Pandemia

Coronavirus, accelerata sui test rapidi in farmacia: sì del governo

File interminabili ai drive in per il tampone-coronavirus, ospedali e asl oberate, il Governo finalmente si muove e per tenere sotto controllo i contagi annuncia l'arrivo di test rapidi, acquistati dal commissario straordinario Domenico Arcuri, che saranno somministrati dai medici di famiglia e nella farmacie. "Già in alcune regioni in farmacia si fanno i test sierologici - ha affermato il ministro della Salute Roberto Speranza - proviamo a fare una sperimentazione, come sta avvenendo a Trento, per effettuare gli antigenici".  E mentre Federfarma plaude l'annuncio del ministro Speranza, Filcams Ggil nazionale boccia i test in farmacia: "Troppo rischioso per lavoratori e clienti. Per poter fare i tamponi a persone che sono state esposte al rischio di contagio sono necessari abbigliamenti, spazi e procedure per gli operatori che le farmacie spesso non possono garantire. Significherebbe esporre un luogo frequentato da molte persone al rischio di divenire un focolaio di diffusione del virus".

 

 

Il ministro  per gli Affari regionali Francesco Boccia ha annunciato che "con un'ordinanza della Protezione civile si creerà un contingente per potenziare le reti sanitarie interne alle Asl e rafforzare le operazioni di tracciamento". Si tratta 2 mila operatori che  verranno individuati con un bando: 1.500 per effettuare tamponi, test e tracciamento, altri 500 lavoreranno sulla richiesta di informazioni e sulle procedure da seguire. 

Non solo, per ridurre la pressione su ospedali e dipartimenti di Sanità pubblica, dopo gli annunci dei mesi scorsi, negli studi dei medici di famiglia stanno per arrivare le strumentazione per la diagnostica (dagli ecografi, agli elettrocardiografi, agli spirometri) per consentire la presa in carico degli assistiti, anche cronici, che soffrono di patologie non-Covid e rischiano di restare indietro. 

L'accordo dovrebbe emergere dal tavolo convocato per lunedì prossimo dal Ministero della Salute potrebbe però incorrere in qualche ostacolo non da poco. L'intesa prevede l'adesione volontaria dei camici bianchi e una possibile aggiunta contrattuale all'accordo collettivo di lavoro dei medici di base, ma per quanto riguarda le strumentazioni per la diagnostica, il documento parla di formazione e costi per la manutenzione "in carico ai professionisti ai quali vengono assegnate le attrezzature". "Ci trattano come l'ultima ruota del carro - ha commentato il segretario generale del Sindacato dei medici italiani (Smi) Pina Onotri - ma bisogna prevedere l'impegno di denaro per queste cose, non ci vengano a dire che se si rompe un ecografo lo dobbiamo ripagare noi, come pure la formazione".