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Umberto Eco e il dito nel naso Macchina del fango vaticana?

Il celebre semiologo critica Benedetto XVI: "E' un teologo scadente". L'Osservatore Romano risponde e pubblica una sua foto "imbarazzante"

13 Ottobre 2011

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Umberto Eco e il dito nel naso Macchina del fango vaticana?
Il serio e onnistimatissimo critico-scrittore-semiologo, uno dei pilastri della casta intellettuale italiana, se ne sta, in posa meditativa, con un bel dito infilato nella narice. Umberto Eco con il dito nel naso. Un fotomontaggio? Una beffa irriverente, una goliardata che prende di mira il simbolo dell’intellettuale engagé? Macché. Trattasi di  foto autentica, pubblicata a suo tempo anche dal modaiolo Vanity Fair. E non è stata l’unica volta. Evidentemente  l’esplorazione delle narici deve aiutare molto la concentrazione intelletuale e creativa. Ma ora una  foto con dito esplorativo viene pubblicata  su una pagina dell’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, nell’edizione odierna. E  l’effetto è sicuramente più dirompente.

 La foto correda un articolo dal titolo «Un fallimento di lusso»,  firmato da Silvia Guidi, in cui si spiega, con pacatezza ma anche con precisione e una dose di ironia, che il grande Eco ha ottenuto una serie di stroncature proprio in Germania e alla vigilia dell’apertura della fiera del libro di Francoforte, dell’ultima fatica letteraria, ossia Il cimitero di Praga tradotto in tedesco. Il libro, si spiega, viene definito dai critici teutonici irrimediabilmente noioso, «talmente noioso da risultare illeggibile». Raramente, però, sottolinea la Guidi, «compaiono sulla stampa italiana aggettivi così semplici e diretti come “noioso” e “illeggibile” quando un romanzo porta la firma di Umberto Eco; per trovarli bisogna sfogliare le rassegne stampa internazionali». Segue un elenco di stroncature internazionali, dalle recentissime prodotte dalla  Süddeutsche Zeitung e dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, fino a quelle «spietate e circostanziate» dei quotidiani inglesi Sunday Telegraph e Independent, quando si occuparono del romanzo L’isola del giorno dopo.. Citiamo in traduzione le parole della Süddeutsche Zeitung: Il cimitero di Praga «è, nel migliore dei casi, un fallimento di alto livello, un noioso ammasso di inverosimiglianze grottesche».

Chi di recensione ferisce di recensione perisce, è la dura legge. E bisognerà ricordare che Eco ha pensato bene di  “bocciare” papa Ratzinger addirittura come teologo.  «Non credo che Benedetto XVI sia un grande filosofo, né un grande teologo, anche se generalmente viene rappresentato come tale». Lo ha detto in un’intervista al quotidiano tedesco Berliner Zeitung il 19 settembre scorso, proprio alla vigilia del viaggio papale in Germania, dal 22 al 25 settembre. «Le sue polemiche, la sua lotta contro il relativismo sono, a mio avviso, semplicemente molto grossolane», ha commentato Eco riferendosi  al Pontefice, «nemmeno uno studente della scuola dell’obbligo le formulerebbe come lui. La sua formazione filosofica è estremamente debole». Per argomentare il suo pesante giudizio, Eco ha fatto  riferimento proprio alla questione del relativismo in una risposta diretta al suo intervistatore: «In sei mesi potrei organizzarle un seminario sul tema. E può starne certo», spiegava il professore all’intervistatore, «che alla fine presenterei almeno 20 posizioni filosofiche differenti sul relativismo. Metterle tutte insieme come fa papa Benedetto, come se ci fosse una posizione unitaria è, per me, estremamente naif». Parole che hanno suscitato un’immediata reazione, soprattutto da parte di chi ha sottolineato il fatto che Umberto Eco può fregiarsi di tanti e tali titoli, ma non - almeno per ora - di quello di teologo (qualcuno ha parlato di «magistero» di papa Umberto I). Commenti e opinioni, quelle di Eco, che non potevano essere dimenticate facilmente e che non hanno mancato di essere soppesate, con tutte le loro implicazioni.

