La testimonianza

Napoli, "Così mi hanno picchiato al Pronto soccorso". Il dramma nascosto della violenza su medici e infermieri

11 Gennaio 2019

Napoli, "Così mi hanno picchiato al Pronto soccorso". Il dramma nascosto della violenza su medici e infermieri

«Vivo tuttora in uno stato d’ansia quotidiano, col timore di essere aggredito alle spalle mentre visito un paziente grave». Appare ancora scosso da quanto accaduto un anno fa, mentre svolgeva quella che per chi fa questo lavoro è ancora vista come una missione: salvare vite umane. Proprio in una di queste circostanze Emanuele (il nome è di fantasia), 40 anni, dirigente medico al pronto soccorso di uno dei più grandi ospedali del Mezzogiorno con sede a Napoli, è rimasto vittima di una violenta aggressione. Una delle 72 di cui sono protagonisti, loro malgrado, al Sud medici e operatori sanitari. Allarmanti i dati: 32 le aggressioni a Napoli nel solo 2018, rispetto alle 16 del 2017. Tra queste rientrano le 1.200 denunce indirizzate all’Inail per aggressione fisica e verbale in tutta Italia. Il Sud risulta essere il più interessato dal fenomeno con il 72% di episodi, mentre su scala nazionale si registrano 10 casi al giorno. Tra i profili più colpiti i medici di Pronto soccorso e Guardia medica (80,2%), Psichiatria (34,12%) e Ser.T (20,26%). Tra i dati spicca quello delle aggressioni di genere: il maggior numero di episodi vede coinvolto infatti il personale femminile con il 70% delle aggressioni segnalate. Numeri che saranno illustrati nel dettaglio dall’Anaao-Assomed, nel corso di un convegno dal titolo «Aggressioni in sanità - la salute degli operatori» in programma lunedì (dalle 9 alle 16) al Cto di viale Colli Aminei a Napoli.

Medici, infermieri e operatori che ogni giorno lavorano in trincea esposti a minacce, insulti, aggressioni. Proprio come Emanuele, che racconta la sua terribile esperienza. «Sono uno specialista di Medicina interna - spiega - e svolgo la professione dall’età di 29 anni. Ma non mi era mai capitato di subire tanta violenza». Il ricordo di quegli attimi riaffiora come fosse ieri nella mente del medico. «Durante un turno serale stavo visitando un paziente colpito da ictus cerebrale - ricorda - quando un gruppo di persone mi ha aggredito sostenendo di avere la priorità nel far visitare una loro congiunta, arrivata in codice verde al Pronto soccorso. Ero seduto al computer, quando sono stato sorpreso di spalle e aggredito con calci e pugni da una donna. Il risultato? Ho avuto 20 giorni di prognosi con diagnosi di policontusioni, trauma cranico ed ecchimosi in tutto il corpo. Ma soprattutto uno stato d’ansia che ancora mi accompagna, perché ci si sente sviliti nel momento in cui, pensando di salvare vite umane, si viene picchiati selvaggiamente». 

«Bisogna accendere un faro sul fenomeno - reclama Bruno Zuccarelli, vice presidente nazionale Anaao - per capire se si debba adottare la linea dura con pene più severe o invocare il riconoscimento per il medico della carica di pubblico ufficiale, per salvaguardarne l’operato. Perché purtroppo è finito il tempo in cui il “camice bianco” è intoccabile. Quel che è peggio - aggiunge - è che i colleghi sono disincentivati alla denuncia per il timore di ritorsioni. Ma ci preoccupa è anche il cittadino, in quanto se viene assistito da un medico che ha paura, che non si sente sicuro, non avrà la certezza di ricevere cure adeguate. Non dimentichiamo inoltre - conclude Zuccarelli - che molti medici dopo aggressioni e minacce ci hanno rimesso la vita o, in qualche caso, sono stati violentati in Guardia medica». 
 
L’Anaao vigila da tempo sul fenomeno su tutto il territorio nazionale e ancora di più nella regione Campania, dove anni di commissariamento e mancata programmazione hanno ridotto sensibilmente la fiducia dell’utenza verso il sistema sanitario pubblico. Al convegno di lunedì al Cto parteciperanno, tra gli altri, i dirigenti Anaoo-Assomed, Tonino Aceti, responsabile Diritti del Malato, Maria Erminia Bottiglieri, referente nazionale Area strategica della professione FNOMCeo e i responsabili di alcuni presidi ospedalieri. Tra i parlamentari interverranno il sottosegretario di Stato per il Sud Pina Castiello (Lega), il vice presidente commissione Affari Sociali e Sanità Michela Rostan (Liberi e Uguali), Paolo Russo (Forza Italia), componente commissione Bilancio, Manuel Tuzi (M5S), componente commissione Cultura, Scienza e Università, Paolo Siani (Pd), pediatra e componente commissione Affari Sociali ed Enrico Coscioni, consigliere del presidente della Regione Campania per la Sanità.   

di Giuliana Covella