La tempesta di Nichi

Se vince la sinistraecco tre patrimoniali

Andrea Tempestini

  di Franco Bechis Non una, ma tre patrimoniali. E tanto per cambiare, una stangata Irpef che curiosamente colpirebbe più di ogni altro italiano quelli che guadagnano fra 70 e 75 mila euro. E poi tasse, tasse, tasse ovunque, con una caccia in ogni quartiere a chiunque si ritenga ricco o giù di lì. E una bella tosata anche sui lavoratori autonomi, indipendentemente dal reddito, perché per loro è previsto un aumento dell’aliquota contributiva di 6-7 punti medi. Ecco signori la Vendolanomics, il programma economico di Sel, il partito fondato da Nichi Vendola, governatore delle Puglie, che sta per andare a braccetto e forse fondersi in una sola lista (se lo richiederà la legge elettorale) con il Pd di Pierluigi Bersani. Attenzione, perché in poche cartelle elaborate per cercare una manovra alternativa da contrapporre alle politiche di Mario Monti, i Vendola boys propongono una caccia fiscale alle streghe come mai si era vista in Italia. Cose da fare impallidire ovviamente i provvedimenti più discussi del duo Romano Prodi-Vincenzo Visco, e addirittura da fare sembrare un vecchio guastafeste come Fausto Bertinotti un professore liberal della London School of Economics. Danno i numeri Iniziamo dalle patrimoniali. Vendola ne propone tre: due straordinarie e una ordinaria. La prima dovrebbe assicurare un gettito mostruoso: 200 miliardi di euro, grazie a una tassa extra del 10% da applicare su tutti i beni mobili (che vengono chiamati «ricchezze finanziarie liquide», escludendo evidentemente quelle solide come casa, oro e gioielli) al 20% degli italiani, quelli che dichiarano di più. Secondo gli esperti di Sel il 20% degli italiani più ricchi avrebbero nelle loro mani ricchezza liquida per 2.200 miliardi di euro, e il 10% prelevato una tantum da conti correnti, depositi, conti titoli etc… varrebbe appunto 200 miliardi di euro. Cifre che girano solo dalle parti di Sel, e che non vorrebbero ottenute nemmeno tassando la luna, ma il piano economico è questo e lo riportiamo come è scritto. La seconda patrimoniale straordinaria durerebbe due anni e dovrebbe dare un gettito da 10 miliardi di euro, grazie a una aliquota del 5 per mille oltre i 500 mila euro che secondo Vendola dovrebbe appunto portare nelle casse dello Stato 5 miliardi di euro all’anno. Peccato che un’aliquota 6 volte superiore a quella immaginata, il 3 per cento del contributo di solidarietà introdotto sui redditi al di sopra dei 300 mila euro, abbia portato nelle casse dello Stato meno di 100 milioni di euro nel 2012.  La terza patrimoniale, quella permanente, imporrebbe quel cinque per mille a regime su tutti i redditi superiori agli 800 mila euro lordi. Secondo Vendola porterebbe nelle casse dello stato 2 miliardi di euro all’anno. Nella realtà non più di una decina di milioni di euro, ma quel che conta è spaventare i presunti ricchi. Già che si tassa, Sel si allarga anche in altri campi: rivalutazione dei valori catastali e retroattività dell’Imu tanto per violare più di quanto sia stato già fatto lo statuto del contribuente.  E poi “reintroduzione” della tassa di successione che in realtà è già reintrodotta, e quindi probabilmente ci si riferisce alla abolizione delle esenzioni attualmente previste.  Intanto che c’è Nichi è pronto a firmare l’accordo con la Svizzera chiudendo gli occhi su qualche migliaio di italiani evasori fiscali, ma sicuro di portare a casa fra 20 e 30 miliardi di euro (boom!).  Complicato è bello Parallelamente Vendola avrebbe un piano contro la evasione fiscale piuttosto generico, visto che i capisaldi sarebbe due: reintrodurre il reato di falso in bilancio e coinvolgere «gli intermediari finanziari e le agenzie del Territorio». Però tasserebbe i capital gain al 23% e riporterebbe al 12,5% l’aliquota sulle obbligazioni. Visto che il fisco è la sua arma letale, Nichi ha anche un piano di revisione della tassazione Irpef. Non si può dire che sia di semplificazione, visto che prevede sette aliquote fiscali contro le attuali cinque di base. Vengono premiati i redditi più bassi, come pensava di fare Giulio Tremonti: aliquota del 20% (oggi è 23%) fino a 15 mila euro. Da lì a 28 mila euro aliquota del 27% immutata. Fra 28 e 55 mila euro aliquota del 38% che non cambia nulla rispetto all’esistente. Identica anche l’aliquota del 41% con cui verranno tassati i redditi fra 55 e 70 mila euro. Da qui in poi ci sono le novità. Vendola vuole tassare al 45% i redditi fra 70 e 200 mila euro. Con una stangata vera e propria su chi guadagna fra 70 e 75 mila euro, che oggi viene tassato al 41% (subirebbe un aumento di 4 punti), mentre fra 75 e 200 mila euro il maggiore prelievo fiscale rispetto ad oggi sarebbe di 2 punti percentuali (dal 43 al 45%). Fra 200 mila e un milione di euro l’aliquota prevista da Nichi sarebbe del 47%. Questo significa un rincaro di 4 punti per chi guadagna fra 200 e 300 mila euro (dal 43% al 47%). E di un punto solo per chi guadagna fra 300 mila e un milione di euro, perché c’è il contributo di solidarietà in vigore (passerebbero da 43+3 a 47%).  Viva l’addizionale Sopra il milione di euro l’Irpef avrebbe una aliquota del 49% contro l’attuale del 46% (43% ordinaria più 3% contributo di solidarietà). Con questo sistema un po’ confuso i veri nemici che Vendola vuole punire con la mannaia del fisco sarebbero dunque i contribuenti fra 70 e 75 mila euro lordi e quelli fra 200 e 300 mila euro lordi l’anno. Chissà cosa gli hanno fatto per meritarsi questo.  Restando nel campo delle tasse, Sel prevede una addizionale Irpef su tutte le seconde e terze case sfitte nelle aree metropolitane, poi introdurrebbe una tassa progressiva sui veicoli legata alle loro emissioni di CO2, e una bella stangata fiscale su «castelli e immobili di pregio».  Ha lo stesso valore anche l’innalzamento di un terzo circa della aliquota contributiva pagata dai lavoratori autonomi, altri nemici del popolo rosso. Secondo Vendola oggi pagano fra il 20 e il 21% e dovrebbero essere portati a regime al 33%. Per ora ci si accontenta di portarli all’aliquota dei lavoratori parasubordinati, che è del 27%. In realtà Sel si sbaglia, perché le aliquote degli autonomi sono già state toccate due volte da Monti e Fornero (nel salva Italia e nel mille proroghe successivo), e dovrebbero arrivare sopra il 24% nel 2018. Ma la furia dei tassatori rossi è sempre cieca…