L’articolo dell’Osservatore non fa alcun riferimento alla polemica pregressa. Si “limita” a prendere in considerazione, appunto, il giudizio molto poco reverenziale e molto libero che all’estero non lesinano a quest’icona dell’intellighenzia italica. Anche e soprattutto per via  «dell’eccesso di prudenza - per usare un eufemismo - dei letterati italiani, la cronica difficoltà a chiamare le cose con il loro nome che rende provinciale e prevedibile gran parte della critica militante (non solo italiana)», come si legge ancora sull’Osservatore.

Ci sarà chi, dinanzi a foto, titolo e articolo parlerà di “macchina del fango” azionata dal quotidiano del Papa per rispondere colpo su colpo. Un’idea riduttiva, se anche solo si considera il fatto che  la stessa Repubblica, il 9 ottobre scorso,  ha osato citare la doppia critica all’ultima fatica di Eco  appena uscito in Germania, una stroncatura accuratamente bipartisan, considerando che i due quotidiani citati appartengono a due aree politiche opposte. Insomma, forse è stata sdoganato il diritto di appioppare anche ai mostri sacri, quando se lo meritano,  l’etichetta di noiosi, falliti e grotteschi.

di Caterina Maniaci

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Commenti all'articolo

  • biasini

    14 Ottobre 2011 - 08:08

    E "Il nome della rosa"?. Un noir brillante ed avvincente a patto che si saltino a piè pari gli onanismi intellettuali del Venerato Maestro perchè i frilli e frulli mentali che interrompono la trama sono di un noioso pazzesco. Preferisco, udite udite, "La mossa del cavallo" di Camilleri. Un giallo intrigante e divertente, un vero capolavoro, ben lontano, va detto, dalle trite e ripetitive banalità della Montalbano story.

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  • longhma

    13 Ottobre 2011 - 21:09

    Ma chi ti credi di essere....? GESU' CRISTO ?? Oltre che ad essere un essere spregievole..... ti rimane solo una cosa da fare..... prova a sputare in alto e poi mettici sotto la tua faccia !!! Dopodiche' sparisci.... ho piu' rispetto per un barbone che vive sotto i ponti.... anzi mi domando perche' non ti ci mandano!!!

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  • alexansderax2

    13 Ottobre 2011 - 21:09

    FREE 2010 – “Dunque ognuno può affermare tutto e il contrario di tutto, siamo nel pieno regno delle credenze e delle fantasie individuali per cui le opinioni di Eco, o di chiunque altro, valgono quanto quelle di blasonati teologi, ‘esperti’ del niente.” Ax TESINI - Qui mi pare invece molto ingenuo sostenere che: “… ognuno può affermare tutto e il contrario di tutto, siamo nel pieno regno delle credenze e delle fantasie individuali …”; evidentemente non è così e qui chiedo aiuto al grande drammaturgo inglese W.Shakespeare, il quale fa dire al suo Amleto: “Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella tua filosofia”; tanto è vero che ognuno di noi può sperimentare la frustrazione dell’indimostrabilità dei propri “sentimenti amorosi” nella loro esistenza più autentica. Essi giacciono dentro le più intime profondità del nostro essere e solo con la povertà del gesto vocale, cioè il linguaggio o del gesto fisico, un bacio, una carezza, tutti noi tentiamo di provare, all’altro da noi, che essi esistono e che, soprattutto, sono autentici cioè fondati nella verità. Ma all’altro soltanto resta il rimando della decisione se essi siano autenticamente fondati o se no lo siano. Egli lo decide a suo rischio e pericolo, mediante un atto di fede, che, per quanto folle, è sempre un atto di ragione. (Decido che sei credibile o che non lo sei tentando di vincere il dubbio che tu potresti essere sincero ma anche un bravissimo bugiardo). Le nostre fantasie e speranze individuali, d’esser ricambiati in quei sentimenti amorosi, che noi e soltanto noi sappiamo essere autentici ci rimandano nostro malgrado, qualora frustrati nel respingimento, nell’esperienza dolorosa del “niente”.

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