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Il 16enne suicida per un po' di cannabis

Filippo Facci: ma a Lavagna non c'è nessuna madre coraggio

17 Febbraio 2017

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Filippo Facci: ma a Lavagna non c'è nessuna madre coraggio

Per chiamarla «madre coraggio» ci vuole coraggio, lo stesso che tanti commentatori non hanno avuto, ieri, nel trincerarsi dietro un pilatesco «non giudicare» che sapeva decisamente di ignavia e di imbarazzo. Stiamo parlando della madre di Lavagna che di fronte a un figlio che si faceva le canne (poi suicida) aveva preferito chiamare le guardie. Molti hanno trasvolato l' argomento per via del rispetto, dell' insondabilità del suicidio e del dolore straziante di una madre: ma che non può diventare un esempio, ora.

Una madre che per 10 grammi di hashish chiama la Guardia di Finanza, beh, non può essere un esempio: comunque sia andata. Non può esserlo una madre - adottiva - che poi sale sul pulpito del funerale di suo figlio e ha il fegato, senza rendersene conto, di colpevolizzarlo ancora, tagliando giudizi su come i ragazzi dovrebbero vivere, su come i genitori devono educare, su che cosa è giusto o sbagliato, tirando in ballo i cellulari e WhatsApp. Occorre avere la forza, ora, di non commettere lo stesso errore, di mettersi a obiettare che anziché i finanzieri la madre doveva chiamare i servizi sociali, o uno psicologo, un medico, un prete; occorre non mettersi a sdottorare senza ammettere, come invece è vero, che tra i sicuri responsabili c' è la spaventosa ignoranza di questo Paese in tema di droghe.

La legge non funziona - Le ignoranze sono due, e in Italia hanno entrambe forti rappresentanze culturali e parlamentari. La prima è quella di chi demonizza pateticamente "la droga" e non opera nessun tipo di distinguo, equiparando una canna a qualcosa che in tre secondi distrugge la vita o addirittura uccide. Ne è figlia la malfamata legge Fini-Giovanardi, che ha reso opaca la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti e ha creato un bacino di potenziale criminalità che coinvolge tutti gli strati sociali - anche gli adolescenti, dunque - oltretutto stipando le carceri all' inverosimile. Si è liberissimi di vedere nella cannabis un nemico culturale, ma resta innegabile che la legge non funziona, e siamo fermi a questo. Questo genere di proibizionisti spinti, non di rado ama pontificare su quale sia il miglior modello di vita, anche se magari entrasse in contraddizione con altri stili che lo Stato certo non incoraggia - le sigarette, l' alcol, certi cibi, il gioco d' azzardo - ma al tempo stesso non proibisce. Alla categoria appartiene anche una genìa di benpensanti che, esattamente come i commentatori dei giornaloni, ritiene che la legalizzazione della cannabis sia probabilmente la cosa più logica: ma non lo dice, non lo scrive, perché teme di passare per amico dei drogati o di minoranze che si abbruttiscono di canne da mane a sera. Più banalmente, se è un politico, teme di perdere voti.

Il secondo tipo d' ignoranza riguarda gli amici della cannabis che vorrebbero legalizzarla perché ne sono consumatori o lo sono stati, o perché sono appunto ignoranti e la sottovalutano come altri la demonizzano. Sono quelli che ai figli cannaioli non dicono nulla o quasi, non si preoccupano: lo considerano quasi un passaggio formativo. L' hashish non è il male assoluto, come pensano troppe madri che dovrebbero essere meno coraggiose e più intelligenti, più informate: ma certo non fa bene, e i danni da consumo sono provati da studi scientifici. Le canne implicano una forte dipendenza psicologica e uno straniamento esistenziale, e pazienza se il consumo e la dipendenza da alcol producono danni assai peggiori, il benaltrismo qui non serve. L' hashish non fa bene: anche se la maggior parte dei consumatori ne fa uso in gioventù e poi smette gradualmente, senza strappi o drammatiche decisioni: lo stordimento diventa pericoloso (alla guida, per esempio) e comunque è poco compatibile con una vita lavorativa o di relazione. In effetti, qualche canna da adolescenti preoccupa meno di chi volesse stordirsi anche da adulto.

