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Concorsopoli, spunta il nome della sorella del pm di Firenze. Stop alle indagini

Paolo Ferrari
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«L'ottavo piano non condivide», avrebbe detto il pm fiorentino Tommaso Coletta ai finanzieri che volevano intercettare Lucia Turco, ex direttrice sanitaria dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi, dallo scorso anno promossa al vertice dell'Agenzia regionale di sanità della Toscana, ma soprattutto sorella di Luca, il procuratore aggiunto a Firenze noto alle cronache per condurre le indagini sulla Fondazione Open di Matteo Renzi. «L'ottavo piano» per gli addetti ai lavori è il termine usato per indicare l'ufficio del capo della Procura di Firenze, incarico ricoperto fino all'altra settimana da Giuseppe Creazzo. La circostanza è emersa nei giorni scorsi durante la testimonianza del luogotenente della Guardia di Finanza Daniele Cappelli nell'ambito di un procedimento disciplinare al Csm nei confronti di un pm di Firenze.

Nel 2018 le Fiamme Gialle avevano avviato una maxi inchiesta, ribattezzata senza molta fantasia "Concorsopoli", che metteva nel mirino le modalità di selezione di diversi docenti dell'ateneo fiorentino. Il procedimento, per la cronaca, era nato dalla denuncia di uno degli esclusi.

 

 

PROCEDURE IRREGOLARI - Il 9 giugno di quell'anno, dopo aver raccolto diversi elementi, i finanzieri decisero di depositare in Procura un'informativa in cui segnalavano diverse irregolarità nella procedura di selezione per un posto da ordinario all'interno del dipartimento di otorinolaringoiatra. La Commissione d'esame, composta da quattro medici, fra cui la dottoressa Turco, sarebbe stata "eterodiretta" ed il vincitore scelto a tavolino. I finanzieri chiesero allora a Coletta, titolare del fascicolo, di poter intercettare i quattro medici. Il pm, però, decise di procedere solo nei confronti di due componenti di "minore" spessore, lasciando fuori la dottoressa Turco ed il presidente della Commissione.

Cappelli, che era l'estensore dell'informativa, cercò di capire dai suoi capi, i colonnelli Adriano D'Elia e Pasquale Sisto, il motivo di tale decisione, ottenendo come risposta che Lucia Turco fosse la sorella del procuratore aggiunto. Passò qualche giorno e Cappelli tornò in Procura per riproporre una richiesta di intercettazione, questa volta ambientale, nell'ufficio della dottoressa Turco che da lì a poco avrebbe incontrato un soggetto d'interesse investigativo. Prima di formalizzare la richiesta, i suoi capi gli dissero di anticiparla «oralmente» a Coletta.

 

 

«MA NON HA CAPITO» - «Ma allora non ha capito? La sorella di Turco non la intercetto», avrebbe però risposto il pm, poi promosso procuratore a Pistoia, a Cappelli. Il luogotenente, «spaventato» e temendo una reazione da parte di chi gli aveva consentito di iniziare l'indagine, replicò al pm: «Se continuiamo così, ci manda a Genova (Procura competente per i reati commessi dai magistrati fiorentini, ndr)».
«Guardi che non pensi che non l'abbia ponderata, diremo che l'abbiamo fatto per mantenere il riserbo dell'indagine», fu la risposta di Coletta.
Gli animi si sarebbero surriscaldati al punto che Coletta avrebbe poi aggiunto: «Sa cosa fa? Ci vada lei dal procuratore a chiedere di intercettare la sorella di Turco!».
Rientrato in caserma, Cappelli scrisse una relazione di servizio su quanto accaduto.
Relazione «irricevibile» per i suoi capi.
«Mettersi contro i magistrati è pericoloso. Non vuoi che ti trovino un reato? Poi scatta il trasferimento», gli avrebbero detto D'Elia e Sisto.

IL PRECEDENTE - Su questo aspetto c'era stato un precedente, quello del colonnello Rossi, responsabile della sezione della Finanza al palazzo di giustizia di Firenze che aveva fatto indagini su un medico, Giuseppe Spinelli, amico del procuratore Creazzo, e quindi era stato trasferito ed indagato. Il 27 giugno successivo Cappelli venne convocato da D'Elia che gli mostrò una nota di Coletta con cui si disponeva la cessazione delle indagini in quanto gli elementi raccolti «erano esaustivi». Coletta aveva anche rappresento a Creazzo che Cappelli avrebbe minacciato di denunciarlo in occasione del loro ultimo incontro. I superiori del luogotenente gli ordinarono allora di «riscrivere» la relazione di servizio, disponendo poi il suo trasferimento ad un ufficio che si occupava delle verifiche degli scontrini per evitargli «ulteriori conseguenze» con il procuratore. Per non farsi mancare nulla, scattò per Daniele Cappelli il divieto di entrare in Procura, con l'avvertimento di non parlare con i colleghi che nel frattempo erano stati chiamati a gestire il fascicolo al suo posto. «È la verità, e lei fa bene a dirlo», è stato il laconico commento di David Ermini al termine della deposizione del finanziere, particolarmente provato.

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