Cerca

Ciò di cui non ci rendiamo conto

Gianluigi Paragone: "Il terrorista islamico di Berlino in Italia perché è la culla dei fanatici"

25 Dicembre 2016

1
Gianluigi Paragone

Perché Anis Amri è tornato in Italia?

Toccherà agli inquirenti dare la risposta giusta sulla base di indizi e collegamenti. Lasciateci pertanto esprimere una idea, che così a naso non sembra poi tanto lunare. Il terrorista di Berlino sapeva che in Italia poteva contare su una rete. Una rete di complici?

No. Una rete amica? Sì.

Sfogliando giornali e rassegne stampa varie, mi sono imbattuto in un racconto di Siciliainformazioni.com dove una maestra d' italiano che presta servizio in carcere raccontava della bellezza straordinaria del suo volto, aveva un sorriso che riusciva a illuminare tutto il buio che un posto come questo emana. Poco prima avevo letto delle minacce rivolte dal bell' Amri verso un detenuto nel carcere di Agrigento: Sei cristiano, ti taglio la testa. Vera, verosimile o falsa, diciamo che in altre circostanze Anis aveva già dato prove di pericolosità. Capirete che il racconto della signora maestra sulle bellezze del volto e sulla luminosità del sorriso diventa un particolare che tuttavia descrive (anche ex post) la immaturità di certa gente. Gente che ispirata dalle migliori intenzioni diventa il riparo di questi farabutti. Era molto intelligente, di quell' intelligenza viva e pronta, ma molto chiusto e introverso.

Poi, oltre alle persone invasate di buonismo e passione solidaristica, ci sono quelli non per bene. Che, con diversa intensità, arrivano a coprire le attività dei terroristi. È stato il fratello di Amri a svelare che si era forse radicalizzato nel carcere italiano dopo che aveva lasciato la Tunisia. Insomma quell' Italia che per giusta causa gli ha tolto la vita, era stata la sua terra di copertura, di indottrinamento. Tanto da suggerirgli la mossa fatale: ritornare nella speranza di farla franca.
Se infatti così non fosse stato perché mai una persona su cui gravava il sospetto - quasi una mezza certezza - di aver catapultato un tir su una folla di persone al grido di Allah Akbar (saluto ripetuto anche nello scontro a fuoco con gli agenti di Sesto San Giovanni) si prendeva il rischio di superare la Germania, transitare per la Francia e arrivare in Italia.

Destinazione Milano via Torino.

Perché dunque Milano? Perché Sesto San Giovanni? Qualcuno lo aspettava? Si era già messo in contatto con connazionali? Ripeto, toccherà alla magistratura dare un senso alla trasferta, ma non è così azzardato supporre che una sponda l' avrebbe trovata. Un qualche amico pronto a dargli una copertura, un rifugio, magari una scappatoia verso quel Califfato così premuroso verso terroristi, matti e invasati.

Ecco, noi quelle persone che fiancheggiano i fanatici, che educano alla radicalizzazione e poi al terrorismo, non le vogliamo.

Ma sappiamo anche che, esattamente come ha detto la maestra, si presentano come buoni, belli e chiusi. Quindi dobbiamo fare una scelta alla radice. A costo di passare per quelli cattivi, insensibili, ingiusti e razzisti.
Non si può cincischiare. Va fatto un controllo capillare delle comunità islamiche e nelle comunità islamiche. Nessun pregiudizio, ma tutti i controlli. E se vi è un ordine di espulsione non si può fare spallucce perché magari se ne va via dall' Italia e quindi la questione non ci riguarda più.

Infine, se davvero vogliamo dare un seguito al plauso verso le forze dell' ordine cominciamo a non vanificare il loro lavoro. Loro li prendono e altri li rimettono in libertà.
riproduzione riservata.

di Gianluigi Paragone

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • umberto2312

    26 Dicembre 2016 - 06:06

    E' venuto qui perchè é noto che abbiamo leggi demenziali e magistrati rammolliti e complici. Si é fatto ammazzare perchè ha reagito da imbecille ed ha avuto la sfortuna di trovarsi di fronte uno con le "palle".I nostri "governanti" avrebbero preferito ben altro!.

    Report

    Rispondi

media