Contro i narcos - È probabilmente in questo quadro che la madre di Lavagna intravedeva «qualcuno che vuole soffocarvi, facendovi credere che sia normale fumare una canna». Ma c' è soffocamento e soffocamento, e molte madri purtroppo se ne intendono. Tra queste due ignoranze schizoidi, ecco, cerca di farsi largo anche una terza via: l' essere a favore della legalizzazione della cannabis senza essere a favore del consumo di cannabis. Non è un ossimoro. È più meno la stessa posizione di quegli Stati che la legalizzazione la stanno tentando: non per stordire l' umanità, ma per debellare i narcos e colpire al cuore i cartelli del traffico. Ma senza che - qui il punto - aumentino i consumatori.

La vera scommessa infatti è questa, verificare se la legalizzazione possa far calare i consumi eliminando l' aura del proibito - come accadde a suo tempo per l' alcol, ovviamente dopo una prima fase di euforia - o se invece le cose peggiorerebbero e basta. In genere non peggiorano. Anche perché è difficile che peggiorino, visto che farsi una canna oggi è la cosa più semplice del mondo e la proibizione, appunto, non fa che regalare status a un consuetudine tutto sommato banale: ma sufficiente a farti entrare in casa la Guardia di Finanza chiamata da tua madre, se perdi la testa.

di Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • Magico_Blues

    20 Febbraio 2017 - 16:04

    Chiamare Madre Coraggio una persona che nella migliore delle ipotesi ha fatto solo la madre è tipico di un paese come l'Italia, nel quale si definisce eroe un bagnino che ha salvato un bagnante in piscina, o dove vengono elargiti premi ai dipendenti pubblici che, essendo stati assunti per rilasciare certificati all'anagrafe, rilasciano effettivamente certificati all'anagrafe...perché stupirci?

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  • Patbitta

    18 Febbraio 2017 - 17:05

    Un giornalista non dovrebbe sputare sentenze senza cognizione di causa, soprattutto su situazioni intime familiari che conosce solo chi le vive in prima persona Chi gli dice che chiamare le guardie non sia stato solo l'ennesimo tentativo dopo aver cercato un modo di comunicare con un figlio che annebbiato dal male che stava vivendo stava precipitando verso il baratro? Chi può sapere a quante porte ha bussato questa madre e quanto aiuto ha ricevuto? Sono la mamma di un ragazzo che si è tolto la vita a 17 anni, mio figlio non si drogava, non fumava, non beveva, era uno sportivo appassionato, ma aveva dentro una voragine incolmabile che noi vedevamo benissimo ed abbiamo cercato aiuto da psicologi, scuola, servizi sociali, abbiamo frequentato un gruppo di autoaiuto per genitori adottivi... a quante porte abbiamo bussato! La verità è che tutti sono molto accoglienti e disponibili, ma NESSUNO è in grado di fare qualcosa di utile! E intanto crescono la disperazione, lo smarrimento, la rabbia, la paura. ..io credo che sia proprio questo che uccide i nostri figli: sono consapevoli della sofferenza che stanno vivendo e che stanno infliggendo a chi li ama...e decidono il loro ultimo gesto d'amore, togliere il disturbo e restituirci la pace! Non permettiamoci di giudicare!

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  • dominoale

    18 Febbraio 2017 - 13:01

    Legalizzazione,droghe ,facci in tv......tutte cose che nn c entrano niente con la questione........una mamma vera e capace nn chiama la finanza per una minchiata simile.gravissimo errore ,nn si fa,punto.è un problema che bene o male tutti i genitori han dovuto e dovranno affrontare,nn é questo il modo e mai lo è stato.

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