L'ex primula rossa

Graziano Mesina, catturato il super-boss dopo 17 mesi di latitanza: per il "sardo più pericoloso" la corsa è finita

Dopo 17 mesi di latitanza Graziano Mesina è stato arrestato nella notte dai carabinieri del Ros con il supporto del comando provinciale carabinieri di Nuoro e dello squadrone eliportato cacciatori di Sardegna. Aveva fatto perdere le sue traccie nel luglio 2020 per evitare di scontare una pena di 24 anni di reclusione, emesso dalla procura generale presso la corte di Appello di Cagliari. Mesina è stato rintracciato in una abitazione di Desulo, centro del nuorese. "Quando lo abbiamo arrestato ha alzato gli occhi al cielo, sembrava che stesse dicendo 'E' finita'. Ma è rimasto in silenzio. Non ha detto una sola parola. Non ha avuto alcuna reazione", spiega uno dei carabinieri che ha messo le manette al latitante. Secondo quanto racconta chi era presente al blitz, Mesina sembrava "sorpreso". Forse non si aspettava che i carabinieri riuscissero a scoprire il suo covo. Era ospite di due coniugi, anche loro rimasti in silenzio dopo l'irruzione del Gis e del Ros. I due, accusati di favoreggiamento, sono stati arrestati. A casa i militari dell'Arma hanno trovato una somma di denaro che è stata sequestrata. 

 

 

Mesina è un "maestro" della fuga. Nella sua vita criminale, infatti, di evasioni, alcune delle quali rocambolesche, l'ex primula rossa del banditismo sardo ne ha totalizzate 22, dieci perfettamente riuscite. "Grazianeddu" finì in carcere la prima volta nel 1956, ad appena 14 anni, con l'accusa di porto abusivo di armi. Dietro le sbarre, però, ci rimase poco, riuscendo a evadere dopo aver forzato la camera di sicurezza per poi far perdere le sue tracce nascondendosi sulle montagne di Orgosolo (Nuoro). Nel 1962 riuscì ancora a fuggire mentre veniva trasferito dal penitenziario di Sassari. Si liberò dalle manette e nel momento in cui il treno su cui viaggiava giunse nei pressi della stazione di Macomer, si lanciò per poi tentare di dileguarsi, ma stavolta venne preso subito. La terza fuga la tentò lo stesso anno. "Grazianeddu" era ricoverato nel carcere di Nuoro, da dove in qualche modo riuscì a scavalcare il davanzale di una finestra per poi calarsi attraverso un grosso tubo dell'acqua, all'interno del quale rimase nascosto per tre giorni prima di sparire.

 

 

Poco tempo dopo ancora un arresto e una nuova evasione. Mesina, infatti, detenuto nel carcere San Sebastiano di Sassari, si calò dal muro di cinta della sua cella e sparì fino al 1968. Nove anni più tardi ancora una fuga. Era rinchiuso nel penitenziario di massima sicurezza di Lecce, quando misteriosamente riuscì a fuggire senza lasciare tracce per un anno. Di nuovo arrestato e imprigionato nel carcere di Porto Azzurro sull'Isola d'Elba, "Grazianeddu" riuscì ancora nell'impresa di darsi alla fuga. Nel 1984, poi, dopo essere stato nuovamente braccato e arrestato, ottenne un permesso di tre giorni per andare a far visita alla madre a Orgosolo. Un'occasione troppo ghiotta per non essere sfruttata. E infatti Mesina ne approfittò per fuggire a Milano e poi a Vigevano, dopo venne fermato dai carabinieri. Dopo molte altre fughe, soprattutto tentate, l'ex primula rossa del banditismo sardo venne arrestato definitivamente nel 1993, rimanendo dietro le sbarre fino al 2004, anno in cui ottenne la grazia. Nel 2013, però, il nuovo arresto per traffico di droga. Condannato a 30 anni, quando le forze dell'ordine, il 2 luglio del 2020, si presentarono a casa sua per condurlo ancora una volta in prigione, Mesina non si fece trovare.