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La app per smartphone

Ecco il sito che indica le rotte. Toh il trucchetto dei migranti: l'invenzione è di due italiane

27 Ottobre 2017

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Ecco il sito che indica le rotte. Toh il trucchetto dei migranti: l'invenzione è di due italiane

È il social-network dei disperati. Anzi, proprio dei profughi. Si chiama "Hi Here", l' hanno inventato due ragazze italiane, e a dirla tutta nel mondo del www non sta rodando al meglio. Però le iscrizioni arrivano, su Facebook l' hanno già cliccato quasi mille persone e tra i migranti (per lo più stanziati da noi, anche se il servizio è disponile in quattro lingue differenti) il passaparola funziona. C' è Masai, nato in Angola nel 1967 che «offre tempo» (vai a capire di preciso cosa voglia dire) ad Alessandria, in Piemonte. C' è Taty che a Tagliamento Avellino, in Campania, ha organizzato una festa per l' integrazione, con tanto di «giochi, attività, musica e intrattenimento»: partecipare numerosi. Ma c' è anche Francesca, di Perugia, che offre «posti letto per ragazzi migranti in transito o in situazione di emergenza».

E poi Mombe, Yusuha, Djanbe e Sonoxellence, un malese capitato in qualche centro d' accoglienza dello Stivale nei mesi scorsi che però preferisce metterci solo la faccia. Cioè la foto. È l' esercito dei richiedenti asilo sul suolo tricolore che, armati di smartphone, cercano di restare in contatto. Tra di loro.

APP DA SCARICARE
In fondo è facile come scaricare una app. Letteralmente. Poi è solo questione di polpastrelli. Nella propria bacheca personale è possibile indicare il viaggio (spesso lungo e tormentato) intrapreso dal proprio Paese di origine e quindi, sulla base delle informazioni segnalate e delle tappe indicate, ricercare amici e conoscenti che per forza di cose si sono persi di vista. Che magari sono finiti in un centro lontano o hanno proseguito il cammino provando a passare il Brennero. Selezionando la città di appartenenza escono le varie attività in programma: corsi di italiano, convegni universitari, assemblee pubbliche per i diritti dei migranti. C' è chi avrebbe bisogno di un passaggio («cerco trasporto a Bologna», scrive un utente) e chi sta mettendo assieme una squadra di calcetto (per la partita "Black Panthers contro Cilli Calcio", nel campetto di Via Corelli, a Milano).

Per tutte queste operazioni noi usiamo Facebook, loro "Hi Here": l' accoglienza 2.0 passa anche dalla rete cellulare. E mica solo quella. La piattaforma ha una sezione a parte dedicata alle ong e agli enti che si occupano di loro. Vale lo stesso principio: ti iscrivi e inizi a smanettare, magari intercettando i fabbisogni e i commenti del profugo di turno. Visto che tra le attività possibili dovrebbe esserci anche quella di valutare la struttura della quali sono ospiti. Cinque stelline, qualità dell' alloggio, servizi locali e assistenza legale compresi. Il Tripavisor degli sbarchi.

VOTI ALL' ACCOGLIENZA
E in fondo sta tutto lì: una sezione (infinita) dedicata alla varia modulistica del settore, dalla convenzione di Dublino al regolamento Sprar, un filo diretto con le associazioni di volontariato e persino con i privati che si mettono in gioco (o meglio, in rete) e nessuna chat. «Per quelle ci sono già i social di massa», ricordavano qualche mese fa Caterina e Martina, le menti che stanno dietro a "Hi Here". Non che questa sia l' unica applicazione a misura di migrante, intendiamoci. Sui telefonini di mezzo Paese ci sono anche iMigrate (stessa struttura, stessa velocità di collegamento e l' obiettivo dichiarato di aiutare gli stranieri di tutta Europa a restare in contatto con le proprie famiglie), "Refugee aid" (che però si limita a fornire gli indirizzi utili ai propri clienti) e "AppMigranti" (un esperimento tutto triestino).

«CHIUDETELA»
«Se questo fosse un Paese normale applicazioni del genere verrebbero fatte chiudere immediatamente, ma siamo in Italia», sbotta il segretario della Lega Lombarda Paolo Grimoldi: «Favorire l' immigrazione non è uno scherzo. Qualche tempo fa c' erano persino dei siti internet che vendevano on-line i barconi degli scafisti. Ovviamente in italiano, chissà perché. Questo è il risultato di anni di politica buonista della sinistra che non ha saputo mettere un freno agli sbarchi e che ha riempito le nostre città di richiedenti asilo e profughi».

di Claudia Osmetti

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