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L'opinione di Andrea Tremaglia

Voto degli italiani all'estero: sono meglio loro degli immigrati

7 Dicembre 2016

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Voto degli italiani all'estero: sono meglio loro degli immigrati

Non sono d' accordo con l' abolizione del voto degli italiani all' estero, storica battaglia di mio nonno Mirko. Spiego la mia posizione con quattro argomenti principali. Primo. La modalità di voto.
Sì, è senz' altro da rivedere. Il voto postale porta più facilmente di altri a brogli e sospetti, ed è frutto di un compromesso sbagliato. Oggi si può parlare di voto elettronico, ma si aprono altre questioni. Forse la scelta di maggior garanzia sono i seggi elettorali in consolati e ambasciate: per qualcuno potrebbe essere logisticamente scomodo, ma aiuterebbe ad avere maggiori garanzie. È una questione da affrontare urgentemente. Secondo argomento. Parlo della questione del «non sanno nulla di quello che succede in Italia». Mi ricorda l' opinione di certi radical chic che dicono che chi non vota come loro è ignorante. Gran parte degli elettori esteri oggi sono in Europa, molto vicini a casa, ragazzi che per studio o per lavoro lasciano l' Italia, senza rompere i legami. Le liste parlamentari estere sono diventate l' appendice dei partiti nazionali, ma mio nonno invece sognava liste elettorali esclusive per l' estero che rappresentassero in Italia le questioni estere. E implementare i rapporti con l' Italia dei milioni di imprenditori, politici, artisti, di origine italiana, porterebbe un indotto culturale ed economico incredibile per la nostra nazione.
Terzo argomento. Questione tasse. Dire che gli italiani all' estero non devono votare perché non pagano le tasse in Italia significa introdurre un principio molto pericoloso. Togliamo il diritto di voto ai nullatenenti? Diamo un diritto di voto superiore a chi ha dichiarazioni dei redditi più alte?
Permettiamo di votare anche ad aziende e banche perché producono reddito? Alla rovescia: diamo il diritto di voto a tutti gli stranieri che pagano le tasse? Se gli italiani all' estero non possono votare perché non pagano le tasse in Italia, allora le «risorse» boldriniane possono votare appena iniziano a pagare le tasse? Sostenere il voto degli italiani all' estero significa sostenere che essere italiani non è solo una condizione economica, ma soprattutto culturale e identitaria.
Quarto argomento. Essere cittadini italiani. Oggi il mondo, circa il principio della cittadinanza, è diviso in due. Quelli dello ius soli (basta nascere in Italia per essere italiani) e quelli dello ius sanguinis (per essere cittadini bisogna avere origini italiane). Basta vedere chi sono gli sponsor dello ius soli per comprenderne i rischi: dire che gli italiani all' estero non possono votare perché non risiedono in Italia significherebbe segnare un gol clamoroso a favore dello ius soli.

di Andrea Tremaglia
capogruppo FdI al Comune di Bergamo

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Commenti all'articolo

  • DarioR

    08 Dicembre 2016 - 20:08

    Ci sono immigrati che sanno l'italiano, che vivono in italia, e si sono integrati, ma non possono votare... ci sono degli "italiani" che non sanno ormai più l'italiano perche sono arrivati alla terza generazione dopo agli emigrati italiani, che sanno poco sulla cultura italiana e hanno il diritto di voto... beozia all'italiana

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  • scorpio53

    08 Dicembre 2016 - 17:05

    il voto all'estero è per le persone fisiche, che abbiano la nazionalità italiana e che pahino le tasse. Il nero che arriva e paga le tasse non è italiano? non vota. la banca non è persona fisica? non vota. Il nullatenente è italiano e dopo i controlli risulta nullatenete ? allora vota! le schede votate vanno spedit all'ambascia/consolato dove rapprsen. di lista (almeno 3) visionano.

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  • Italia_Libera

    08 Dicembre 2016 - 15:03

    ..Quando si vota, gli italiani all'estero devono rientrare in Italia!! Come andiamo a prendere i clandestini con le navi da guerra,possiamo anche organizzarci a prendere i nostri italiani (se meritevoli) per le votazioni. Non facciamo girare documenti (schede elettorali)in giro per il mondo, basta uno scambio,dei plichi e sacchi e il gioco è fatto.

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