I precari degli istituti parificati esclusi dal concorso

Il piano segreto dei 5 Stelle per tagliare le scuole cattoliche

13 Febbraio 2020

Lucia e la scuola aperta

il ministro dell'Istruzione al lavoro

Non sappiamo se la ministra dell’Istruzione grillina Lucia Azzolina conosca la parabola didattica del professor Frank McCourt. Vincitore del Pulitzer per Le ceneri di Angela, irlandese più laico che moderatamente cattolico, McCourt passò quasi tutta la vita ad insegnare nelle scuole più disagiate della New York degli anni 60; e, scrostandone l’umanità, nonostante fosse un convinto assertore della docenza pubblica, nel nome di banali libertà costituzionali, riteneva che i prof d’America (ci scrisse sopra un libro bellissimo, Hey, Prof!), di scuola pubblica o privata dovessero essere tutti trattati -bene- allo stesso modo, anche perché a trattarli male spesso c’erano già gli studenti.

Ecco, non so come la prenderebbe, oggi, il professor Mc Court, alla notizia che la ministra dell’Istruzione abbia trovato un modo, neanche troppo raffinato, per chiudere, di fatto, le scuole paritarie, in gran parte cattoliche. Accade infatti che negli schemi dei decreti dei concorsi per stabilizzare i precari, il Ministero abbia escluso i docenti delle scuole paritarie che non potranno quindi partecipare al “concorso straordinario per 24mila cattedre nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, riservato agli insegnanti precari con almeno tre annualità di servizio”. Cioè, il prossimo bando di concorso, riguarderà esclusivamente i docenti statali sia per l’immissione in ruolo sia per l’abilitazione. Questo, nonostante la legge 150/2019 avesse già ribaltato il precedente decreto- legge “salva-precari” imponendo, appunto, ai precari delle paritarie di partecipare alla procedura straordinari per l’abilitazione all’insegnamento. Naturalmente, i precari delle paritarie sono sul piede di guerra: denunciano l’abuso, lamentano l’ennesima discriminazione, scrivono perfino al Presidente della Repubblica Mattarella: “Siamo certi, Presidente, che come già accaduto lo scorso ottobre, saprà fare in modo che vengano tutelati i nostri diritti di cittadini e lavoratori, nati e vissuti sotto la bandiera della democrazia”. Ma l’azione del Miur in realtà fa nascere un fastidioso retropensiero. Che, in realtà, impedendo ai docenti delle scuole pubbliche paritarie di abilitarsi, queste ultime, che hanno per legge l’obbligo di assumere docenti abilitati, dovranno chiudere. Ora, chi scrive, da laico, è per la scuola pubblica ad oltranza. Ma, da liberale, sono altresì convinto che ogni famiglia debba essere nel diritto di scegliersi la scuola che vuole.

E, in ogni caso, esistono delle leggi, delle quali, da vent’anni, si simula l’applicazione. La legge 62 del 2000 sulla parità scolastica è ancora lontana dalla sua completa attuazione. Nonostante sancisca che il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie “a queste ultime sono riservate le briciole dei finanziamenti all’istruzione. Rispetto ai circa 7mila euro spesi per ciascun alunno della scuola statale, ammontano a poco più di 500 quelli destinati ad ogni studente della paritaria Eppure, come confermato anche da una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (la 32386 del 2019), ‘le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e sono soggette alla valutazione dei processi e degli esiti da parte del sistema nazionale, secondo standard stabiliti dalla legge’”, scrive il quotidiano cattolico Avvenire.  Quotidiano cattolico che, però, evoca una sentenza laica anche della Corte Costituzionale; la quale Corte, nel 2003, aveva dichiarato inammissibile il referendum abrogativo della legge 62, dato che le scuole paritarie concorrono, “con le scuole statali, al perseguimento dell’obiettivo prioritario della Repubblica: l’espansione dell’offerta formativa dell’istruzione”. Eppoi, parlano i numeri, fanno rumore le cifre, esplodono le statistiche: 866.805 studenti iscritti alle scuole paritarie. (di questi, 524.031 sono bambini della scuola dell'infanzia) e 13.601 alunni con disabilità iscritti alle scuole paritarie, con un aumento di 1.400 in un solo anno scolastico. All’epoca in cui il ciellino Roberto Formigoni detto il Celeste governava la Lombardia si diceva che avesse predisposto una solida gabbia legislativa, un’inarrivabile copertura istituzionale per il sostegno delle scuole paritarie (in gran parte cattoliche). E forse era vero. Ma, alla fine, Formigoni faceva Formigoni e quel approccio -diciamo- “divino” alla materia poteva infastidire; ma quel che, in anni, se ne trasse fu il “sistema lombardo”, uno dei migliori sistemi scolastici d’Europa. Allora chi aveva il potere stava nell’alveo cattolico del centrodestra. Sarebbe disdicevole che oggi lo sfregio ai precari paritari avvenisse soltanto per il pregiudizio ideologico di chi proviene da posizioni politiche opposte. Davvero il laico McCourt direbbe che l’educazione dei nostri figli non vale queste guerre da bassa trincea…