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Le conseguenze dell'immigrazione selvaggia

Caso-malaria, dopo la miseria portano le malattie: l'articolo di "Libero" che ha scatenato la polemica

6 Settembre 2017

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Caso-malaria, dopo la miseria portano le malattie: l'articolo di "Libero" che ha scatenato la polemica

Questo è un articolo che Libero non avrebbe mai voluto scrivere. Una bimba di quattro anni, ricoverata in ospedale a Trento per tutt’altre ragioni, è morta di malaria, malattia scomparsa in Italia da più di cinquant’anni, nel giro di ventiquattro ore. Sembra quasi certo che a trasmettergliela siano stati due fratellini del Burkina Faso, Africa nera, figli di immigrati. I piccoli erano tornati nel Paese d’origine per le vacanze e lì si sono ammalati. Rientrati in Italia, sono stati curati e grazie a Dio ora stanno bene, ma la sfortuna - e anche un po’ di malasanità - ha fatto sì che una zanzara pungesse nuovamente i ragazzini infetti e poi la piccola italiana, iniettandole la morte. Da qui il nostro titolo, crudo ma fattuale: «Dopo la miseria, portano le malattie».

Sicuramente verremo criticati per la sintesi brutale dei fatti ma è altrettanto vero che non siamo gli unici ad aver fatto questa valutazione. Anzi, siamo sicuri che la maggior parte la pensi come noi. Saremo accusati di strumentalizzare politicamente una disgrazia, ma non è così. Primo perché noi non facciamo politica, secondo perché quanto accaduto ci sgomenta e quello che descriviamo è semplicemente il nostro spavento e la nostra preoccupazione per noi stessi, visto che solo per un caso fortunato non siamo protagonisti della vicenda, e gli altri.

Sui giornali, in televisione, nelle discussioni personali, emerge sempre il desiderio di noi italiani di aiutare il prossimo senza badare troppo alle conseguenze né curarsi più di tanto di come farlo né di quanto questo sia possibile. Siamo un popolo con il cuore in mano ma non con la mano sul portafogli né tantomeno con il cuore collegato alla testa. Infatti preferiamo che il prossimo sia aiutato con i soldi pubblici, nell’illusione, derivante dal fatto che siamo tutti autarchici e viviamo lo Stato come un estraneo più straniero anche degli immigrati, che non siano nostri. Così, a parte coloro che hanno fatto dell’immigrazione un lavoro, quando non un affare lucroso, o chi suo malgrado vive in periferie disagiate a stretto contatto con gli immigrati, ci beiamo del nostro buonismo e tiriamo dritto. Finché non arriva la realtà a presentarci un conto salatissimo. Colpisce a caso: uno stupro, un contagio mortale, un pestaggio a sangue, ma può capitare a tutti, non solo a chi sta male e non può permettersi di vivere in centro.

Le vittime, una bambina, un’ottantenne, una ragazza polacca, chiunque, pagano anni di politica migratoria folle e suicida. Abbiamo aperto le porte a tutti con il risultato di non riuscire a controllare nessuno. Perdiamo tempo a distinguere tra profughi e migranti economici come se fuggire da una guerra fosse così diverso da scappare dalla fame più nera. Ci impieghiamo inspiegabili mesi a capire se un richiedente ha diritto all’asilo quando la situazione politica del suo Stato di provenienza, e quindi il suo diritto, dovrebbe essere del tutto nota agli operatori del settore; in caso di rifiuto, concediamo al non avente diritto di fare appello e restare qui, senza poter far nulla se non delinquere, come ha fatto il congolese che ha stuprato a Rimini la giovane turista polacca. Ovvio che messi come siamo, e con le persone che, fino a prima che il piano Minniti tamponasse qualcosa, arrivavano a migliaia al giorno, abbiamo importato una serie di malattie che avevamo debellato da anni. Lampedusa 2017 non è come Ellis Island 1890, quando gli immigrati venivano visitati e se non erano in salute lasciati fuori finché non guarivano. Non possiamo, e non vogliamo, visitare chi arriva, anche perché le rare volte che lo facciamo magari rischiamo di incappare in un giudice che ci accusa di violare la privacy di chi giunge illegalmente qui. Al solito, la legge e i diritti valgono solo per noi e non per chi manteniamo.

Da anni ci dicono che gli immigrati porteranno benessere e ci pagheranno le pensioni, ma chi lo sostiene è il primo a non crederlo, altrimenti non ci chiederebbe contestualmente di alzare l’età pensionabile per evitare il fallimento dell’Inps. Tutta la narrazione sui benefici dell’immigrazione sta crollando pezzo dopo pezzo, abbattuta dalla realtà. L’uomo da millenni si sposta per migliorare le proprie condizioni di vita, quindi giocoforza chi arriva qui sta peggio di noi. Il problema è che, siccome anche noi non stiamo benissimo, siamo pieni di debiti e siamo cronicamente disorganizzati, con uno Stato incapace di badare ad alcunché, l’immigrazione, anziché migliorare le vite di chi sbarca, peggiora le nostre.

L’effetto al momento, sia dal punto di vista sociale sia della sicurezza, e adesso scopriamo perfino della sanità, è una regressione dell’Italia al livello dei Paesi di provenienza dei migranti, prima che un miglioramento delle loro vite. Il costo del lavoro è precipitato a livello immigrati, il capitolo sicurezza soffre della mancata integrazione degli extracomunitari, e non è solo una questione di stupri, che comunque non sarebbe marginale, ora scopriamo che ci arrivano pure le malattie.

Il nostro Parlamento non ha ancora approvato la legge sul suicidio assistito, malgrado la maggior parte degli italiani sia favorevole, ma procede a passi da gigante sulla via del suicidio, non assistito, della nazione. E non parliamo solo dello ius soli, su cui il governo vuol mettere la fiducia e il Pd è disposto a perdere le prossime elezioni, ma anche del fatto che spendiamo per un immigrato irregolare più di quanto non spendiamo per un povero italiano. Siamo fatti così, siamo buoni, ma pure fessi. Forse ci converrebbe diventare un po’ più cattivi, onde evitare di trasformarci in malvagi. Basterebbe fare come fanno nel resto d’Europa.

Ci costa, non la amiamo, ma almeno prendiamone esempio laddove ci potrebbe essere utile.

di Pietro Senaldi
@PSenaldi

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Commenti all'articolo

  • carlozani

    07 Settembre 2017 - 09:09

    Non è forse vero?Di malaria non se ne sentiva parlare da più di 50 anni.Le malattie infettive erano molto più leggere .Tutti da bambini prima o poi ci prendevamo il morbillo,la scarlattina,la pertosse ,senza vaccinazioni ,tranne per il vaiolo e nessuno moriva. Mia figlia piccola ,arrivata a casa appena nata e dopo 15 gg.si è presa la pertosse dalla sorella maggiore ed è guarita senza complicazi

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  • routier

    07 Settembre 2017 - 08:08

    Pietro Senaldi ha ragioni da vendere ma nell' Italia targata PD, l'intelligenza ed il buon senso sono più latitanti di Igor, il russo di romagna.

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  • ggturco

    07 Settembre 2017 - 01:01

    Ottimo articolo. Libero non si faccia intimidire dai parassiti, quelli di sinistra!

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