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Amianto, morti in aumento

"Niente fondi per le bonifiche"

30 Settembre 2009

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Amianto, morti in aumento
Si apre il primo ottobre a Taormina la conferenza mondiale sull’amianto che vedrà la partecipazione di ricercatori e scienziati internazionali. Durante la conferenza promossa dall’ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro), si discuterà su come intervenire nei Siti da bonificare di Interesse Nazionale (SIN), su come realizzare mappature dell'amianto a scala nazionale e sulle più opportune procedure per calcolare l'analisi di rischio. L’incontro di tre giorni, avrà anche lo scopo di fornire informazioni in merito ad aspetti legali, all'associazionismo delle vittime dell'amianto ed al loro supporto, agli studi epidemiologici e a eventuali modifiche delle legislazioni nazionali ed internazionali.


27.700 siti contaminati - A seguito della legge 93 del 2001 con l’appoggio del ministero dell’Ambiente, l’ISPESL ha coordinato le singole regioni italiane chiamate a fornire una mappatura dei siti a rischio presenti sul territorio nazionale. Secondo l’istituto sono stati censiti 27.700 siti tra edifici pubblici e privati, contaminati da amianto. Oltre agli edifici a rischio la mappatura ha riguardato anche l’individuazione delle discariche abusive, per questa seconda analisi la Sicilia, la Calabria, il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta non hanno fornito nessuna risposta. Secondo le stime dell’ISPESL i 27.700 siti individuati rappresentano solo un terzo delle aree a rischio presenti in Italia.


Mancanza fondi per le bonifiche - Ogni anno nel Paese solo per mesotelioma, la malattia tumorale causata dal contagio diretto con l’amianto, muoiono 1300 persone e altre 4mila morti sono causate da tumori del polmone e della laringe correlate al contatto con il minerale. Dal dopoguerra al 1992, anno in cui l’amianto è stato messo al bando, in Italia sono stati prodotti 3 milioni e 700 mila tonnellate di amianto grezzo. Considerando che dal contatto al manifestarsi della malattia possono passare fino a 40 anni, secondo gli esperti il numero dei morti è destinato a crescere fino a raggiungere il picco massimo intorno al 2018. Analizzando questi dati si può capire quanto sia importante avviare una capillare azione di bonifica dei 27.700 siti individuati e dei restanti due terzi ancora da mappare per cercare di ridurre le morti. L’ISPESL denuncia una scarsa collaborazione da parte del Governo e degli Enti Locali e una mancanza di fondi necessari per poter avviare un efficace programma di bonifica delle aree, in particolar modo delle discariche abusive responsabili della contaminazione di terreni e falde acquifere. La cifra stanziata fino ad ora si aggira intorno ai 50 milioni di euro, sufficiente solo per portare a termine in 10 anni la bonifica dei 9 Siti di Interesse Nazionale (SIN) che sono stati individuati.


17000 nuovi casi all'anno
- L’amianto in Italia continua a mietere vittime e il bilancio, come sottolinea l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, è destinato a crescere non solo in termini di vite umane ma anche economici: ogni anno difatti vengono denunciati all’Inail 1700 nuovi casi di esposizione lavorativa d’amianto il che comporta una spesa sempre maggiore in termini di assistenza sanitaria e di assegnazione delle indennità da malattia. L’amianto è un veleno pericoloso e nocivo per la salute umana che va combattuto, secondo l’ISPESL, con un’azione decisa e coordinata del Governo, delle Regioni, delle Province e dei Comuni per portare a termine la mappatura dei siti e garantire la messa in sicurezza di tutte le aree.     

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Commenti all'articolo

  • veneziana49

    03 Ottobre 2009 - 10:10

    Per motivi di lavoro, mio fratello ed io, abbiamo respirato per anni quintali di amianto polverizzato. A distanza di molti anni non abbiamo un raffreddore nè una bronchite e devo dire con soddisfazione che, nonostante gli anni, godiamo entrambi di una salute perfetta. Ricordo che quando ero bambina l'amianto era un po' dappertutto perchè nelle case c'erano stufe a carbone o a legna oppure era usato come isolante termico delle tubature dei termosifoni sottoforma di ovatta. Credo che abbiano inventato questa fandonia ad hoc.

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  • blues188

    01 Ottobre 2009 - 13:01

    Non occorreva andare a Taormina, a discutere di amianto. Il Nord offre ottimi posti, molto belli da vedere e dove si respira aria davvero ottima che rigenera i polmoni.

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  • gasparotto

    01 Ottobre 2009 - 09:09

    Sarebbe interessante sapere che tipo di cancro genera l'amianto in quei portatori che si dicono da esso colpiti. Se lo stesso tipo e sempre nella stessa sede(polmoni) oppure in sedi diverse. Chessò un microcitoma o un cancro a cellule squamose, sempre broncogeno. Sarebbe altresì interessante sapere se i soggetti che ne sono affetti siano stati o sono fumatori e di quante sigarette al giorno e di di che marca. Io ho conosciuto gente che ha lavorato in industrie che producevano cloro e che avevano percentuali di invalidità notevoli pagate dall'INAIL, fumatori accaniti ed impenitenti, erano pagati per affezioni respiratorie. Tornando all'amianto una volta si diceva che le sue fibre trasportate nell'ambiente dalle correnti d'aria, potevano una volta inspirate, raggiungere la pleura polmonare e lì dare luogo ad un tumore , il mesotelioma, come pure tumori peritoneali. Esso è dovuto agli aghi di asbesto che perforano la pleura e iniziano il processo che nel giro di lunghi anni porterà al male. Nei fumatori che lavorano negli ambienti a rischio è possibile si sviluppi un tumore broncogeno. Esiste in effetti una correlazione tra fumo , asbesto-amianto ed esposizione professionale. Cancro da asbestosi è possibile anche nelle grosse città dove le fibre impregnano l'aria che si respira etc .etc .etc. Per concludere si parla di rischio amianto e non di rapporto di causalità. Il rischio poi è massimo nei fumatori dove si sommano i due fattori fumo ed esposizione all'amianto. Domanda: un fumatore che lavora in una fabbrica di amianto e contrae un tumore broncogeno è indennizzabile INAIL?

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