Cerca

La lista

Università, la classifica che ribalta le eccellenze mondiali: atenei italiani primi per efficienza (o sopravvivenza)

18 Agosto 2015

2
Università, la classifica che ribalta le eccellenze mondiali: atenei italiani primi per efficienza (o sopravvivenza)

Non esiste classifica che possa ingabbiare il genio italico, soprattutto quelle che ci fanno sfigurare davanti al mondo intero relegandoci agli ultimi posti. Succede ogni anno ormai che la Shanghai Jiao Tong University (Arwu) pubblichi la graduatoria delle migliori università a livello mondiale con la passerella delle solite Harvard, Stanford, Mit, Berkeley, Priceton e Cambridge a contendersi le prime posizioni e gli atenei italiani impegnati a scannarsi per i posti dal 150° in giù. Delle decine di Università italiane sparse in ogni angolo della più sperduta provincia, nella lista compaiono quasi sempre le stesse: la Sapienza di Roma, l'Università di Milano, Padova, Pisa e Torino, comunque non più di venti.

I criteri - La classifica cinese, scrive il Corriere della sera, usa criteri che condannano gli atenei italiani a restare inchiodati nella zona retrocessione dell'eccellenza accademica mondiale. La Arwu analizza infatti quanti ex studenti hanno vinto il premio Nobel, il numero di vincitori del Nobel presenti nel corpo docente, la quantità di ricercatori che si è guadagnata una citazione su pubblicazioni scientifiche e studi pubblicati nelle riviste specializzate.

La genialata - Stando così le cose, non se ne esce. Ed è allora che lo spirito di sopravvivenza italico prende il sopravvento e sfodera le sue idee migliori. Un professore di ingegneria a Pavia e collaboratore della rivista web Roars, Giuseppe De Nicolao, ha lanciato una "sfida infernale" a tutte le università del mondo, introducendo il criterio dei fondi a disposizione, atavicamente scarsi in Italia tanto da guadagnarsi il penultimo posto tra i Paesi Ue per finanziamento alla ricerca. Il prof ha inventato una classifica: "dell'efficienza delle università che mettesse a confronto i risultati con la spesa. Guida così la classifica Roars la Scuola normale di Pisa, seguita dall'Università di Ferrara, Trieste e Milano Bicocca. Nelle prime dieci posizioni le straniere che se la giocano con le italiane sono appena Cambridge e Priceton.

La consolazione - Lo scopo della controclassifica è dimostrare quanto gli atenei italiani siano efficenti, o più esplicitamente quanto facciano di necessità virtù, visto che in rapporto al Pil il sistema accademico nostrano farebbe figuracce ovunque. A volerci far male fino in fondo c'è il rapporto tra le spese correnti della sola università di Harvard che equivalgono a quanto l'Italia mette a sostegno di 1,5 milioni di studenti. Va bene l'efficienza, ma dopo anni passati ad arrangiarsi in tanti fanno i bagagli.

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Waddie

    18 Agosto 2015 - 14:02

    Probabilmente lo studio cinese vuole solo "fotografare" lo stato delle università identificando quelle realmente migliori in una valutazione di valori assoluti. Chi ha interesse a saperlo bene, chi invece vuole arrampicarsi sugli specchi per dimostrare il contrario lo faccia pure, ma a chi giova ? A se stesso ?

    Report

    Rispondi

  • allianz

    allianz

    18 Agosto 2015 - 12:12

    Tempo fa avevo visto publicata una graduatoria in cui nessun ateneo italiano era presente in lista tra i primi 100,superato persino dall'università di Kartoum.Adesso arrivao i cinesi e ci mettono subito dietro quelli piu prestigisi a livello mondiale.Sono diventati tutti di colpo intelligenti.?In 40 anni di lavoro di TDC ne ho viste in quantità industriali.Meglio i vecchi ingegneri.

    Report

    Rispondi

media