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Francesco Mangiacapra, l'avvocato prostituto fa tremare preti e militari

13 Marzo 2017

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Francesco Mangiacapra, l'avvocato prostituto fa tremare preti e militari

«Sono un marchettaro. Tutti facciamo marchette, io le faccio con il fisico, gli altri con la testa. Non mi nascondo dietro parole come escort o gigolò. Faccio marchette e ci metto la faccia, perché quest’attività mi ha dato l’indipendenza economica che la laurea e la libera professione non mi hanno dato». Francesco Mangiacapra è un giovane avvocato di Napoli che dopo anni di precariato ha deciso di vendersi. Ora è il più richiesto e più pagato prostituto della città. «Guadagno molto più di molti avvocati della mia età. Non vi dico quanto, ma sono riuscito a comprarmi una casa. Lo faccio per soldi. Nessuno lo fa per libido. Solo che gli altri sono ipocriti e non lo dicono. Non si tratta di guadagni facili, ma veloci. Non è facile perché devi avere lo stomaco per fare certe cose. Quando finisci di lavorare resti un prostituto per tutti quelli che ti conoscono e questo ha un prezzo che io sono stato disposto a pagare in cambio di soldi». I suoi clienti sono insospettabili professionisti sposati con figli, ma anche militari, disabili, coppie in cerca di emozioni forti, donne che vogliono vedere il proprio marito con un altro uomo o, viceversa, uomini che gli chiedono di avere rapporti con la propria signora. E poi i preti. Tanti. «Mi chiamano l’escort dei preti. Io non so quanti don siano passati dal mio letto, ma certo sono molti più di quelli che sono riuscito a identificare come tali». Di ogni categoria ha imparato abitudini, preferenze e perversioni. «Il giorno preferito dai preti per gli incontri è il lunedì. Forse perché è un giorno meno impegnativo essendo immediatamente successivo alla domenica, oppure perché è il più distante dal giorno del Signore e hanno più tempo per smaltire i peccati…».

LE ARMI DEL MESTIERE
Nella sua casa nel pieno centro di Napoli, le pareti dorate e rosse e il profumo di tuberosa che inebria e confonde, svela i segreti del suo successo. Dice proprio tutto, come nel suo libro-diario “Il numero uno. Confessioni di un marchettaro” (Iacobelli Editore) ma mette in chiaro che «Puttana si nasce. Posso svelare i miei trucchi, ma se non lo sei di tuo non lo diventerai mai». Racconta della prima volta, di come è stato adescato in rete da un avvocato, di come sia riuscito a guadagnare i suoi primi cento euro, lui che non sapeva dove sbattere la testa dopo i lavori nei call center o negli studi legali dove faceva fotocopie per pochi euro. «Per venti minuti quell’uomo mi ha pagato come un mese da praticante. In quel momento ho scelto. Un ripiego. Non sono orgoglioso di prostituirmi, ma sono grato alla mia attività di avermi reso indipendente. Io metto più cervello nel vendere il mio corpo di quanto potessi metterne nello studio legale».

E spiega i trucchi, senza filtri, senza censura: «Il cliente lo chiamo amico così non ha la sgradevole sensazione che stia pagando per avere qualcosa che è davvero bella soltanto se la ottieni gratis. Chi entra in casa mia è accolto da un profumo di incenso, dal caldo dei termosifoni in inverno e dal fresco dell’aria condizionata in estate. La differenza col mondo fuori la deve sentire, voglio che avverta il distacco tra il mondo esterno e quello che gli offro io. Soprattutto, voglio che avverta il valore di ciò che sta pagando». A casa sua ci sono luci soffuse e musica di sottofondo che Francesco usa per capire quanto tempo sia trascorso dall’inizio dell’incontro «senza il volgare gesto di guardare l’orologio». Fa accomodare “l’amico” sul divano, gli offre da bere spegne il telefono. «O meglio, metto la vibrazione (non voglio perdere altre chiamate!)». Illude il cliente, vuole fargli credere che sia lì solo per lui. «La prima mossa è la mia. Inizio a toccarmi, altrimenti facciamo notte e io non ho tempo da perdere. Quando l’amico entra in camera trova lenzuola di raso dello stesso rosso delle pareti». Francesco ammette che non è facile eccitarsi a comando. «Non è mai piacevole, a prescindere dal partner. Il problema più grave sorge se “l’amico” è obeso, peloso ed effeminato...».

