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L'iniziativa

A scuola di felicità, il primo campus in Lombardia: così aiutano i bimbi a trovare la loro vocazione

11 Luglio 2019

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Sandro Formica

Cos`è la felicità?
«È uno stato dell`essere, non è un`emozione. La scienza, dice che il 50% della felicità è dovuta ai geni. Il 10% invece è causato da fattori esterni. E il restante 40% è dato dal modo di pensare, sentire, dalle emozioni, da come ci prendiamo cura del nostro corpo, della nostra mente, del nostro cuore. Così possiamo arrivare anche al 100% della felicità. È esattamente il percorso che ho fatto io. Nasco da esperienze non necessariamente felici, dove la sofferenza era un tema abbastanza conosciuto e comune in famiglia. Per questo considero la felicità come un "muscolo", che quando viene allenato, proprio come quando si va in palestra o a correre, cresce sempre di più».

Sandro Formica, docente di benessere interiore presso la Florida International University di Miami e una cattedra di Economia della felicità all`Università di Palermo, nel corso degli anni ha sviluppato un metodo che permette di scoprire, approfondire, acquisire aspetti di sé indispensabili per utilizzare appieno il proprio potenziale e avere successo nella vita e nel lavoro. Questa è la felicità. Professore c`è una predisposizione naturale...

«Ci sono persone che sono aiutate dalla genetica. Il che non vuol dire che le altre siano sempre tristi: sono semplicemente meno inclini alla felicità. Quindi o sei fortunato e percepisci tutto quello che ti accade in maniera positiva, oppure ti devi impegnare affinché questo avvenga». Per questo sono nati i suoi corsi, per aiutare chi da solo non riesce a essere mai contento di nulla... - «In realtà deve scattare dalla consapevolezza il desiderio di fare un per- corso per raggiungere la felicità, che si può fare da soli o chiedendo aiuto. Poi tutto dipende dalla determinazione e dalla pratica fatta ogni giorno. Non si può pensare di essere felici per un giorno e rilassarsi».

È un percorso più facile per i più piccoli. Ecco perché adesso il suo metodo entrerà nella scuola di Melegnano?
«Nel Centro Scolastico Giovanni Paolo II, dove si educano e istruiscono bambini da zero a 18-19 anni, dal nido passando per l`asilo alle elementari, dalle medie al liceo, è più semplice, perché sono meno condizionati dalla società».

Ma non c`è il rischio per questi ragazzi poi di doversi confrontare con una realtà "meno allegra", in famiglia, all`Università, nel mondo del lavoro?
«No, perché chi frequenta i miei corsi, ovvero la Scienza del sè, impara la comunicazione empatica. Per esempio un bambino invece di fare i capricci e dire alla mamma "non mi fai mai giocare al parco", dirà "guarda che io ieri ti ho chiesto di portarmi al parco, mi hai detto di no: sono triste perché avrei bisogno di giocare all`aria aperta; saresti disponibile a portarmi la prossima settimana?". Questi bambini di fronte a un interlocutore aggressivo tendono a non fermarsi alle parole ma a "notare" le motivazioni scatenanti. Se la madre dice: "sono stufa, basta, non t`accorgi che ho mille cose da fare?", il bambino risponderà alla madre "mamma, sei un po` frustrata perché hai bisogno di più tempo per te?"».

Una crescita più veloce...
«Si diventa emotivamente più forti. Per esempio di fronte ai genitori che litigano il figlio tenderà a intervenire e a capire quali bisogni della madre e del padre siano inespressi. Comunque alla scuola di Melegnano dal 7 settembre saranno introdotti dei corsi obbligatori per i genitori dei bambini da O a 8. In questa fascia di età tutto quello che si vive viene asorbito. Non si può rischiare di fare un lavoro a scuola che poi viene distrutto a casa».

È una scuola riconosciuta?
«È una scuola paritaria, progetto pilota destinato a essere replicato nel resto d`Italia. Che cerca di insegnare la vita più che le materie fini a se stesse».

Cioé...
«Per esempio Dante viene studiato per far emergere il talento di ogni studente. La scuola non può solo fornire delle nozioni, deve aiutarti a scoprire capacità e inclinazioni e permetterti di coltivarle. Le materie devono far sbocciare il talento ed essere utilizzate a supporto per rinforzarlo. Dai 20 ai 30 anni io ho speso oltre 20mila ore ad acquisire competenze che non ho mai utilizzato, questa è follia. Ecco perché io voglio cambiare la scuola. Un conto è insegnare la Scienza del sé nella sua purezza, ancora più importante è inserirla in tutte le materie».

Il momento è delicato per i ragazzi, le cronache parlano ogni giorno di bullismo...
«lo mi confronto ogni giorno con i ragazzi, dopo 2 ore di mie lezioni riescono a raccontarmi i loro problemi, dalla mancanza di punti di riferimento ai genitori divorziati, con i quali non riescono ad avere rapporti, agli insegnanti, molti dei quali non vedono l'ora di andare in pensione, quindi ormai hanno poco da dare. Sono giovani confusi, che non sanno prendere decisioni, hanno solo rabbia dentro. Sono frustrati. La cosa bella è che gli studenti di Melegnano che parlano bene inglese sono già stati gratuitamente a fare il mio corso universitario a Miami insieme agli studenti americani. E l`esperienza per loro è stata molto istruttiva».

