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Coronavirus, Mattia il paziente uno: "Essere simbolo della tragedia è un peso che mi tormenta"

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Mattia, il paziente uno, primo contagiato da coronavirus in Italia è finalmente uscito dal tunnel e dopo un mese è tornato a casa. "Essere il contagiato-simbolo di una tragedia epocale, è un peso che mi tormenta. Da oggi posso invece diventare finalmente il punto di riferimento della resistenza all'epidemia, la prova che grazie ai medici guarire si può. Io però ho avuto fortuna. Sono stato attaccato tra i primi dal virus, a Codogno e a Pavia ho contato subito sulle cure che mi hanno permesso di tornare a vivere. Così penso alle migliaia di persone che adesso faticano a trovare un letto in ospedale per farsi curare, a chi rimane senza ossigeno, a chi aspetta e ha paura di morire", racconta a La Repubblica.

Il trentottenne sottolinea quanto sia importante in questo momento isolarsi: "Nelle corsie si sta combattendo una guerra: prego tutti in ginocchio di restare a casa, di allontanarsi dai propri cari e dagli amici. Nessuno può sapere se è stato contagiato, la prevenzione è indispensabile: se le distanze non vengono rispettate, medici e infermieri presto non riusciranno più ad aiutarci".

Di Castiglione d'Adda, manager all'Unilever di Casalpusterlengo, una figlia che nascerà in questi giorni, e che "presto potrò accarezzare" ."senza il timore di infettarla. Dire grazie ai medici per me non è una banalità". Appena uscito dal coma, racconta ancora, "ho sognato di mangiare gli gnocchi promessi da mia moglie. Poi una pizza con gorgonzola e salamino piccante, più una birra. La vita è bella perché si alimenta di cose semplici".

"Solo quando il 9 marzo mi è stato tolto il tubo dell' ossigeno dalla trachea - dice - ho saputo di essere sopravvissuto al coronavirus". Per infermieri e medici dell' équipe di Mojoli, a Pavia i giorni critici sono stati i primi quindici. "Mattia era gravissimoanche se giovane, forte e atletico. Alcuni cluster famigliari si sono già registrati, quello di Mattia è esemplare e per questo stiamo studiando la predisposizione genetica. Più la risposta degli anticorpi è esagerata, più la malattia si rivela grave. A quel punto non c' è cocktail di farmaci che tenga: ti salva la ventilazione meccanica invasiva, con ossigeno fino al 100% a pressione positiva per tenere aperti anche gli alveoli periferici. In condizioni normali una persona respira ossigeno al 21%".  

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