Facci

Caro Travaglio ti scrivo

Giulio Bucchi

Detto a boccia ferma: ammiro le opinioni impopolari e questo vale anche per Marco Travaglio, che ha confessato di aver tifato contro l’Italia agli Europei. È una posizione come un’altra: in passato l’hanno avuta anche molti leghisti. A loro si poteva muovere la stessa obiezione che si può muovere a chi, oggi, la mette giù dura e tira in ballo il nazionalismo: sono solo partite di calcio, calmatevi. Poi, però, leggi le motivazioni di Travaglio e ti si ghiaccia il sangue nelle vene. Sono solo partite di calcio, appunto: questione d’istinto, di divertita faziosità, di cuore. Ma Travaglio non ha un cuore: ha uno schedario giudiziario. Siccome c’è la vicenda del calcioscommesse, secondo lui bisognava tifare contro. Non c’è ancora nessuna sentenza, nessun deferimento: ma il sospetto basta. Non si sa se c’entrino giocatori azzurri: ma il sospetto basta. Travaglio vuole sapere «cos’è quel milione e mezzo versato da Buffon a un tabaccaio di Parma»: e, siccome non l’ha capito, s’incazza con Napolitano che abbraccia Buffon (che non è neppure indagato) e rimpiange Paolo Rossi che perlomeno «aveva pagato il conto della giustizia». Non si sa neanche se esista un conto da pagare, ora: ma nell’attesa deve pagarlo tutta la nazionale, come non accade in Germania e Inghilterra che pure hanno i loro guai col calcioscommesse. Il sospetto, secondo Travaglio, non è neppure l’anticamera della verità: è la verità. di Filippo Facci