L'imposta della discordia

Rai, commercianti e imprenditori contro il canone sui pc

Lucia Esposito

Il canone speciale che la Rai ha chiesto alle aziende iscritte alle Camere di Commercio che abbiamo apparecchi che ricevono trasmissioni televisive, fa scoppiare la polemica. Il provvedimento riguarda tutte quelle attività che usano per motivi lavorativi i televisori come i ristoranti e gli alberghi. Sul piede di guerra artigiani, commercianti e partite Iva che possiedono magari solo un computer per lavorare e non certo per guardare i programmi tv. Accusa e difesa - Per costoro è previsto l’obbligo di comunicare che del pc viene fatto un uso esclusivamente lavorativo e che non possiedono televisori nei locali. Gli altri dovranno versare un "obolo" di 400 euro. La Rai si difende spiegando che il canone speciale esiste per legge che prevede la possibilità di chiedere l’imposta anche alle aziende iscritte alla Camera di Commercio, l’azienda finora non aveva applicato le disposizioni normative, adesso invece ha deciso di recuperare l’imposta anche da coloro che fanno un uso “professionale” della televisione. Parole che ha espresso chiaramente il consigliere Rai Antonio Verro: "Il canone speciale è una una legge e la Rai sta semplicemente facendo rispettare una legge. La Rai finora è stata timida, mentre ora non più".  La legge originaria sul canone Rai risale al 1938, un decreto regio. Poi sono stati fatti alcuni ritocchi fino al febbraio 2012 quando il ministero dello Sviluppo Economico diffonde una nota per spiegare cosa debba intendersi "per apparecchi atti od adattabili alla recezione delle audioaudizioni", la cui dentenzione fa scaturire l'obbligo del canone speciale fuori dall'ambito domestico.  Non solo. Un professionista o una partita Iva che lavora da casa potrebbe vedersi costretto a pagare il doppio canone: quello relativo al televisore che usa per la sua abitazione privata e uno per il computer che usa per lavorare.