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Cattivi maestri

Milano, il comune ospita l'ex brigatista Balzerani che vuole liberare Cesare Battisti

19 Aprile 2019

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Il Comune di Milano ospita la Balzerani, la brigatista che vuole liberare Battisti

Il fisico minuto tradisce la durezza dell' anima. Forse d'acciao, come allora. «La prima volta che mia madre è venuta a trovarmi in carcere mi ha chiesto se ero pentita. Ovviamente la mia risposta è stata no». Barbara Balzerani, ex brigatista rossa, dirigente della colonna romana e componente del commando che rapì Aldo Moro e uccise gli uomini della scorta in via Fani a Roma, pronuncia quel no con tantissime «ooo». Un eco sordo, ma che dice molto della sua storia passata e presente.

Mai pentita né dissociata, dopo aver scontato la pena in carcere, oggi fa la scrittrice. Sei libri all' attivo. L' ultimo, L' ho sempre saputo, lo ha presentato ieri in via Senigallia, Municipio 9, periferia Nord, in un locale del Comune di Milano dato in gestione ad una cooperativa sociale che vuole portare «un po' di cultura nel quartiere». Ieri c' era solo la cronaca. Quella degli anni di piombo, «con i quali non sono stati fatti i conti, da parte di nessuno. Noi siamo stati sconfitti», dice la Balzerani, «ma chi ha vinto non ha ragione». E quella recente, con il caso Battisti, che entra dalla porta di questo locale del Comune di Milano dato in gestione, con l' avvocato dell' ex terrorista. «Il 41 bis per una persona che è andata via dall' Italia 40 anni fa, quando aveva 20 anni, lo troverei inappropriato.

Battisti ha fatto parte di un percorso storico molto importante del nostro Paese, che ha visto coinvolte migliaia e migliaia di persone. Basta leggere la storia», dice Davide Steccanella, l' avvocato dell' ex componente dei Pac, che ora si trova nel carcere di Oristano per scontare la condanna per omiciodio dopo decenni di latitanza. «Io non discuto le sentenze passate in giudicato, mi limito ad osservare che è un periodo storico che c' è stato in Italia 40 anni fa e che ha interessato tutto il mondo. Non mi risulta che ci siano altri ergastolani che scontano quel periodo storico». Manca solo che gli scappi la citazione del libro di Mario Capanna, Formidabili quegli anni, e saremmo apposto.

Il sangue versato, l' elenco sterminato di vittime lasciate sul selciato, non ha fatto di quel periodo un periodo storico molto importante, ma solo drammatico. Sergio Zavoli, con una fulminante metafora, l' ha definito La notte della Repubblica.
Per la Balzerani, secondo la quale i conti con quella storia non sono stati fatti, «mille commissioni d' inchiesta e nessuna verità, perché nessuno ha sentito le fonti dirette», gli anni '70 non sono stati solo piombo.
C' è stato anche l' oro. «In quel periodo sono state fatte grandi conquiste sociali e economiche eppure si riduce tutto a quella formula: anni di piombo». Leggendo in filigrana le sue parole è un po' come se, nel suo modo di vedere l' ordine cronologico dei fatti, il terrorismo avesse accelerato gli eventi. Moltiplicato i processi.

Le vittime, drammaticamente, restano sullo sfondo. Immagine sfocata e seppiata. Ma il dolore dei familiari non scolorisce. L' associazione Vittime del Dovere ha chiesto che le istituzioni intervengano in modo concreto «per stigmatizzare i palcoscenici incalzanti organizzati per gli ex terroristi».
Sull' incontro con la Balzerani l' assessore Regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato, è stato il primo a sollevare il caso. «È una polemica non polemica», ribatte Letizia Barreca, presidente della cooperativa "Volontari senza frontiere", assegnataria della sala, «Questo è uno spazio dove facciamo cultura per il quartiere. Il Comune non ne sapeva nulla perché noi non abbiamo comunicato nulla perché non siamo tenuti a farlo». Però a Palazzo Marino non l' hanno presa bene, come ammette poi la stessa Barreca. «Barbara Balzerani ha scontato interamente la sua pena», dice l' avvocato di Battisti, «se qualcuno crede nella legge dovrebbe riconoscere questo fatto, se invece continuiamo a fare finta di essere legalitari e ce la prendiamo con un soggetto che ha scontato l' intera pena solo perché presenta dei libri a mio parere c' è incoerenza». Punti di vista.

Un po' meno certe posizioni della Balzerani, secondo la quale il carcere è solo un «grande inganno», visto che non riabilita, mandando in scena solo «la finzione». Ragione, questa, per la quale la Costituzione «è carta straccia». Certe ragioni di «ieri», sembrano ancora quelle dell' oggi. «Eravamo tanti nelle strade, nelle piazze, in ogni angolo della città», scrive la Balzerani nel libro, «e non eravamo soli. I padri e fratelli maggiori c' erano, con noi, con la stessa ostilità». Ecco con quale storia non avremmo fatto i conti. E con quale l' ex terrostista chiede di confrontarsi, come rimarca anche nel primo capito del libro. Perché il capitalismo «cattivo» e ancora lì. A creare le nuove vittime, gli immigrati.
Tanto che anche il 25 aprile, ormai, non conta più nulla: «Da quando l' ex presidente Giorgio Napolitano ha equiparato i partigiani a quelli che andarono a Salò con Mussolini», spiega la Balzerani. «Matteo Salvini ora a ragione a dire che non lo festeggia». Pentita?
«No...».

di Enrico Paoli

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