Dal primo carburatore, il REX, nel 1933 ai sistemi per la mobilità di oggi. Andrea Dell’Orto racconta una storia familiare che ha attraversato tre generazioni restando in Brianza e aprendosi ai circuiti e ai mercati di mezzo mondo.
Nel 1933, a Seregno, in Brianza, la famiglia Dell’Orto inizia a produrre carburatori. Un’officina, con pochi addetti, compresi i tre fondatori, fatta però di tanto lavoro manuale e ingegno. Nessuno di loro forse avrebbe immaginato che, in meno di un secolo, quel marchio sarebbe finito su moto e auto capaci di vincere negli anni oltre 500 titoli mondiali tra piloti e costruttori. Oggi DELLORTO è una realtà industriale che mantiene le sue radici forti in Brianza e vanta un’importante presenza globale. Circa 350 le persone che lavorano nello stabilimento integrato di Cabiate (CO), dove convivono fonderia, lavorazioni meccaniche, assemblaggio e controlli finali. Anche in India, dove DELLORTO è presente da vent’anni, l’azienda ha sviluppato una piattaforma industriale di primo piano. Stabilimento con standard allineati a quelli italiani, dove lavorano 650 collaboratori e il 92% di quanto prodotto è destinato al mercato interno, come avviene ad esempio peri corpi farfallati, componente per il quale DELLORTO detiene una quota vicina al 20% del mercato locale.
In Cina invece l’azienda ha sviluppato una presenza mirata. Attraverso realtà locali ha cominciato da diversi anni a produrre fuel module, prodotto non presente in precedenza in portafoglio e ha avviato poi anche l’attività nel mercato delle batterie, dove annovera tra i clienti anche primari costruttori del segmento motociclistico.
Accanto al mondo dei carburatori, della gestione motore e delle batterie, negli anni si sono via via aggiunte elettronica, software ed elettronica di potenza. Un know-how accresciuto anche grazie all’ingresso nello scorso anno, con una quota del 53%, nell’azienda emiliana Arca Tecnologie.
Ne parliamo con Andrea Dell’Orto, vicepresidente esecutivo del gruppo.
Se potesse entrare in quell’officina di Seregno del 1933, che cosa riconoscerebbe subito di voi e che ritrova anche oggi?
«Oltre al nome, diventato poi un brand, ritroverei la concretezza, l’ingegno, ma anche la visione. Allora c’erano pochi addetti, strumenti di lavoro semplici per quanto attuali ma soprattutto tanta manualità. Oggi abbiamo stabilimenti all’avanguardia, linee automatizzate e software. Ma il ruolo delle persone è centrale. L’idea di fondo è la stessa. Fare bene, con scrupolo, una cosa che comporta un alto livello di tecnica. Certamente riconoscerei poi il carburatore, il nostro primo prodotto che ci ha contraddistinto nel mondo».
Il carburatore resta un pezzo forte del vostro DNA. Che ruolo ha oggi?
«È il cuore da cui siamo partiti, ha accompagnato decenni di gare e di produzioni in serie e continua a essere richiesto in diversi mercati e per diversi utilizzi. Da quella base solida però, come detto, non ci siamo fermati e abbiamo continuato a sviluppare e a innovare. Il PHDG, l’ultimo nato tra i carburatori DELLORTO, è un buon esempio di questo. Non una versione aggiornata di un prodotto storico ma un carburatore riprogettato per le esigenze di oggi con materiali, geometrie e funzionalità pensate anche per i campionati e i motori anche più attuali.
Essere un’azienda familiare dopo quasi un secolo è più una forza o una responsabilità in più?
«Ritengo sia una forza perché ci sprona a guardare lontano. Le scelte di oggi ricadranno anche su chi verrà dopo di noi, in azienda come in famiglia. La lungimiranza è la chiave. Questo obbliga a ragionare in termini di continuità, investimenti oculati e nel costruire relazioni durature. È poi certamente anche una responsabilità. Perché l’azienda per noi non può essere solo una somma di voci di bilancio. Parliamo di centinaia di persone, di storie professionali, di un territorio che ti conosce e riconosce per nome».
Il legame con il motorsport è una costante nella vostra storia. Che cosa vi ha insegnato la pista?
«La pista è stata ed è una grande scuola oltre che una grande vetrina per noi. Vincere oltre 500 titoli mondiali con i nostri prodotti significa aver lavorato a lungo in condizioni al limite, dove non c’è spazio per l’approssimazione. In gara ogni componente deve performare al meglio sempre, tra temperature, vibrazioni e sollecitazioni molto diverse da quelle dell’uso quotidiano. Oggi questo mondo vive dentro la denominazione DELLORTO 4RACING, che coordina la presenza nelle competizioni, la collaborazione con i team e la partnership».
Come si concilia questa vostra spiccata cultura racing con le sfide della nuova mobilità?
«Non sono mondi troppo distanti. Il motorsport insegna a guardare i dati, reagire in fretta e puntare sull’affidabilità. Qualità che servono quando si sviluppano sistemi per motori sempre più efficienti o per applicazioni elettrificate. L’ingresso di DELLORTO in Arca Tecnologie, ad esempio, ha portato in azienda competenze avanzate, totalmente Made in italy, nell’elettronica di potenza. Cioè nel cuore dei sistemi per motori elettrici e batterie».
Cosa rappresenta oggi la Brianza per voi?
«La Brianza è dove siamo nati e nel quale continuiamo a lavorare e crescere. È un territorio in cui la manifattura è parte della storia e dell’identità. Nel nostro caso officine, fornitori, professionalità e competenze che si sono formate nel tempo.
Avere una filiera vicina, che parla il tuo stesso linguaggio, è un vantaggio concreto. Cosa che impone nella nostra visione di azienda/famiglia anche il dovere di restituire qualcosa al territorio. Sostenendo progetti sportivi, sociali, partecipando alla vita delle associazioni locali. Crediamo nella forza di un territorio che aiuta le persone a vivere e a suo modo anche a lavorare anche meglio».
Guardando a questo 2026, che cosa si augura per DELLORTO e perle imprese familiari italiane?
«Per DELLORTO mi auguro di vedere confermato un percorso fatto di investimenti e scelte coerenti. Per le imprese familiari italiane l’augurio è di continuare, per quanto non sia mai semplice, ad unire radici e apertura al mondo. Mantenere la propria identità è cruciale, come lo è apprendere nuove competenze e guardare ai mercati globali. In azienda usiamo l’espressione “DELLORTO 4FUTURE” per riassumere questa idea, quella di custodire la nostra storia e continuare a costruire valore per l’Italia, portando questa qualità anche nel mondo.




