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I 5 Stelle al concorsone per consiglieri

Se i deputati grillini cercano di farsi assume a vita alla Camera

30 Dicembre 2019

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Pentastellati alla Camera

M5S al concorso per consiglieri

Quando si dice che i deputati grillini sono messi ostinatamente al bando dalle istituzioni è, oggi, una livida verità.

Naturalmente s’intende il “bando di concorso per 30 posti da consigliere parlamentare a Montecitorio" appena uscito che, in queste ore, sta trasformando la base dei parlamentari peones dei 5 Stelle in una sorta di balena impazzita dentro una pentola a pressione. I pentastellati duri e puri sono incazzatissimi per i compagni meno ortodossi che si stanno apparecchiando il futuro proprio in quei “palazzi del potere” che volevano distruggere. Non che abbiano tutti i torti, anzi (i duri e puri, non i meno ortodossi).  Recita, infatti, l’appena uscito “Calendario della prova preselettiva” del suddetto concorsone: “I candidati che non hanno ricevuto comunicazione di esclusione dal concorso (finora nessuno, ndr) sono tenuti a presentarsi il 21 gennaio per sostenere la prova selettiva nel luogo, nei giorni e nelle ore di convocazione  di cui sopra, muniti del documento di riconoscimento”; ed ecco che un drappello di deputati 5 Stelle si stava preparando già, con felpata nonchalance, a mettersi diligentemente in fila all’ingresso nord della Fiera di Roma per partecipare alla selezione di 50 posti su 25mila candidati, sfruttando probabilmente le corsie preferenziali interne a cui di solito adiscono coloro che già sono dipendenti dell’ente. 
Senonché prima il Secolo d’Italia -spinto dalla denuncia del questore della Camera, il fratello d’Italia Cirielli- poi una furente Giorgia Meloni, hanno gridato allo scandalo per una selezione i cui partecipanti deputati -tutti 5 Stelle- saranno giudicati da una commissione presieduta dallo stesso Roberto Fico, presidente pentastellato dell’emiciclo stesso, nella cornice di un formidabile conflitto d’interesse. E lì è scoppiato il primo bubbone. Si pensava che il Presidente della Camera sguainasse l’alabarda, fermo nella sua etica d’acciaio; invece s’è limitato ad affermare l’inopportunità della circostanza: “Auspico quindi che i colleghi che avessero eventualmente presentato domanda di partecipazione ai concorsi già banditi vi rinuncino e che non vi siano candidature di deputati per i concorsi che saranno via via deliberati”. Naturalmente, allo stato dei fatti, di grillini rinunciatari neanche l’ombra. Ed ecco il secondo bubbone. Nel Movimento già hanno il problema dei transfughi verso la Lega; di Paragone pronto a far saltare tutto come nella congiura delle polveri; di Fioramonti che un colpo di lombi molla il dicastero dell’Istruzione forse per piazzare un bazooka contro Di Maio; di parecchi parlamentari che non pagano più la quota a Rousseau. Figuriamoci come hanno preso gli onorevoli ligia al dovere, la giustificazione del collega Gianfranco Di Sarnio eletto in Campania nel collegio uninominale,  imbucatosi zitto zitto nel concorsone: “Ho un’amica con cui spesso partecipo ai bandi e magari mi ha iscritto lei. Molto spesso mi iscrive a concorsi a cui non partecipo. Ma non ce l’ho con lei perché sicuramente l’ha fatto in buona fede”. Non ce l’ha con lei. Io, però, io m’immagino l’affannata amica di Di Sarno che, nei ritagli di tempo, sudatissima, presa da affetto compulsivo, sfoglia con attenzione la Gazzetta Ufficiale per inscrivere il deputato ad ogni bando della Repubblica, dal quello di ragioniere dello Stato a quelli di usciere. Ma, transeat. 
Certo, il concorsone in questione non è una passeggiata, richiede conoscenze di “diritto costituzionale, storia d'Italia dal 1848 ad oggi; diritto e procedura parlamentare; diritto amministrativo; politica economica; diritto civile; diritto dell'Unione europea”. Però ti sistema a vita, lo stipendio la location e la paga -da 40mila a 300mila euro l’anno- ne valgono la pena. Averlo saputo prima ci avrei provato anch’io. Però io non sono un deputato della Repubblica. E sta proprio qui il busillis. L’affidare il proprio destino, specie per chi sarà costretto a tornare alla vita civile senza lavoro, arte né parte (come molti dei pentastellati) ad un concorso interno sotto un'ala amica, per un contratto a tempo determinato, è umano e comprensibilissimo. Ma se, al solito, l’avessero fatto “gli altri” quanti vaffanculo si sarebbero levati al cielo di Montecitorio?.... 

di Francesco Specchia


 
 

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