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Il commento

Antonio Socci: Ci hanno tolto la libertà a colpi di tasse e burocrazia

8 Giugno 2014

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Antonio Socci: Ci hanno tolto la libertà a colpi di tasse e burocrazia

Si dice che sia stato un verso di Paul Verlaine cantato da Charles Trenet («il lamento dei violini è stanco»), a dare il segnale in Francia del D-Day, lo sbarco in Normandia. Così settant’anni fa, il 6 giugno 1944, tornava la libertà in Europa. Quale Verlaine e quale Trenet oggi potrebbero accendere gli animi nel nostro Paese se nemmeno ci rendiamo conto che stiamo progressivamente perdendo quella libertà così drammaticamente conquistata?
Siamo tanto vessati e rassegnati da non accorgercene neanche. Eppure tutti gli indicatori segnano allarme rosso. Credete che stia esagerando? Pensate che sia il solito allarmismo enfatico degli apocalittici?

Premesso che io mi colloco da sempre - come opinione e come visione del mondo - fra i moderati e che ho sempre combattuto come la peste estremismi, radicalismi, utopismi, catastrofismi di ogni genere, provo a mettere in fila una serie di fatti e di dati recenti.
Partiamo dalle libertà economiche. Il Rapporto 2014 della Corte dei Conti nei giorni scorsi è tornato a dirci che siamo il Paese più tartassato d’Europa: alla fine del 2013 il 43,8 per cento del Pil se n’è andato in tasse, tre punti più del 2000 e quattro punti in più rispetto alla media degli altri Paesi Ue (poi, com’è noto, c’è chi fornisce dati ancora più cupi). In pratica siamo a livelli da esproprio (per non parlare degli immobili). Lavoriamo gratis per un padrone, lo Stato, più di metà dell’anno, senza avere in cambio servizi almeno decenti. Ma anzi con uno spettacolo di sprechi, ruberie e corruzione che fanno ribollire il sangue.

Leggi l'articolo integrale di Antonio Socci
su Libero in edicola domenica 8 giugno

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