Cerca
Logo
Cerca
+

Magistratura, processo rinviato da luglio a ottobre: "Devo recuperare lo stress da ferie"

Francesco Specchia
  • a
  • a
  • a

Più che giuridico, trattasi di un problema psicologico: nelle afose notti estive, reduce da stress da vacanza, nel tentativo di riadattarsi all'ambiente insalubre del tribunale, e prendendo un «periodo cuscinetto per aver tempo di scrivere le motivazioni di sentenze già emesse», la dottoressa Arianna Carimati ha deciso di farsi, in pratica, tre mesi di ferie. Carimati è una dei cinque giudici togati del Tribunale di Varese, che - proprio mentre infuria la polemica sulla riforma Cartabia - ha già smesso di timbrare il cartellino e tornerà a lavorare a settembre. Lasciando atterriti avvocati e operatori del settore; anche perché la 1° sezione Civile, in cui la magistrata opera, si occupa prevalentemente di diritto di famiglia; materia che notoriamente non prevede la sospensione dei termini feriali.

 

 

IL CUSCINETTO
Ma, transeat. La giudice, beninteso, rispetta la legge. Nella fattispecie cita esattamente una "raccomandazione" del Csm del 20.04.2016; e la interpreta estensivamente. Scrive infatti, Carimati, a motivazione dello slittamento di una sua udienza di metà luglio, slittata a metà ottobre: «Il periodo di ferie deve essere del tutto effettivo ed assicurare il pieno recupero delle energie psicofisiche», ragione per la quale va assicurato sia per gli uffici giudicanti, sia per quelli requirenti, un congruo periodo di avvicinamento al godimento delle ferie dedicato al deposito di provvedimenti ed atti e all'esaurimento delle attività in corso (cd periodo di distacco, già periodo "cuscinetto") ad un periodo analogo di rientro, onde consentire l'adeguato studio e preparazione delle udienze e delle altre attività fissate (cd. periodo di rientro, già periodo A sinistra, il documento con cui la giudice Arianna Carimati posticipa l'udienza. Sottolineate in giallo, le motivazioni "cuscinetto")».

 

 

Questa cosa del «periodo cuscinetto» prima e dopo le ferie va alla grande tra i magistrati. Nel 2019 servì ad allungare le loro vacanze di due settimane in più di ferie autostabilite (ma sotto un'altra dicitura), e ripristinò le ferie dei magistrati già tagliate dell'allora premier Matteo Renzi nel 2014 - da 45 a 30 giorni-. L'Anm, furiosa, a quei tempi, si spinse a dichiarare che il taglio delle ferie condannava il lavoro del magistrato alla "burocratizzazione": «Con il rischio di una transizione dal modello lavorativo professionale, che valorizza come si lavora, a quello impiegatizio, che valorizza quanto si lavora». La conclusione era che, se si voleva salvare la democrazia dalla barbarie era necessario allungare le villeggiature dei magistrati, e tornare ai vecchi 45 giorni l'anno. E Piercamillo Davigo allora in Cassazione aggiunse: «Perché il nostro datore di lavoro deve tagliarci le ferie senza neppure consultarci? E perché far credere che il disastro della giustizia dipenda dalle nostre ferie, quando siamo i giudici che lavorano di più in Europa?». Davigo diede anche una sua interpretazione della norma renziana: «Hanno introdotto un articolo 8bis per cui le ferie sono di 30 giorni ma non hanno abrogato l'articolo 8 per cui le ferie sono di 45 giorni». Contandole due settimane necessarie per scrivere le sentenze e lealtre due per studiare il nuovo processo, «i giorni di ferie diventano 75»; e, in punta di diritto proprio a Libero l'ex pm fece intendere che, quando si tratta di ferie dei magistrati e non solo, il legislatore è un dilettante.

L'AVVISO DELLA UE
Ovviamente la maggioranza dell'opinione pubblica - che, a malapena gode di ferie di al massimo di 15 giorni - si scandalizzò; e la libera stampa registrò il risentimento. E molti sbandierarono i dati della Commissione europea che smentivano Davigo, gli stessi dati con i quali l'Europa stessa ora ci chiede la riforma strutturale della giustizia in cambio dei finanziamenti del Recovery Fund. Ma, tornando alla delibera sul monte-ferie dei magistrati, lo scandalo si è naturalmente sgonfiato. Dopo tre anni siamo alla stessa direttiva, imperturbabile, implacabile, mai modificata, stavolta brandita dalla dottoressa Carimati, una 31enne togata di Monza. La dottoressa così giovane ha già capito tutto. Mentre nel già affollato Tribunale di Varese si affastellano le cause e aumenta la mole di lavoro e molti suoi colleghi, esausti, ci mettono perlomeno la buona volontà, lei si gode le sue meritate e assai dilatate vacanze...

 

 

Dai blog