In Spagna

Ecco i corsi per prostituteLa risposta alla disoccupazione

Roberto Pellegrino

  «Hai un bell’aspetto curato? Sei carina e sei alla ricerca di un lavoro sicuro e ben remunerato? Questa è la tua occasione: ti offriamo un corso di “prostituzione professionale”». Ciò che in Spagna non è riuscita a fare l’audacia di qualche imprenditore in cerca di visibilità, è riuscita la necessità di avere uno stipendio in tempo di crisi. E non si tratta di uno scherzo, considerato lo stato del mercato del lavoro: milioni di posti vaporizzati in meno di due anni, l’ingresso in recessione e il tasso dei disoccupati che segna un nuovo record: il 24,4%, di cui il 49% tra i 18-25 anni.  L’annuncio, destinato a ragazze e ragazzi maggiorenni, è apparso sulle bacheche dell’università di Valencia e su vari quotidiani e recita così: «Offriamo una completa formazione teorica e pratica per una professione che è presente da sempre in tutto il mondo e che vi permetterà di ottenere in modo rapido e facile molto denaro». Insomma, una cosa seria, secondo l’azienda valenciana che spiega come in queste “classi”, si darà molto spazio alla storia e al valore sociale del “mestiere più antico”, dalla Roma imperiale ai popoli preispanici che davano molta importanza alle “bocche di rosa”, perché impedivano gli stupri durante le guerre: nella lingua precolombiana náuhatl si chiamavano “tlatlamiani”, ovvero “coloro che portano felicità”. Nel master per peripatetiche e peripatetici, non mancheranno gli aspetti legali e giuridici di tale professione, per evitare la trasferta dal “puticlub”, il moderno postribolo iberico, alla gattabuia. Poi, dopo le lezioni teoriche (di cui, però, non viene fornito l’elenco e la specialità del corpo docenti), si passerà alla pratica, consultando il manuale per eccellenza: il “Kamasutra”. Studiate tutte le preferenze sessuali della clientela, dal bondage al sadomaso, con grande attenzione al modo di vestirsi, alla postura e all’infinito catalogo di accessori e giochi (prodotti che stimolano anche l’economia). Inoltre, gli alunni e le alunne più meritevoli che riceveranno le prime “chiamate” di lavoro, potranno poi insegnare nella stessa scuola che li ha formati. Il tutto suddiviso in classi di 10-15 allievi con il costo di 400 euro per due settimane e il rilascio finale di un attestato. Ad oggi, dicono gli organizzatori, sono più di dieci gli iscritti, ma, guardando alla situazione economica, c’è molto ottimismo sulle iscrizioni. Ma una simile offerta di lavoro non è passata inosservata alle autorità. Anche dopo il ciclone super laico dello zapaterismo, quando nel 2009 Rubalcaba, vicepremier e ministro degli Interni socialista, davanti a un’ondata di nuove prostitute spagnole spinte dalla necessità e contro la predominanza delle latinas, si giustificava così: «È un lavoro degradante, ma si può anche dire che chiunque fa quello che vuole con il proprio corpo». Per non parlare di Miguel Sebastian, ex ministro dell’Industria del Governo Zapatero che invitava gli spagnoli a usare “il prodotto locale”, più sicuro ed economico, suggerendo un trend già chiaro alla clientela che già preferiva le lucciole “Made in Spain” alle sudamericane.  Ma il Governo della Comunità Valenciana, su denuncia di varie associazioni laiche e cattoliche, ha già avviato provvedimenti contro tale scuola.  «In un momento così difficile è ancora più condannabile questo genere di speculazioni» ha dichiarato un portavoce, rispondendo alle accuse di alcuni deputati socialisti che incolpano i Popolari al governo di non fare nulla per reprimere la corruzione politica e l’alto tasso di criminalità della Comunità. Tuttavia l’annuncia è apparso anche a Barcellona pubblicato da un’altra azienda. La prostituzione, come in molti Paesi comunitari, non è reato in Spagna, lo è il suo sfruttamento. di Roberto Pellegrino