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Il teatrino dell'odio

Va in scena Travaglio

19 Dicembre 2009

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Il teatrino dell'odio

di Francesco Borgonovo - Evvai col teatrino dell’odio. In scena Marco Travaglio. Testi di Marco Travaglio. Protagonista principale Silvio Berlusconi (e infatti il giornalista riccioluto chiosa: «I testi sono miei, ma le battute migliori sono dei politici»).

Giovedì sera al Teatro Smeraldo di Milano si è tenuta la prima rappresentazione (un’altra è in programma per questa sera, la terza domani) della versione aggiornata di “Promemoria”, spettacolo ideato e interpretato dal giornalista de Il Fatto che ne ha tratto anche un libro con dvd. Ad assistere poco meno di 2mila persone, sala quasi completa. Ci sono lettori del giornale diretto da Antonio Padellaro, di Repubblica, de L’Unità, una ragazza che ci tiene a precisare col sottoscritto di essere indignata perché qualcuno ha chiamato «terrorista mediatico» il suo cronista preferito.

Ci sono persino alcuni attivisti di un giornale “rivoluzionario” comunista, i quali sperano di vendere qualche copia.

Lo scopo della rappresentazione è dimostrare che l’attuale presidente del Consiglio ha avuto legami con la mafia, che ha corrotto, che è uno dei peggiori politici di sempre, quasi un dittatore, anzi forse peggio.

La strada che Travaglio percorre per giungere al Cavaliere inizia ovviamente da Tangentopoli. Le prime parole di Marco sono chiare: «La Prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la Seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente. La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente». Concetto precisato ancora meglio dal regista Ruggero Cara, nella presentazione dell’evento. Secondo lui quale il nostro Paese «sembra precipitare sempre di più, di capitolo in capitolo, coi toni della farsa, del grottesco, della tragicommedia ma sempre con la tragedia dietro l’angolo».

Dopo aver raccontato per filo e per segno gli anni delle tangenti, Travaglio passa - tra gli applausi del pubblico - a discettare di Silviuccio nostro, «il nostro presidente del Consiglio che si trova sempre in luoghi particolari». E dove si troverà mai Berlusconi? Manco a dirlo nei posti dove compaiono i mafiosi. Il giornalista de Il Fatto sfodera tutto il repertorio già visto da Santoro e sul suo giornale. La vulgata è ovunque la medesima e sul palco non ci sono i filtri che la comunicazione tv impone. Si parla di incontri tra i vertici di Fininvest e la mafia, dei rapporti di Marcello Dell’Utri con lo stalliere Mangano. E persino delle bombe. Certo, Silvio non è mai accusato di essere il mandante delle stragi ma le circostanze che portano all’esplosione degli ordigni hanno sempre qualche collegamento più o meno recondito con lui.

Spiega Travaglio - e il pubblico apprezza - che i boss hanno piazzato le cariche allo scopo di far crollare la Prima Repubblica ormai moribonda e di individuare nuovi referenti politici. Ed ecco che si arriva a Forza Italia. Lo sapevate, per esempio, che tra l’attentato a Maurizio Costanzo e la nascita di FI c’è una singolare relazione? Il baffuto conduttore infatti, dice Travaglio, era una delle ”colombe” di Arcore (contrapposta ai “falchi” Berlusconi e Dell’Utri) che frenavano la nascita del partito azzurro e la discesa in campo del suo leader.

Il teorema di Travaglio - ben illustrato per circa 3 ore - prosegue fino ai giorni nostri con una singolare ed inquietante rilettura della storia. La morale è abbastanza chiara. Dagli anni ’80 a oggi le cose nel nostro Paese non hanno fatto altro che peggiorare. Abbiamo la classe politica peggiore d’Europa e, a quanto si evince, un premier che ne è il degno rappresentante.

E se i cittadini - giustamente, afferma sempre Travaglio, adirati con Craxi - tirarono monete al leader del Psi, figuriamoci che cosa dovrebbero fare con quanti sono venuti dopo di lui, facendo sprofondare l’Italia ancora più in basso.

Ovviamente non c’è una chiamata alle armi, di certo non s’invitano gli spettatori a compiere gesti folli come quello di Massimo Tartaglia (il quale, ricordiamolo, per gli antiberlusconiani rimane un matto isolato). Ma nel teatrino di Travaglio del Cavaliere si pensa tutto il male possibile, del governo pure. Chi è prescritto è colpevole, chi sta in Parlamento mira soltanto a sottrarsi ai giudici e a difendere i criminali.

D’altronde, come ha spiegato giovedi ad Annozero il fulgido Marco, ciascuno è libero di arrabbiarsi con chi vuole. Chiunque odia chi gli pare, a casa sua. Figuriamoci in un teatro.

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Commenti all'articolo

  • claudio66

    29 Dicembre 2009 - 14:02

    ma se ami tanto le dittature perchè non ci vai tu in cina? poi ci racconti come si sta.Tanto con tutti gli amici che ha il premier laggiù un posticino carino te lo trova di sicuro

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  • valeria78

    29 Dicembre 2009 - 12:12

    povere capre berlusconiane..e' stato papi ad iniziare con L'ODIO ..lui e i suoi servi in televisione..maleducati,,arroganti ed ignoranti come delle scarpe..effettivamente vi rappresentano bene,...che feccia maleodorante...

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  • igna08

    28 Dicembre 2009 - 19:07

    Sono pienamente d'accordo, dal momento che in Italia c'è la censura, perchè non vanno in Cina o in Korea del nord a fare il programma ? Sicuramente glielo farebbero fare, si, al cimitero.

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