Dopo l’incontro, prima del pagamento, Francesco non lascia andare subito il cliente. Fa una specie di indagine di mercato, lo interroga «per orientare la mia attività, migliorarla e aggiornarla. Archivia tutti i dati del clienti, dalla professione ai gusti sessuali, in modo che quando torna - e molti tornano - abbia l’impressione che Francesco si ricordi di lui e si senta unico. I soldi glieli lasciano sul tavolo e glieli infilano in tasca oppure in una busta già preparata. «Con il tempo ho imparato a contarli velocemente, senza dare l’impressione di farlo, anche solo mettendoli in tasca». E non ringrazia mai. «Non si tratta di un regalo né di una cortesia che ho ricevuto. È lui, piuttosto, a dovermi ringraziare per il tempo e l’opportunità che gli ho concesso».

Non applica tariffe uguali per tutti. «I disabili, i preti, i militari e i turisti pagano di più. Perché offro un servizio che farebbero fatica a trovare. Facendo questo lavoro ho scoperto il dramma dei disabili a cui non viene riconosciuta una sessualità. Se poi sono omosessuali devono sperare solo in una famiglia abbastanza intelligente da chiamare e pagare per loro uno come me. Dico sempre di sì, tranne ai minorenni e ai disabili mentali. La mia unica condizione è: mai senza preservativo». La galleria umana che ha sfilato tra le lenzuola di raso rosso di Francesco è grande quanto «una nave da crociera». C’è di tutto. Ha assistito e soddisfatto le perversioni più assurde. «Mi hanno chiesto di fare atti di violenza contro un ascensore. Un uomo si eccitava nel vedermi prendere a calci le porte dell’ascensore o picchiare e sputare sulla pulsantiera. Un collezionista di dischi antichi che gira l’Italia per comprarli, mi chiedeva di romperli con i piedi, un altro si eccitava se mi portava a comprare scarpe. Ma perdeva ogni interesse se sceglievo dei modelli economici». Soldi e sesso, sesso e soldi. Francesco non pone limiti se non quello dei rapporti protetti, per il resto lavora 24 ore su 24. «Non sempre riesco a organizzare gli incontri perché molti uomini mi chiamano quando si crea l’occasione, magari perché la moglie è via. Altri hanno voglie improvvise e io in quel caso alzo il prezzo». Nelle sue confessioni Francesco racconta di quel ragazzo giovane e bellissimo che per settimane metteva da parte i soldi pur di potergli pagare la prestazione. «Quando è arrivato e l’ho visto ho pensato che avrei dovuto essere io a pagare lui tanto era bello. È stata l’unica volta in cui non ho preso soldi». Il capitolo dedicato ai preti è il più forte, è un pugno nello stomaco e un velo che si alza sul mondo dei seminari e certi prelati. «I preti non hanno alcun senso di colpa, pensano che la libertà sessuale e omosessuale sia loro dovuta. Una volta un don mi portò in una sacrestia ricavata alle spalle dell’altare, all’interno della chiesa. Mi mostrò tutti i suoi abiti talari e poi mi baciò appassionatamente. “Non ti dà fastidio baciarmi in chiesa?”, gli chiesi. “No, non mi dà fastidio perché Gesù sa quanto lo amo”, rispose lui». I seminaristi, invece, si sentono in colpa. Nel libro si parla nel dettaglio di un incontro di sesso nel convento dei padri Teatini di Napoli a due passi dalla Curia. «Di dove sei? Ti ospito io, vivo in un collegio a Napoli», così il seminarista contatta Francesco su una chat gay. Si scambiano i numeri di telefono e organizzano l’incontro in una stanza del convento.

IL FESTINO
Un Capodanno ha partecipato al festino di un monaco in un’Università cattolica di Roma. Il “marchettaro” parla del sacerdote, conosciuto come “Don Euro” che ha denunciato e che ora è indagato. «L’ho incontrato durante una sua trasferta napoletana in una discoteca gay. Si spacciava per per un politicante e prometteva posti di lavoro e droga in cambio di sesso. L’ho denunciato perché i giovani disperati alla ricerca di un lavoro non possono essere presi in giro così. Dicono che io ce l’abbia con la Chiesa. Non è vero. Ho studiato dai preti Scolopi. Voglio che le mele marce vadano via. Da quando ho pubblicato il libro i preti sono spariti». Ha scoperto la sua omosessualità presto, ma per soldi ha anche rapporti con le donne. «I miei genitori sono persone intelligenti, mi vedono felice e non fanno troppe domande». Ha le idee chiare, solo quando parla del futuro il suo tono diventa arrendevole: «Lo so che questo lavoro non è longevo. E più volte mi sono chiesto che cosa farò tra venti o trent’anni. Mi rispondo che sarò nella stessa situazione dei miei coetanei che non hanno lavoro. Ma almeno io avrò da parte i soldi per pagarmi il dentista».

di Lucia Esposito

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Commenti all'articolo

  • carlopi

    14 Marzo 2017 - 13:01

    sputa nel piatto dove ha mangiato e dove mangia tuttora. Non mi sembra molto onorevole.

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