Il decreto

Green pass illimitato, discriminati i guariti Covid. Quando l'infezione "non vale" per la certificazione

Claudia Osmetti

Il monito è uno (ed è pure quello sperato): torniamo alla normalità. Una normalità «nuova», la definisce il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, ma il concetto non cambia. Si allentano le restrizioni. Anzi, in alcuni casi si superano proprio. A piè pari. «I dati sulle vaccinazioni sono molto incoraggianti», dice il premier Mario Draghi, ieri pomeriggio, mentre si sta sedendo al tavolo rotondo del Consiglio dei ministri, il secondo dell'era Mattarella-bis, a Palazzo Chigi: «Vogliamo un'Italia sempre più aperta». Eh sì, la vogliamo eccome. I posti occupati in terapia intensiva, finalmente, si danno con un numero negativo: sono 25 in meno di martedì. Idem quelli dei ricoveri ordinari nei reparti Covid: -323. Crescono, invece, le vaccinazioni: in appena ventiquattr' ore, gli italiani che si son fatti la dose booster passano dal 78,82% al 79,59%. E allora via. Via le limitazioni per chi è in zona rossa e il braccio, in ambulatorio, ce l'ha messo. Via (quasi) la dad. Via l'obbligo di Super Green pass per chi arriva dall'estero e il certificato verde non ce l'ha come il nostro.

 

 

COSA CAMBIA - C'è il nodo scuola che interessa il governo: «È da sempre la nostra priorità», ammette Draghi. «Abbiamo fatto scelte molto forti», gli fa eco il ministro della Salute, Roberto Speranza (Leu), nella conferenza che, in serata, elenca le misure adottate, «è un messaggio significativo, stiamo investendo sulla scuola, stiamo lavorando il più possibile per ridurre al minimo la dad». Partiamo da qui: in classe, adesso, il numero chiave è cinque. Per i bimbi più piccoli, quelli della materna, la didattica a distanza scatterà solo con il quinto positivo e durerà appena cinque giorni: è già qualcosa. Alle elementari, i bambini vaccinati restano sempre a scuola: dopo il primo caso nella classe dovranno indossare per 10 giorni la mascherina Ffp2. Sempre a partire dal quinto caso, la Dad interesserà solo chi non ha la terza dose o chi ha superato la seconda da 120 giorni o chi non se l'è mai buscato 'sto benedetto (si fa per dire) virus.

 

 

Alle medie e alle superiori, collegati su Skype o su Zoom a seguire le lezioni, si metteranno unicamente i non vaccinati: per cinque giorni e dal secondo compagno contagiato. Tutti contenti? Ni, perché i ministri della Lega, al momento di votare le misure sulla scuola, si astengono e non partecipano. Faranno sapere, in seguito, che non sono d'accordo con le norme appena passate al vaglio dei colleghi perché «discriminano i bambini non vaccinati». «L'81% degli alunni è in presenza, così come il 92% dei docenti», ricorda Bianchi, «la Dad non è il male assoluto, in piena emergenza è stata importante. Però abbiamo deciso di privilegiare le attività in presenza e di dare un segno, che è quello della vaccinazione».

Qualche ora prima dell'esecutivo si riunisce anche il Comitato tecnico scientifico che dà il via libera al certificato verde perenne, ossia al Green pass illimitato (senza scadenza) per tutti quei cittadini che di punturine salva-pelle se ne sono fatti tre, oppure per chi, dopo due sole dosi, è stato infettato e ha passato, quindi, il decorso della malattia. Ma attenzione, l'infezione da Covid "equivale" a una dose booster solo se presa dopo le prime due dosi di vaccino e non prima. 

 

 

Da martedì scorso la validità del certificato verde è scesa da nove a sei mesi, è una questione di opportunità. E pure di buonsenso: se il governo non avesse intrapreso la strada del rinnovo "infinito", le persone che la dose booster l'han scelta fin da subito sarebbero rimaste ferme al palo. L'unico (possibile) ripensamento sarà qualora l'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, o l'Ema, il suo omologo europeo, dovessero optare per un'eventuale quarta dose che, però, al momento non sembra tra i piani.

GLI STRANIERI - La vera novità riguarda la zona rossa che, d'accordo, rimane e tutto sommato va persino bene (il Covid si sta endemizzando, ma questo non vuol dire che l'emergenza sia finita), tuttavia al suo interno, le restrizioni - dallo stop ai ristoranti a quello dei musei- riguarderanno appena chi il vaccino non se l'è mai fatto inoculare. Tutti gli altri continueranno a vivere come prima, andando al bar per un caffè e a fare compere nei negozi. Gli stranieri, infine, che verranno a visitare il nostro Paese e che non avranno in tasca il Super Green pass, potranno comunque accedere alle strutture ricettive e alle attività del terzo settore che, al momento, invece, richiedono il documento rafforzato: basterà loro presentare un certificato base o, alla peggio, ripiegare sul tampone.