So che è stato fatto anche un corso per gli insegnanti.
«Esatto. A quei corsi hanno partecipato pure molti professionisti. Per esempio, un notaio ha voluto portare la sua esperienza poi nel suo studio di Palermo: appena tornato ha interrogato i suoi dipendenti su quanto fossero soddisfatti. Ora desidera creare un clima gratificante all`interno del suo ambiente, affinché tutti possano avere una vita felice. E visto che il lavoro occupa più della metà del nostro tempo è giusto passarlo senza sentirsi obbligati o frustrati».

La felicità è contagiosa, basta una persona serena e soddisfatta per cambiare l`ambiente. Oppure è vero il contrario: se c`è una mela marcia in breve marciscono tutte le altre?
«Dipende dall` autoconsapevolezza acquisita per riuscire a cambiare l`ambiente intorno. All`inizio c`è un po` di resistenza poi i risultati si vedono: la felicità aumenta la produttività, lo diceva già uno studio fatto negli anni `20».

La felicità aumenterebbe il Pil...
«Assolutamente sì. Quando sei felice, sei più creativo, noti di più le cose, fai meno errori, sei più collaborativo. Addirittura alcune persone (felici) dicono che, se anche i soldi non gli ser- vissero per mangiare, andrebbero a lavorare pure gratis, perché li fa stare bene. E le aziende che hanno coltivato la felicità sono quelle che hanno avuto più matrimoni all`interno».

Un esercizio da fare in ufficio...
«Fare una lista di tre valori principali e chiedere ai colleghi di fare la stessa cosa. Poi, cercare a turno di individuare i valori degli altri. Sono informazioni utili e preziose per interagire. E soprattutto è un mettersi a nudo che aiuta i rapporti interpersonali».

Ci sono delle regole di base...
«Una è l`impegno: allenare la felicità. L`altra è il significato della vita che gli americani chiamano meaning. E poi c`è il piacere. Quando siamo felici è perché stiamo facendo, dicendo, pensando qualcosa che ci arricchisce».

Dunque, piacere, impegno, significato. E l`amore?
«È alla base di tutto. La sfida più grande della vita è l`amore incondizionato. È facile amare le persone che ti amano. Più difficile quando non si è ricambiati. Ma prima di tutto viene l`amore per se stessi. Come posso fare qualcosa per gli altri se io non mi amo?».

Una volta acquisita e con un po` di allenamento la felicità può essere una costante della nostra vita?
«E uno stato dell`essere che mi creo. Ma non è costante. Le persone più felici - è dimostrato da studi europei - sono quelle che vivono ed esprimono tutta la gamma dei sentimenti. Tuttavia la persona consapevole non rimarrà triste per mesi, perché sa gestire le emozioni».

Torniamo agli esercizi.
«Nel mio libro (Personal Empowerment: Empower the Leader Within You, ndr) ci sono oltre 200 esercizio. Per esempio, prima di andare a letto scrivi i 5 successi della giornata. E rifletti su quanto la tua vita sia allineata ai tuoi valori. È stato un esercizio che mi ha cambiato completamente. Per me è fondamentale la libertà. Allora mi chiedo "al lavoro sono libero? Faccio quello che voglio fare o quello che non mi sento di fare? In quale percentuale? Come posso cambiare e fare solo quello che voglio veramente?". L`esercizio presuppone che la persona stili una lista di valori, poi prenda una giornata-tipo, dal risveglio al coricarsi, e scriva una percentuale di allineamento tra l`azione svolta e i valori. L`obiettivo è di portare tutto al 100%».

Come gestire i pensieri negativi che ci fanno sentire tristi?
«Noi abbiamo dai 50 ai 75.000 pensieri al giorno. La scienza dice che circal`80% di questi sono negativi. Quindi a 40-45 anni hai creato circa I miliardo di pensieri negativi! Il segreto per avere più pensieri positivi è pensare meno al passato e al futuro e più al presente. E se arriva quello negativo, trasformalo in positivo: smettere di pensare a quello che non si vuole che accada per dare spazio a ciò che si desidera. Quando inizi ad allenare la mente, a pensare positivo interrompi quelle sinapsi negative e sviluppi un rapporto più intimo con le sinapsi positive. Non penso più a quello che non-voglio, ma a quello che voglio».

E infine...
«Chiedersi qual é Io scopo della vita. È qualcosa di più grande di noi, ma ci fa vivere in media 7 anni più a lungo, ammalare di meno, e dà maggior benessere. Il mio proposito è quello di portare consapevolezza e felicità in tutte le organizzazioni, partendo proprio dalla scuola. Alla fine della giornata mi interrogo se mi sono allontanato o mi sono avvicinato al mio scopo. Se scopro di essere troppo distante devo immediatamente riprendere la rotta, perché ogni giorno va vissuto sempre come fosse l`ultimo».

di Daniela Mastromettei

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