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Sfregio alle vittime, giustizia malata

Mafioso condannato, passa 20 anni di latitanza ai Caraibi: ora torna in Italia come se nulla fosse

30 Maggio 2017

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Fu condannato per mafia. Ha "scontato" la pena ai Caraibi, ora è in Italia: libero.

Latitanza di miele ai caraibi. Dopo 20 anni trascorsi nel paradiso tropicale, il mafioso è libero e torna in Italia, nella sua Pisa. È già trascorso il doppio del tempo previsto dalla pena e in base a quanto prevede il sistema giudiziario italiano, è adesso in piena libertà. Si, perché secondo l'articolo 172 del codice penale "la pena di reclusione si estingue col decorso di un tempo pari al doppio della pena inflitta". È un'altra falla della giustizia in Italia, che spesso e volentieri lascia in libertà chi non dovrebbe e sbatte in galera gli innocenti. Enzo Tortora docet.

La vicenda inizia negli anni 90'. Il protagonista della storia era stato condannato dalla Corte d'Assise d'appello di Firenze nell'ambito delle indagini che avevano scovato una rete di estorsioni e case di gioco clandestine in Versilia, gestite da un clan mafioso. Negli atti emergeva chiaramente il suo coinvolgimento proprio nel business del gioco d'azzardo. Dopo pedinamenti, intercettazioni e indagini della polizia di Viareggio, Lucca e Pisa era arrivata la condanna. 10 anni da scontare in galera per associazione mafiosa.

Ma di lui non c'era più nessuna traccia, era fuggito ai Caraibi. Ricercato dal 1997, a nulla sono servite le ricerche della polizia italiana in collaborazione con i colleghi che lavorano all'estero. Ora, dopo venti anni, sfruttando l'articolo 172 del codice penale, è tornato in Italia, libero di scegliere dove andare a vivere. Ovviamente, ha scelto Pisa. All'epoca dei fatti aveva quarantasette anni, oggi può riposarsi e godersi la pensione di 67enne dopo una "latitanza" caraibica ventennale. E senza nessun carico pendente perché "non essendo eseguita la pena, s'intende estinta". 

L'Italia è un paese strano. Un uomo che si sottrae alla giustizia, alla propria pena, viene "premiato" per aver vissuto 20 anni fra le Antille e le Bahamas. Un sistema giudiziario che per eccesso di garanzia formale, finisce per garantire solo chi non dovrebbe. Un disgraziato che dimentica di pagare una multa a presa sul motorino da adolescente, dopo 20 anni può ritrovarsi ad essere perseguitato dal fisco. Al contrario, chi ha denunce per furto, per essere arrestato deve accumularne almeno dieci.

Nel caso di specie (un caso limite), quello che fa impressione è il contesto più che la norma. "La pena della reclusione si estingue col decorso di un tempo pari al doppio della pena inflitta e, in ogni caso, non superiore a trenta e non inferiore a dieci anni". La norma ha in sé un principio giusto, quello della certezza della pena. Ma il rischio, soprattutto con esempi del genere, è che si invogli a scappar via, perché poi la latitanza vien premiata. Soprattutto, se trascorsa su una spiaggia con un buon mojito in mano. 

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