immane compito. Ma non dimentichiamo che il presidente americano da solo fa meglio degli affollati amici cinesi e russi con la maschera pakistana, che da ogni parte gli fanno la corte.

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