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Coronavirus. Istat: "La crisi post Covid è costata 500 milioni di posti di lavoro". Entro dicembre "un terzo delle imprese a rischio chiusura"

Una donna al lavoro in fabbrica

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La crisi post Covid è costata 500.000 posti di lavoro. Lo ha detto Roberto Monducci, direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell'Istat, in audizione al Senato, parlando di un calo del mercato occupazionale. 

 Monducci, citando le indagini a disposizione, ha aggiunto che "oltre un terzo delle imprese ha denunciato fattori economici ed organizzativi che mettono a rischio la sopravvivenza, rilevando un rischio per la sostenibilità dell'attività da qui a fine anno".

L'impatto sulle imprese ha determinato  "seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell'occupazione, circa 3,6 milioni di addetti, e al 22,5% del valore aggiunto, circa 165 miliardi di euro) ha denunciato l'esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell'anno".  

 

La prospettiva di chiusura, rileva Istat, è determinata dall'elevata caduta di fatturato (oltre il 50% in meno sul 2019) che ha riguardato il 74% delle imprese e dal lockdown (59,7% delle imprese). I vincoli di liquidità (62,6% delle unità a rischio chiusura) e la contrazione della domanda (54,4%) costituiscono i principali motivi, i vincoli di approvvigionamento lato offerta sono un vincolo più contenuto (23%).

 

Nella relazione Monducci ha spiegato che "gli effetti dell'epidemia hanno cominciato a manifestarsi quando gli uomini, i giovani, il Mezzogiorno e i meno istruiti non avevano ancora recuperato i livelli e i tassi di occupazione del 2008. Le diseguaglianze aumentano anche rispetto alla qualità e alla stabilità dell'occupazione". A giovani, donne e residenti al Sud «è associato un rischio elevato di marginalità e di perdita del lavoro. Inoltre "un tratto fonte di distorsione e di vulnerabilità è l'elevata quota di lavoratori irregolari», pari al 13,1% dell'occupazione totale, 3,3 milioni di individui, soprattutto in agricoltura, industria in senso stretto, costruzioni e servizi (con punte in alberghi e pubblici esercizi), lavoro domestico (58,3%)".

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