Il re dei cinepanettoni

Vanzina: "Italia, paese di coatti: tutta colpa di Monti. E Renzi..."

Nicoletta Orlandi Posti

"Questo Paese è diventato la landa del cazzeggio continuo senza mai un istante in cui ci si fermi a riflettere. Ridono tutti, non si capisce bene per cosa. In giro si sentono storiacce di guerra e decapitazioni, ma noi perdiamo la testa per una battuta". Il giudizio di quest'Italia "pacchiana" zuppa di acqua gelata che vip e politici si tirano addosso, di famiglie in posa per Alfonso Signorini e ministre sul lettino, è di Enrico Vanzina, scenaggiatore e produttore, autore di film come "Febbre da Cavallo" e i vari cinepanettoni. Intervistato da Malcom Pagani per il Fatto Quotidiano il regista assegna la palma della cafoneria alla vecchia borghesia italiana. "Sono stato tre giorni a Saint-Tropez e ho visto cose che di umano hanno davvero poco. Gente che di per sé non lo sarebbe diventa cafonissima. 'Se è proprio l'ultima estate' sembravano dire 'godemosela'". Renzi - Poi ci sono i politici. "Si sono adattati al nuovo linguaggio seriale", dice Vanzina. "Tutti vogliono il loro reality e i politici non fanno eccezione. Vanno a farsi prendere in giro a Striscia o a Le Iene, diventano attori comici a loro volta. Il problema è che la politica non può essere soltanto avanspettacolo. Poi c’è il tema dell’autore ferenzialità". E qui il regista tira fuori Matteo Renzi, che "è un bravo ragazzo ed è tutt’altro che un cafone", ma "si è dovuto adattare ai social network e ineluttabilmente, visto che l’unico imperativo contemporaneo sembra essere rimandare in continuazione la propria immagine impegnata in una, dieci, cento esistenze, ha creato a sua volta la propria serialità. Renzi allo stadio, Renzi Scout, Renzi in Iraq. A volte va bene, a volte meno. Non importa. L’unica cosa che conti è esserci e riaffermare un’identità. Sotto Renzi, poi, gli italiani si comportano esattamente nello stesso modo. E in una realtà parallela, che nulla ha a che vedere con il reale, nuotano felici senza alcuna evoluzione". Berlusconi e Monti - Il punto di non ritorno, per Enrico Vanzina, "si è verificato con il declino di Berlusconi". E spiega: "Il paese si è visto proporre i bocconiani e ha detto no. Non conta che Mario Monti sia stato bravo o pessimo e io sicuramente non ce l’ho con lui, ma quell’epoca è stata il manifesto della noia. E come ha reagito l’italiano al manifesto della noia? 'Sapete che c’è?' si è detto un vastissimo pezzo di Paese: “M eglio il cafonal della tristezza, meglio morire coatti che vivere nell’autoflagellazione, meglio l’allegria. Non abbiamo più niente e forse moriremo affogati nei debiti, ma almeno lo faremo ridendo”.