Ermellini da tosare

Stipendi, benefit, auto bluI 15 giudici della Consultaci costano 3 milioni a toga

Matteo Legnani

La Costituzione tutela il risparmio delle famiglie, ma i primi a non rispettare il dettato della Carta su cui si fonda la Repubblica sono i giudici della Corte costituzionale, cioè le persone cui spetta l’interpretazione corretta e rigorosa dei 138 articoli che regolano il nostro Paese. Non si tratta solo della vecchia questione che rende «todos caballeros» i supremi giudici, trasformando negli ultimi mesi di mandato in presidente ogni magistrato della Consulta, così da consentire a chiunque di andare in pensione con un vitalizio superiore a quello che otterrebbe restando semplice togato della Corte. No, c’è dell’altro e lo si scopre grazie a uno studio del professor Roberto Perotti, docente della Bocconi con alle spalle collaborazioni con il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e quella Centrale europea e un’altra serie di istituzioni prestigiose tra cui la stessa Banca d’Italia. Che scrive Perotti nel saggio che ha pubblicato ieri su La voce.info, sito internet di cervelloni a cui collabora? Semplicemente che quello della Corte costituzionale è uno scandalo nascosto. Anzi: forse il più grande scandalo della pubblica amministrazione. «Pochi hanno il coraggio di parlarne», sostiene il professore, «ma i bilanci parlano da soli». Il docente infatti si è preso la briga di analizzare i dati che la stessa Corte pubblica su Internet, dati che curiosamente non sono consuntivi, cioè di fine esercizio, ma preventivi. Dunque c’è il rischio che alla fine i bilanci della Corte siano addirittura peggiori di quelli di inizio esercizio, come quasi sempre capita nella pubblica amministrazione:  basti pensare alle previsioni formulate da ogni governo al principio dell’anno e confrontarle con i risultati raggiunti dodici mesi dopo. Ma restiamo alle cifre di Perotti ancorché non consuntive. Si comincia dalla retribuzione dei quindici giudici costituzionali. Lo stipendio lordo del presidente ammonta a 549 mila  407 euro, mentre quello di un componente del collegio si abbassa di circa centomila euro: 457 mila 839 euro, per la precisione. In Gran Bretagna, i colleghi dei nostri giudici costituzionali incassano ogni anno 217 mila euro, meno della metà. In Canada ci si discosta di poco: 234 mila euro per il presidente, 217 mila per i semplici togati. Ma il meglio lo si registra negli Stati Uniti: il presidente della Suprema Corte ha una retribuzione di 173 mila euro, mentre gli altri si fermano a 166, cioè un terzo di quanto incassano i componenti della nostra Consulta. Sebbene già questo basti a far ribollire il sangue di molti contribuenti che si vedono vessati dal Fisco più avido d’Europa, c’è però dell’altro. Lo stipendio infatti non tiene conto dei vari benefit, che per i giudici della Corte costituzionale italiana non sono pochi. Si va dall’auto blu a disposizione in ogni momento, con tanto di tessera Viacard e Telepass, ai biglietti ferroviari, aerei e di altri mezzi di trasporto: tutto a carico del bilancio pubblico. Ogni giorno lavorativo dei togati, essendoci due autisti a disposizione, viene dunque a costare 750 euro. Commenta Perotti: in un anno il servizio costa 2,25 milioni, cioè 150 mila a giudice; a questo punto converrebbe far viaggiare i guardiani della Costituzione in elicottero, si spenderebbe la stessa cifra. Ma a questi dati c’è da aggiungere altro, perché i 15 fortunati dispongono anche di telefonino, pc portatile (al momento non risulta l’Ipad, ma forse si tratta di una disattenzione) e di un’utenza telefonica domestica a spese dello Stato (ma, bontà loro, a quella possono rinunciare). Non è finita: per non sottoporre i giudici a uno stress eccessivo durante i trasferimenti da casa all’ufficio, l’amministrazione ha pensato bene di mettere a loro disposizione una foresteria (dunque quindici) composta da uno o due locali con annessi servizi igienici e angolo cottura. Perotti precisa che gli alloggi sono nello stesso Palazzo della Consulta o in via della Cordonata, cioè in pieno centro. Risultato: la nostra Corte costituzionale costa più di tre volte  quella inglese. Quarantun milioni contro i 13 della Corte britannica. Le spese per il personale, giudici esclusi, è dieci volte superiore: più di 28 milioni contro i 2 milioni e mezzo (scarsi) raggiunti dai sudditi della regina Elisabetta. Attenzione però: da questo resoconto paiono escluse le pensioni per gli ex e per i superstiti, e siccome in media ogni giudice che ha lasciato il servizio costa 200 mila euro l’anno e di ex ce ne sono 120 cui si sommano 78 superstiti (cioè vedove) fanno altri 5 milioni e 800 mila euro, cui vanno sommati  13 milioni e mezzo di pensioni dei dipendenti (costo medio 68 mila euro).  Chiosa il professor Perotti: c’è da stupirsi se la Corte costituzionale ha bocciato il taglio alle pensioni d’oro? No, non c’è da stupirsi. Semmai c’è da chiedersi perché il governo abbia sentito l’obbligo di spendere 300 mila euro per ingaggiare a Washington un commissario alla spesa pubblica. Che bisogno c’era di andare a prendere un tizio nella Capitale americana per capire dove tagliare? Bastava fare una telefonata al docente della Bocconi, che sono certo il lavoro lo avrebbe fornito gratis. Ma è ovvio: ogni taglio della spesa, se non comincia con una spesa in più, non rispetta la tradizione italiana. Auguri. di Maurizio Belpietro