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Il Papa parla agli italiani:

"La pace inizia dal rispetto"

All'Angelus di questa mattina il Papa ha augurato un buon anno a tutti gli italiani. Per poi ricordare, nel corso dell'omelia per la 43/ma Giornata mondiale della pace, che la pace "incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell'altro una persona, qualunque sia il colore della pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione". E affonda anche sul rapporto uomo-ambiente: "Se l'uomo si degrada, si degrada l'ambiente in cui vive". Poi, "se la cultura tende verso un nichilismo, la natura non potrà non pagarne le conseguenze".

1 Gennaio 2010

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Il Papa parla agli italiani:
All'Angelus di questa mattina il Papa ha augurato un buon anno a tutti gli italiani. Per poi ricordare, nel corso dell'omelia per la 43/ma Giornata mondiale della pace, che la pace "incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell'altro una persona, qualunque sia il colore della pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione". E affonda anche sul rapporto uomo-ambiente: "Se l'uomo si degrada, si degrada l'ambiente in cui vive". Poi, "se la cultura tende verso un nichilismo, la natura non potrà non pagarne le conseguenze".

All'Angelus di questa mattina il Papa ha augurato un buon anno a tutti gli italiani. Per poi ricordare, nel corso dell'omelia per la 43/ma Giornata mondiale della pace, che la pace "incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell'altro una persona, qualunque sia il colore della pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione". E affonda anche sul rapporto uomo-ambiente: "Se l'uomo si degrada, si degrada l'ambiente in cui vive". Poi, "se la cultura tende verso un nichilismo, la natura non potrà non pagarne le conseguenze".

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se la cultura tende verso un nichilismo, la natura non potrà non pagarne le conseguenze.

È importante essere educati "fin da piccoli" al rispetto dell'altro, "anche quando è differente da noi", e ad una "responsabilità ecologica "basata sul rispetto dell'uomo e dei suoi diritti e doveri fondamentali", ha proseguito il Pontefice, spiegando che "ormai è sempre più comune l'esperienza di classi scolastiche composte da bambini di varie nazionalità. Ma anche quando ciò non avviene, i loro volti sono una profezia dell' umanità che siamo chiamati a formare: una famiglia di famiglie e di popoli".
Il Santo Padre ha sottolineato, ancora una volta, il fondamentale ruolo dell'educazione. "Investire nell'educazione, proponendosi come obiettivo, oltre alla necessaria trasmissione di nozioni tecnico-scientifiche, una più ampia e approfondita responsabilità ecologica: solo così l'impegno per l'ambiente può diventare veramente educazione alla pace e costruzione della pace".
E, ancora: "Solo se abbiamo Dio nel cuore siamo in grado di cogliere nel volto dell'altro un fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un rivale o un nemico, ma un altro me stesso, una sfaccettatura dell'infinito mistero dell'essere umano. La nostra percezione di Dio, e in particolare dei nostri simili dipende essenzialmente dalla presenza in noi dello spirito di Dio". "È il volto di Dio" - dice il Papa - che può rendere sensibile un "cuore vuoto" e "svelare" anche il volto degli uomini, "benché a volte proprio il volto umano, segnato dalla durezza della vita e dal male, possa risultare difficile da apprezzare e da accogliere come Epifania di Dio. Per riconoscerci e rispettarci quali realmente siamo, cioè fratelli, abbiamo bisogno di riferirci al volto di un Padre comune, che tutti ci ama, malgrado i nostri limiti e i nostri errori".

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Commenti all'articolo

  • blues188

    02 Gennaio 2010 - 09:09

    C'è solo una parte di verità in quanto afferma l'ottimo Papa, perché sembra più un discorso orientato agli italiani lasciando fuori chi viene da noi non volendosi integrare a nessun costo ma ne voglia solo occupare fisicamente il territorio. I tanti arabi Vengono da noi, creano le loro comunità sempre più corpose, ci evitano lungo la strada, si raccolgono con i propri simili evitando la popolazione locale, introducono sommessamente nuove regole e nuove leggi incuranti delle nostre. Si fanno forza di un numero che cresce sempre più, ogni giorno. Questo, mi rendo conto, è un discorso generico, parla sui grossi numeri e c'è sempre possibilità di smentita quando un extracomunitario salva la vita o si prodiga per dare aiuto ad un autoctono, ma il senso non muta. Io non mi sento accettato (!) in casa mia. Mi sento in pericolo quando vado a passeggio con mia figlia. È questa l'integrazione voluta? Significa questo? È il dover accettare ciò che qualcuno ha deciso per me e al posto mio di cosa farne di questo Paese? La Pace inizia dal rispetto, e il rispetto deve essere reciproco, mio amato e grande Papa. Inizia dal rispetto del prossimo e vive sulla Giustizia, non sulla offerta incondizionata di favori a chi non li gradisce. Dio è Dio di tutti, non solo dei bianchi e da tutti vuole le stesse cose.

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